L'assessore alla Sanità Tomassoni e la presidente Marini

di Daniele Bovi

Approvato in poche ore alla fine di febbraio, è sul riparto del Fondo sanitario 2012 che si consuma la rottura tra Governo Monti e Regioni. Martedì mattina infatti, a Roma, era convocata la Conferenza Stato-Regioni nel corso della quale l’esecutivo avrebbe dovuto dare l’ok definitivo al riparto 2012 che assegna all’Umbria circa 1,6 miliardi (+ 1,76% rispetto al 2011). L’ennesimo rinvio chiesto dal ministero dell’Economia, che sostiene di non aver ancora portato a termine l’istruttoria tecnica interna, ha scatenato la furia degli enti locali che hanno abbandonato il tavolo romano.

Il sospetto Il sospetto dei presidenti è però quello che dietro al paravento dell’istruttoria si celi un’ulteriore colpo di mannaia al Fondo. Nel mirino, stando ai rumors, ci sarebbe quel miliardo e mezzo di euro dei cosiddetti «obiettivi di piano». Per la precisione 1,48 miliardi che attengono ad esempio all’assistenza extra-ospedaliera, al volontariato, alle cure palliative, alla prevenzione e così via. Una sforbiciata che, secondo i calcoli presentati nel corso dell’ultima riunione della giunta regionale, potrebbe costare all’Umbria qualcosa come altri 24 milioni di euro in meno.

La sensazione La sensazione dei presidenti è poi quella che il Governo sul capitolo della spending review e degli obiettivi di piano tiri dritto per la sua strada tenendo in scarsa considerazione gli enti locali: «Questo nuovo rinvio dell’esame del Fondo sanitario 2012 da parte del Governo – commenta il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani – è incomprensibile e grave, occorre una maggiore volontà di leale collaborazione. I pagamenti alle imprese sono da velocizzare, non da rallentare». Il Governo, tramite il ministro per gli Affari regionali Piro Gnudi, rassicura e tenta di rimettere insieme i cocci di una partita delicatissima: «Sono consapevole – dice – della delicatezza dell’argomento e della rilevanza delle risorse in discussione. Sarà mio massimo impegno riannodare il filo del dialogo».

La bocciatura Da parte delle Regioni poi arriva la netta bocciatura della spending review e del supercommissario Enrico Bondi. In un documento di 15 pagine depositato martedì i rilievi sul tema sono numerosi e partono dalla constatazione che quello del Governo si configura come un approccio «marcatamente unilaterale». Poi si contesta la figura di Bondi, «un nuovo organo monocratico di incerta natura giuridica», e il comitato interministeriale che non prevede il coinvolgimento degli enti locali. Al supercommissario poi «sono affidate vere e proprie funzioni decisorie che incidono sull’autonomia di bilancio delle amministrazioni». Amministrazioni che, si ricorda nel documento, stanno già scontando i sacrifici imposti dalle manovre finanziarie della scorsa estate.

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