di Daniele Bovi
Subito o nel 2014? E sarà ancora l’Umbria il punto di riferimento nazionale? È con queste due domande, alle quali non è stata data una risposta definitiva, che mercoledì si è chiusa la Conferenza straordinaria delle Regioni tutta centrata intorno ai temi della sanità. A tenere banco innanzitutto sono stati i costi standard, con le due domande in apertura alle quali i presidenti hanno promesso di dare una risposta al massimo entro sette giorni. Nel corso della seduta di mercoledì nessuno si è detto contrario all’introduzione dei costi standard (altrimenti lo farà il governo), ma le divergenze ci sono sul quando farli scattare (se già nel 2013 o a partire dal 2014) e su quali dovranno essere le tre Regioni a fare da punto di riferimento virtuoso per stabilire quanto costa una siringa o una prestazione.
Lo scontro In pressing per una introduzione già nel 2013 ci sono le Regioni del nord, in particolare Veneto e Piemonte convinte che i risparmi per il Sistema sanitario nazionale possano aggirarsi intorno ai 30 miliardi di euro. Al sud Abruzzo, Campania e Molise sono favorevoli all’introduzione dei costi standard ma non dal 2013 e il perché lo spiega Elena Gentile, assessore alla Sanità della giunta pugliese: «Sono giusti e opportuni – osserva – ma come si fa a introdurli nel 2013 visto che i dieci dodicesimi dei bilanci sono già investiti? Come si fa a introdurli su soldi già spesi?». L’assessore ritiene che la questione si di natura politica così com’è politica anche la scelta delle Regioni benchmark.
Umbria benchmark A fine luglio la giunta regionale umbra convocò una conferenza stampa apposita in cui si annunciò, con una certa soddisfazione, che il Ministero aveva scelto l’Umbria come punto di riferimento: la prima classificata seguita da Marche, Emilia, Lombardia e Veneto. A contare sono però solo le prime tre posizioni. L’Umbria ha ottenuto il punteggio più alto (10) di quello che il ministero della Salute ha chiamato «Indicatore finale di qualità ed efficienza», sintesi di 19 parametri basati sui dati del 2011 e che riguardano i livelli essenziali di assistenza, la degenza media pre-operatoria, la percentuale di femori rotti operati entro due giorni, quella di ultra 65enni con durata di ricoveri oltre soglia, il costo medio dei ricoveri per acuti, la spesa farmaceutica pro-capite e così via. Insomma, un mix tra qualità dell’assistenza e quella della spesa.
Umbria prima Una classifica andata di traverso al presidente della Lombardia Roberto Formigoni, a quello del Piemonte Roberto Cota e a quello del Veneto Luca Zaia che il giorno dopo hanno attaccato a testa bassa, sostenendo ci fossero errori di calcolo ed adombrando «bieche operazioni politiche». Per sciogliere il nodo, anche se è difficile che la prima posizione dell’Umbria venga messa in discussione, è probabile che nei prossimi giorni i governatori incontrino il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Altro nodo sul tavolo sarà quello del Fondo sanitario nazionale e del suo riparto: l’ipotesi per quest’anno dovrebbe aggirarsi intorno ai 109 miliardi, compresi i due promessi dal governo per coprire la mancata reintroduzione dei ticket. La battaglia riguarderà i criteri di riparto, con alcuni presidenti che puntano sul concetto di deprivazione (ovvero le condizioni socio-economiche di un territorio) e sulle condizioni ambientali, che influiscono sulla qualità della vita e quindi sulla salute. All’Umbria, nel 2012, sono andati un miliardo e 622 milioni di euro. Tra una settimana le decisioni.
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