di Daniele Bovi
Questa mattina si è tenuta la seduta del consiglio regionale dell’Umbria dedicata al riordino delle Province. Riordino che viene discusso nel giorno in cui il Corriere della Sera spiega come il decreto del ministro Patroni Griffi, che sarà discusso con tutta probabilità nel primo consiglio dei ministri di novembre, è pronto: niente deroghe, neanche per Terni, dialogo coi governi locali per «spalmare» sui territori gli organi decentrati dello Stato come le questure e commissari (con tutta probabilità i presidenti uscenti) a partire da giugno 2013. I consiglieri sono stati chiamati a votare il documento del Consiglio delle autonomie locali dell’Umbria. Documento in cui il Cal chiede di attivare il meccanismo dell’articolo 133 della Costituzione che affida all’iniziativa di comuni e regioni il compito di ridisegnare le circoscrizioni provinciali. Nella prima versione del deliberato invece, si puntava allo spostamento di 22 comuni per «salvare» la Provincia di Terni. Nel corso del pomeriggio il servizio completo.
Ore 15.10 Alla fine al voto arrivano due distinte mozioni e passa quella del centrosinsitra: 25 presenti, 16 sì, 5 no e 4 astenuti. Per quella del Pdl 28 presenti, 7 sì, 20 no e un astenuto. L’Idv ha votato contro le due risoluzioni, così come Sandra Monacelli (Udc) e Franco Zaffini (Fare Italia). Contro la mozione approvata ha votato anche il leghista Gianluca Cirignoni, che si è astenuto su quella del Pdl.
Ore 14.41 Dopo alcune dichiarazioni di voto, le due risoluzioni di maggioranza e opposizione si potrebbero avvicinare e perciò sono stati chiesti dal Pdl 10 minuti di sospensione per capire se c’è la possibilità di votare il documento del centrosinistra.
Ore 14.13 L’ultimo intervento prima del voto sulle due risoluzioni è quello del segretario pd Lamberto Bottini: «Noi di certo sosterremo il documento del Cal. Il governo tecnico si è imbarcato in un percorso molto difficile. Si è passati da un’ipotesi di superamento totale a un ente di secondo livello non più elettivo per poi, alla fine, definire dei parametri ben precisi. Di fronte alla prospettiva di un’Umbria monoprovinciale noi diciamo che non è il migliore dei mondi possibili. Le due province sono la condizione minima sulla quale impegnarsi a ragionare. Un’Umbria fragile non potrebbe reggere il confronto con altre regioni in un momento convulso come questo. Per tutti questi motivi sosterremo questo percorso rispettando quanto sancito dalla Costituzione. Le decisioni di Comuni e Regioni sono sovrane: importanti e irrinunciabili saranno i pronunciamenti delle singole realtà locali».
Ore 14.00 Nel dibattito interviene anche Cirignoni, Lega, che dà il suo sì al documento: «Noi siamo coerenti e vogliamo contrastare gli atti del governo anche qui. Il federalismo avrebbe consentito risparmi ma ora con questa falsa spending review si danneggia la democrazia e la rappresentatività delle istituzioni. Ora l’antipolitica si sta mangiando la politica e si va verso un nuovo centralismo dello Stato che favorirà le lobby rappresentate dal governo Monti. Le province per la Lega Nord sono importanti ed è con due province che questa regione dovrà affrontare il futuro. Una sola provincia rappresenterebbe un fatto assurdo. E poi con l’abolizione si risparmierebbe davvero poco».
Ore 13.53 Il capogruppo del Pdl Raffaele Nevi prende la parola e presenta la proposta di risoluzione del suo partito: «Da tempo abbiamo scelto un’opposizione costruttiva. Ora io credo che stiamo andando verso un percorso di tradizione e buon senso senza mortificare i territori. L’Umbria ha i parametri per mantenere due province, non è la Basilicata o il Molise ma vogliamo un richiamo chiaro all’articolo 133 della Costituzione che potrebbe portare a termine un’operazione molto buona e molto sana. Noi diciamo solo attenzione al percorso che disegna la Costituzione». Prende la parola il segretario pd Bottini per l’ultimo intervento.
