Il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo

di Daniele Bovi

La riforma della sanità si intreccia con il dossier Province. Il riequilibrio tra i territori dell’Umbria infatti, che ha lo scopo di «salvare» la Provincia di Terni, deve avere un punto di partenza preciso: i confini delle due Province devono corrispondere a quelli delle due sole asl che la riforma della sanità della giunta Marini lascia in piedi. Questa la proposta di Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni e presidente del Cal (il Consiglio delle autonomie locali), fatta e accolta nel corso della riunione di mercoledì pomeriggio che aveva al centro proprio il tema del riordino. Secondo la proposta Di Girolamo quindi, la formula per centrare gli obiettivi fissati dal decreto legge del governo sulla cosiddetta spending review (una Provincia deve avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su non meno di 3.500 chilometri quadrati), prevede una Provincia di Perugia risultato della fusione della Asl1 con la 2 (quindi l’Alto Tevere con il Perugino) e quella di Terni della Asl3 con la 4 (il Folignate e lo Spoletino con l’Orvietano e il Ternano). «Per non andare alla cieca – dice a Umbria24 Di Girolamo – questo deve essere un po’ il punto di vista e la prospettiva sulla quale riflettere».

Summit il 17 Ora un gruppo di lavoro allargato anche alla Regione, all’Anci e all’Upi lavorerà ad un documento organico da stilare entro la metà di settembre. Per il 17 infatti, secondo quanto emerso dalla riunione di mercoledì, è stato convocato un incontro con tutti gli amministratori della regione proprio per discutere la proposta. «L’allargamento del gruppo di lavoro – prosegue Di Girolamo – serve per ampliare la platea e la discussione politico-istituzionale andando oltre i 43 membri che fanno parte del Cal». Sempre che la soluzione del rebus alla fine sia questa, la parola passerà poi ai Comuni interessati e poi ancora al Consiglio regionale e a palazzo Donini. Di fronte il mondo politico e istituzionale umbro ha poco più di 45 giorni per raccogliere consensi e sopire i malumori: il fascicolo con la proposta definitiva va infatti inviato al governo entro metà ottobre. Quel governo che poi, entro la fine dell’anno secondo gli auspici del ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi, con legge statale darà il suo ok alle varie proposte che arrivano dai territori. Dall’assemblea del Cal inoltre è partita la richiesta di un incontro con tutti i parlamentari umbri da tenersi a breve, forse la prossima settimana.

Ragioni economiche La proposta di Di Girolamo corrisponde, in sostanza, a quella avanzata dal Pd di Terni che in un documento approvato pochi giorni fa vede nella fusione con Foligno, Spoleto e Valle Umbra la via maestra per salvare la Provincia di Terni. «Oltre a coincidere con ragioni storiche del passato – è scritto nel documento approvato – coincide con ragioni più strettamente economiche dell’oggi. Se è vero che il rilancio della regione passa per il rilancio della produzione di qualità, della manifattura siderurgica, chimica e meccanica innovativa, della meccatronica all’aerospaziale fino ai materiali innovativi, delle infrastrutture viarie e ferroviarie nonché da una comune e importante vocazione turistica, per lo sviluppo eco-compatibile, per la green economy, è tanto vero che tutte queste direttrici passano per Orvieto, Terni e la Valle Umbra che già oggi si accreditano ad essere uno snodo centrale per l’intero territorio regionale». Un documento che è stato anche al centro del dibattito della segreteria regionale del Pd di lunedì pomeriggio. Una segreteria dove le posizioni «abolizioniste» sono nettamente minoritarie e dalla quale all’esterno si vuol comunicare questo concetto: «Agli umbri dobbiamo far capire che non siamo impegnati in una battaglia di retroguardia o di arroccamento, ma che vogliamo impostare una fase costituente».

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One reply on “Riordino Province, al Cal la proposta Di Girolamo: «Foligno e Spoleto da Perugia a Terni»”

  1. Il solito mercatino….
    Mi vergogno di essere umbro (per fortuna almeno non sono ternano come Di Girolamo): non me ne vogliano i conterranei, ma in Umbria non dovrebbe esistere nemmeno una provincia: siamo 800.000 gatti, meno di un quartiere di Roma o Milano. La Regione basta e avanza.

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