Donatella Porzi in un'aula semivuota (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Imolo Fiaschini e Maurizio Valorosi ai vertici delle due Usl. Secondo fonti ben informate è su questa richiesta della corrente bocciana del Partito democratico (per la quale è poi oltremodo indigesta la nomina di Orlandi a direttore regionale dell’area sanità) che martedì si sarebbe consumata la rottura sulle nomine che riguardano i vertici della sanità regionale, firmate dalla presidente Catiuscia Marini dopo una giornata di passione per l’esecutivo, che ha vissuto le 30 ore più difficili di questo avvio di legislatura. Una tensione intorno alle nomine che è montata per settimane intere, anche all’insegna di una rappresentazione del dibattito secondo la quale erano l’un contro l’altro armati il «cambiamento», incarnato dall’assessore alla sanità Luca Barberini e dall’ala bocciana, contro la «conservazione» personificata dalla presidente; uno stillicidio che ha raggiunto il culmine nelle scorse ore al termine delle quali, commenta qualcuno, «nessuno ne esce bene, ma qualcuno peggio di altri».

LE NOMINE E IL RACCONTO DELLA GIORNATA

Mediazione Per tutta la giornata di martedì è stata tentata una mediazione tra le anime del partito, ma di fronte alla proposta Fiaschini-Valorosi la presidente ha detto no: il primo passa e va alla Usl 2, il secondo no perché alla Usl 1 c’è Andrea Casciari, manager di stretta fiducia della presidente come Walter Orlandi ed Emilio Duca. Il nome nuovo delle ultime ore è quello di Maurizio Dal Maso, attualmente commissario dell’Asl di Massa Carrara e anche lui tra i 108 candidati che hanno presentato il curriculum: una tela tessuta dietro le quinte negli ultimissimi giorni mentre martedì, incassata la nomina, sono arrivati auguri e complimenti dell’assessore toscano alla sanità Saccardi. Da parte di palazzo Donini però al di là del merito viene contestato il metodo: la scelta dei vertici, questo il ragionamento fatto a porte chiuse, è una prerogativa della presidente, che ascolta e poi decide, e non una trattativa tra parti politiche. Una parte, quella bocciana, che contesta anche la nomina di Orlandi. Eloquente al proposito il tweet delle scorse ore di Barberini, che posta la foto del suo cane scrivendo «Questo è Nelson, l’unico cane da guardia che ho. Non sento il bisogno di averne altri».

VIDEO: L’ASSESSORE SULLE DIMISSIONI

Conseguenze Ora fatte le nomine (per il vertice della Centrale unica degli acquisti se ne riparlerà nelle prossime settimane), c’è da capire quali sono le intenzioni dell’ala bocciana del partito, riunita in serata dopo lo strappo: Luca Barberini, dopo il giallo consumatosi martedì mattina, la dura nota firmata da tutta la corrente del partito e la non partecipazione alla seduta di giunta, ha intenzione di dimettersi? E se sì, a quel punto, quali sono le conseguenze per giunta e maggioranza? La risposta è arrivata nella mattinata di mercoledì, con le dimissioni che sono state ufficializzate. In questo quadro c’è chi sottolinea come Bocci sia un sottosegretario del governo Renzi (nella serata di martedì è stato contattato anche il vicesegretario Lorenzo Guerini), cercando di allontanare così l’ipotesi di uno strappo definitivo del quale non potrebbero non interessarsi i vertici nazionali del partito.

I CURRICULUM DEI 4 NOMINATI

Salta il consiglio Di fronte a uno scenario del genere, il centrodestra e il resto dell’opposizione ha gioco facile. Martedì, dopo un’ora e mezzo di question time in un clima surreale, è anche saltata la seduta del consiglio regionale per mancanza del numero legale: in aula infatti erano presenti solo gli otto consiglieri dei gruppi di opposizione. Centrodestra e liste civiche avevano chiesto di discutere subito la mozione sui criteri per la nomina dei direttori delle Aziende sanitarie regionali, e a quel punto gli assessori presenti e un pezzo di maggioranza hanno abbandonato l’aula. Fine della giornata dopo che il consiglio, visto il caos, era stato posticipato dalle 10 alle 15. «Le nomine – ha detto Claudio Ricci – devono essere fatte secondo le indicazioni di questa assemblea, che ha il diritto di discutere di un argomento così importante. Prima delle nomine bisogna dire a quale sanità ci si riferisce». «Questo è un circo – ha detto meno diplomaticamente Emanuele Fiorini della Lega – ci siamo rotti le palle».

VIDEO: LA RICOSTRUZIONE DELLA GIORNATA, PARLANO I PROTAGONISTI

Opposizioni attaccano Andrea Liberati, capogruppo M5S, ha chiesto «rispetto per l’Aula, e le sedie vuote della giunta non dimostrano rispetto». «È uno spettacolo indecente – ha rincarato la dose il forzista Raffaele Nevi – e questo è un Consiglio surreale, ridotto a terra di nessuno. Ci fa ribrezzo la metodologia con cui si sta trattando questa aula, con gli assessori che sono fuggiti tutti insieme». Non siede in consiglio ma è altrettanto duro il giudizio di Enrico Flamini, segretario regionale del Prc: «Sulle nomine – dice – si sta consumando una sorta di resa di conti interna al Pd umbro. Come se il sistema sanitario regionale fosse ad uso e consumo di un partito. L’elemento più grave della vicenda è però che, attraverso questo tipo di polemiche, si tenta di nascondere l’immobilismo della Presidente e del PD umbro nei confronti dei tagli alla sanità targati Renzi, fatto sul quale evidentemente sono tutti d’accordo». Flamini parla di un percorso verso la privatizzazione della sanità «che è già iniziato e per l’Umbria, al di là di trionfalismi dell’ultima ora sulle risorse assegnate, si tratta di un ulteriore disastro, visto il forte depotenziamento dei livelli di assistenza causato dai tagli e dall’assenza di ogni programmazione regionale nella ripartizione delle risorse e nell’organizzazione dei servizi».

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Sanità, dietro la rottura il braccio di ferro sulla Usl1. Salta il consiglio regionale, opposizioni all’attacco”

  1. C’era un ottimo personaggio del PD da prendere in considerazione: ALVARO MIRABASSI, poteva riuscire dove ha fallito con IKEA

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