Ore 13.46 Distinguo nel gruppo del Pd con Barberini che annuncia, “con amarezza e sofferenza”, che uscirà dall’aula e non voterà il documento del Cal.
Ore 13.31 In aula arriva anche la risoluzione del centrosinistra in cui si richiede al governo «di prevedere», all’interno dell’ormai noto articolo 17 del decreto convertito in legge, «la permanenza di due province nella Regione Umbria, riordinate in modo tale che le circoscrizioni territoriali corrispondano agli ambiti individuati nella tabella che si allega alla presente risoluzione». In pratica, rispetto a quella del Pdl, manca il riferimento diretto all’articolo 133 della Costituzione. Articolo che però, come fa notare un consigliere, indipendentemente dal riferimento diretto nella risoluzione, rimane comunque a disposizione di chi lo vorrà attivare.
Ore 13.17 Oltre l’Idv e Fare Italia si smarca anche l’Udc con il capogruppo Sandra Monacelli: «Siamo qui a parlare di una mission impossible, quella di salvare la provincia di Terni. Oggi l’errore più grande che potremmo fare è dire che c’è bisogno di una riforma complessiva dell’amministrazione ma non nel nostro giardino. E non ha troppo senso criticare l’operato del governo perché si tratta di una legge, fatta da un governo che è arrivato proprio per soppiantare le manchevolezze della politica. Noi siamo alle prese con un mutamento epocale e non possiamo governare con la testa rivolta all’indietro, occorre andare verso un processo di semplificazione vero».
Ore 13.06 Voto negativo anche da parte di Franco Zaffini, Fare Italia: «Io invece ritengo che il percorso del Governo sia molto chiaro. L’argomento della monoprovincia è pura retorica politica, le competenze possono essere diverse e quindi i territori perfettamente sovrapponibili. Anche chi si strappa i capelli dicendo che bisogna dare rappresentanza ai territori è politicamente inconsistente. Le province in questa regione non sono risorse e non capisco questo abbarbicarsi in difesa delle province. Con una sola provincia ci può essere policentrismo vero, con due ce ne sarà sempre una di serie A e una di B. Con una sola si possono distribuire le competenze. Le province vanno abolite tutte».
Ore 12.43 Intanto circolano in aula copie della proposta di risoluzione che hanno presentato i consiglieri del Pdl. Dopo aver ricordato in alcune pagine i problemi che la monoprovincia porrebbe all’Umbria nella parte finale si esprime al governo «la propria condivisione al riordino delle Province della Regione Umbria, prevedendo la permanenza di due province i cui ambiti di riferimento sono individuati nella tabella che si allega alla presente risoluzione, ferma, in ogni caso, la partecipazione al procedimento di riordino di tutti i comuni rappresentativi delle popolazioni interessate dal mutamento della Provincia di appartenenza; partecipazione che si realizza con l’adesione al riordino da parte della maggioranza dei comuni dell’area interessata che rappresentino, comunque, la maggioranza della popolazione complessiva dell’area stessa, nei termini previsti per la presentazione da parte del governo alle camere della proposta di riordino delle province». Nella tabella allegata c’è l’elenco dei comuni che formeranno, negli intendimenti, le due province. Elenco che ricalca quello che deriva dalla fusione dell’Asl1 con quella 2 e della 3 con la 4. Intanto anche il Psi, tramite il capogruppo Massimo Buconi, dichiara il suo sì al documento del Cal.
