di Daniele Bovi
Il numero della paura è il 24. Ventiquattro come i milioni di ulteriori tagli che potrebbero essere caricati sulle spalle dell’Umbria nel 2012 e da aggiungere ai 121 tra il 2013 e il 2014. Numeri illustrati mercoledì nel corso di una riunione fiume della giunta regionale andata avanti dalle nove di mattina alle quattro del pomeriggio. Una seduta prettamente politica dove si è discusso della riforma della sanità regionale con l’incognita di quei 24 milioni aggiuntivi frutto della cosiddetta spending review e non solo avviata dal Governo. Nel mirino infatti, al di là del comparto che riguarda l’acquisto di beni e servizi (dai quali il Governo punterebbe a reperire 1,5 miliardi), c’è anche il capitolo dei cosiddetti «obiettivi di piano», ovvero 1,48 miliardi che attengono ad esempio all’assistenza extra-ospedaliera, al volontariato, alle cure palliative, alla prevenzione e così via.
I soldi nel mirino Una parte di queste risorse sono quindi sotto osservazione tanto da scatenare la reazione delle Regioni che, dopo anche lo stop del Ministero sul riparto del Fondo da 108 miliardi, hanno chiesto e ottenuto un incontro con il premier Mario Monti fissato per il 22 maggio. Sulle cifre circolate in questi giorni mercoledì è arrivata però la secca smentita da parte del ministro della Sanità Renato Balduzzi che le ha bollate come di «frutto di fantasia: in questo momento – ha detto intervenendo al Forum della PA di Roma – non abbiamo la possibilità di dare un’indicazione precisa sui tagli». Con questa incognita, alla quale va aggiunto lo stallo sul nuovo Patto per la Salute, nel corso della seduta di giunta di mercoledì l’esecutivo Marini ha comunque tracciato la sua road map per il riassetto della sanità regionale: il 28 maggio l’approvazione, poi ampia fase di partecipazione con il Tavolo dell’Alleanza per lo sviluppo, con i sindaci e con tutti i soggetti interessati. Il tutto con il 10 giugno come termine ultimo.
IL PD DI SPOLETO E FOLIGNO: INACCETTABILI DUE SOLE ASL
Marini: no alle derive localistiche Su una cosa la presidente Catiuscia Marini, alle prese con le spinte e le controspinte dei territori in fibrillazione in vista della riorganizzazione, pare non transigere: alla fase di partecipazione «non seguirà – dice – alcuna deriva di tipo localistico che nulla ha a che fare con la necessità di razionalizzazione e messa in efficienza del sistema sanitario». Con questo quadro che impone razionalizzazioni e tagli, la discussione in giunta ha poi toccato i diversi punti della riforma. Primo, la Centrale unica degli acquisti, il riassetto della logistica dei magazzini farmaceutici ed economali e la gestione su base regionale del sistema assicurativo. Secondo, l’accorpamento dei punti di erogazione delle prestazioni non decentrabili, ad esempio vaccinazioni, consultori, medicine legali e così via. E poi ancora le Case della salute per puntare alla deospedalizzazione e tutta l’offerta delle cure intermedie con l’ampliamento dei posti letto nelle residenze sanitarie assistenziali.
Punti nascita e non solo Un tema caldissimo è poi quello dei punti nascita: due almeno (Narni e Assisi?) quelli che dovrebbero saltare tenendo però conto della logistica e delle zone meno accessibili del territorio umbro. Oltre alla centrale unica del 118, che entrerà in funzione nella seconda metà dell’anno, la riforma punta alla riorganizzazione delle chirurgie, sia quelle di alta specialità che generiche: ben 64, secondo i numeri squadernati nella riunione (18 generali e 46 specialistiche), quelle funzionanti in Umbria. Tante, troppe. E così l’offerta sarà differenziata e aumentata nelle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni grazie anche alla creazione di pool «itineranti» di professionisti. Grazie alla futura Convenzione con l’Università poi i dipartimenti, che saranno interaziendali, saranno ridotti del 50%.
Liste d’attesa Ultimo capitolo affrontato, quello delle liste d’attesa: per quanto riguarda i primi tre livelli l’Umbria rispetta già i limiti imposti dalla legge (10, 30 e 60 giorni a seconda delle priorità), mentre per quanto attiene alle prestazioni programmate la giunta ha affidato a Emilio Duca, direttore dell’area Sanità, il compito di stilare un progetto per portarle entro i 180 giorni previsti dal Ministero. Insomma, dal progetto originario del «2+2», che prevede due sole Asl e due aziende ospedaliere, non si torna indietro nonostante i mal di pancia dei territori. «Alla gente – si ragiona in Assessorato – interessa poco dove siano le sedi legali delle Asl. Più che altro interessano servizi più adeguati e più vicini».

