di D.B.
Parte in salita il confronto tra palazzo Donini e i sindacati sulla riforma della sanità. Se da una parte, infatti, la presidente Marini sabato mattina a Marsciano ha annunciato che «entro marzo» l’esecutivo adotterà il disegno di legge, dall’altra arriva la secchiata d’acqua gelida lanciata dalla Cgil sulle prime delibere. Dopo il vertice di venerdì tra i sindacati e il direttore generale dell’assessorato Emilio Duca (Franco Tomassoni era assente a causa di un lieve incidente) i cigiellini, segretario Mario Bravi in testa, esprimono «netta contrarietà» innanzitutto sul «metodo utilizzato» protestando contro la mancanza di un «confronto preventivo» e definendo «unilaterali» gli atti di palazzo Donini. Tanto da chiedere il blocco immediato delle delibere e l’apertura di un «percorso condiviso e partecipato».
Azioni sporadiche Nel corso dell’incontro di venerdì il sindacato ha esaminato le decisioni che riguardano la centrale unica del 118, il riordino dei dipartimenti della prevenzione e l’aumento dei ticket per le visite intramoenia. Scelte che la Cgil non condivide neanche nel merito. «Siamo infatti contrari – scrivono – ad azioni sporadiche di rivisitazione del servizio sanitario regionale che, peraltro, riteniamo in gran parte sbagliate. Attendiamo ancora che l’assessore presenti una proposta organica di riforma, con i relativi risparmi in modo da mettere il sistema in sicurezza e garantirgli sostenibilità».
Le bocciature Prima di tutto la Cgil spiega che se una centrale unica si può fare, quello che non va bene è il non affrontare tutte le altre tematiche che interessano i lavoratori del 118: trasporto in emergenza, precarietà, disomogeneità di trattamento e di qualità. Insomma, «serve una rivisitazione complessiva del sistema». Bocciato anche l’aumento del ticket definito «ingiustificabile» ed «esagerato nella misura» visto che «lo si vuole applicare sul costo complessivo della prestazione e non su una parte di esso come hanno fatto altre regioni». Scetticismo c’è poi sul fatto che l’aumento possa apportare risorse significative: secondo la Cgil infatti le prestazioni arriverebbero a «costi fuori mercato». Parole altrettanto dure vengono riservate alla riorganizzazione dei dipartimenti di prevenzione che «di fatto produce una disintegrazione dei servizi in ambiti fondamentali per la salute dei cittadini» e «carente sul piano della legittimità». Uno scenario che, secondo la Cgil, «ci riporterebbe indietro di anni».
Marini: riforma che piacerà ai cittadini Indirettamente, o forse direttamente, sabato mattina la presidente Marini, inaugurando la nuova Casa della salute di Marsciano, risponde parlando di una riforma «che sono certa incontrerà il favore della collettività. Questo in quanto le resistenze sono più nel sistema istituzionale che tra i cittadini stessi, ai quali ciò che interessa è una sanità di qualità». «Non è sufficiente – ha proseguito – mantenere l’equilibrio finanziario del sistema sanitario, pur necessario, se ciò significa rinunciare all’innovazione per coprire adeguatamente la nuova domanda di salute da parte dei cittadini. Ciò però comporta uno sforzo nel riformare il sistema e l’organizzazione della nostra “tecnostruttura”, oggi troppo costosa». A tutti è però richiesto «un ripensamento del proprio ruolo e della propria funzione, dai sanitari di medicina generale ai professionisti che operano nel territorio».

