di Daniele Bovi
Twitter @Daniele Bovi
E’ scontro tra presidenti dopo la scelta fatta dal ministero della Salute di individuare tre Regioni «benchmark», ovvero quelle che dovranno fare da punto di riferimento virtuoso per la prossima definizione dei costi standard della sanità. Uno scontro duro tanto che la conferenza Stato-Regioni di venerdì, che avrebbe dovuto solo ratificare la scelta della terna, ha rimandato l’analisi del dossier a settembre chiedendo, come recita una nota, «approfondimenti tecnici».
La classifica Nei giorni scorsi è stato reso noto il documento del Ministero che piazza l’Umbria in cima alla classifica seguita da Marche, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Una classifica redatta analizzando 19 parametri basati sui dati del 2011 e che riguardano i livelli essenziali di assistenza, la degenza media pre-operatoria, la percentuale di femori rotti operati entro due giorni, quella di ultra 65enni con durata di ricoveri oltre soglia, il costo medio dei ricoveri per acuti, la spesa farmaceutica pro-capite e così via. Insomma, un mix tra qualità dell’assistenza e quella della spesa.
Leghisti scatenati Una classifica andata di traverso al presidente della Lombardia Roberto Formigoni, a quello del Piemonte Roberto Cota e a quello del Veneto Luca Zaia. Secondo Maroni infatti nell’individuazione della terna hanno prevalso motivi politici: «Escludono – ha detto riferendosi alla Lombardia – quella che non ha mai sforato e che non ha mai avuto alcun piano di rientro. Qualcuno al governo non sa fare i conti, a settembre chiederò che la Lombardia sia la prima». Poi l’attacco diretto alle ‘rivali’: «Umbria, Marche ed Emilia – ha detto – hanno avuto dei piani di rientro, noi mai. Siamo noi la regione benchmark per eccellenza. Dobbiamo prendere ad esempio le Regioni virtuose ma questo il governo non l’ha fatto. Il decreto è stato emanato dopo valutazioni politiche e non di attenzione ai conti».
Errore di calcolo Cota parla invece di «errore di calcolo»: «Lombardia e Veneto solo quelle più virtuose in assoluto, lo sanno tutti. E’ stato fatto quindi un evidente errore, che peraltro è stato riconosciuto». Durissimo anche l’altro presidente leghista, ovvero quello del Veneto Luca Zaia: «E’ una bieca operazione politica – dice – e aver messo Lombardia e Veneto a quarto e quinto posto puzza lontano un miglio di voglia o di necessità do non chiudere i rubinetti della spesa agli spreconi». E continua: «Questo – scrive – è un modo poco elegante per evitare che i fabbisogni standard vengano studiati qui dove una siringa costa 6 centesimi contro i 25 di altre zone, dove un pasto costa 7-8 euro mentre in altre zone arriva fino a 50-60, dove il letto di un ospedale in un mese viene occupato da ben quattro malati contro uno soltanto in altre regioni, e così via».
Marini: mai avuto piani di rientro Frasi che danno la misura di quanto questa partita sia politicamente ed economicamente importante: da una parte infatti i presidenti possono presentare questi risultati alle loro opinioni pubbliche; dall’altra la graduatoria delle realtà ‘virtuose’ servirà come base alla pianificazione per lo stanziamento dei fondi. A Maroni rispondono subito la presidente dell’Umbria Marini e gli altri colleghi tirati in ballo che in coro spiegano: «Noi non siamo mai stati sottoposti a piani di rientro». «Sorprendono – scrive Marini in una nota – le dichiarazioni del presidente Maroni. La mia Regione, infatti, non ha mai avuto piani di rientro, poiché ha sempre registrato bilanci in sanità in equilibrio. L’Umbria è assolutamente serena e mi sembrano sorprendenti le riflessioni di Maroni. Non siamo infatti in presenza di una classifica da campionato di calcio bensì si tratta del risultato di una attenta ed approfondita valutazione».