Ore 12.35 L’Idv si smarca e, con Oliviero Dottorini, spiega che non voterà il documento del Cal : «Toni grotteschi nella discussione e progetti a volte temerari. L’Idv terrà un comportamento coerente con quello che migliaia di persone stanno facendo ai nostri banchetti, firmando per l’abolizione delle province. Il governo Monti è intervenuto in modo confuso e irrazionale ma questo non giustifica alcune alchimie e soluzioni forzate. Non si possono fare battaglie di retroguardia che non gioverebbero neanche ai territori che si vorrebbero tutelare. Il risiko poi è incomprensibile, così come è incomprensibile votare a Roma senza battere ciglio e poi qui a Perugia dire che occorre salvare le province. Lo stato centrale non avallerebbe lo spostamento di imperio di alcuni comuni quindi si attiva l’articolo 133 della Costituzione, uno slalom al limite del temerario. Noi vogliamo l’abolizione totale delle province, per questo non possiamo appoggiare questo documento».
Ore 12.23 Pur con qualche riserva, la deliberazione del Cl verrà sostenuta anche da Orfeo Goracci: «Condivido quelli che ha detto la presidente ma vorrei un po’ più di grinta contro queste scelte: c’è un governo che nessuno ha votato sta svuotando i livelli democratici e sta incidendo sulla rappresentanza. In questo consiglio, qualsiasi sia la futura legge elettorale e con il passaggio da 30 a 20 consiglieri, entreranno solo alcuni partiti ma attenzione perché non è scontato che non arrivi il Grillo di turno che, prendendosi il 15%, spazzerà via questi calcoli di provincia. Io voterò la risoluzione di un testo comunque annacquato, tenendo presente il fatto che la partita vera si gioca a Roma. A Pd e Pdl che hanno l’80% della maggioranza parlamentare spetta il compito di decidere».
Ore 12.07 Da parte di Alfredo De Sio, Pdl, arriva il sostegno al documento del Cal: «Quello che abbiamo intrapreso è un percorso di riforme subite più che volute. Un percorso in cui ci sono due livelli che legiferano, come l’Europa e il governo e due che amministrano come regioni e comuni, avrebbe più senso. Il riequilibrio di cui parliamo oggi è il frutto di una corsa contro il tempo. Per anni ne abbiamo parlato senza affrontarlo mai. Le province come le abbiamo conosciute non esistono più, mentre non è stato affrontato il nodo delle competenze. Quello che il Cal ha deliberato è senz’altro in linea con quello che vogliamo ma manca chiarezza sulle procedure e sul percorso. Qualche perplessità io ce l’ho. Questo consiglio dovrà fare una sintesi nobile: ci vogliono due province, il coinvolgimento di tutti i comuni che devono capire che questa è un’opportunità e occorre poi attivarsi affinché il governo approvi la nostra proposta».
Ore 11.51 Prende la parola Damiano Stufara, capogruppo del Prc, che spiega l’appoggio del partito al documento dle Cal e mette in evidenza quelle che chiama le contraddizioni all’interno di altri partiti: «Stiamo affrontando una discussione kafkiana, stiamo discutendo mentre il primo quotidiano nazionale pubblica già la piantina delle nuove province. C’è chi sta facendo piazza pulita delle regole democratiche con un parlamento ostaggio dei voti di fiducia imposti dal governo. Attendiamo il 7 novembre quando la Corte costituzionale si pronuncerà su alcuni ricorsi, ma nel frattempo denunciamo con forza che i poteri pubblici previsti della costituzione vengono svuotati nel silenzio del parlamento e delle maggiori forze politiche. Un governo non investito dalla legittimità popolare sta svuotando il patto costituzionale e comprimendo i diritti civili. Patroni Griffi ha tenuto un comportamento inqualificabile, ma nonostante ciò io credo che il documento del Cal sia da sostenere. In queste settimane abbiamo assistito ad alcuni teatrini politici in alcuni consigli mentre noi, per quanto ci riguarda, abbiamo tenuto sempre un comportamento coerente sostenendo il documento del Cal. Rispetto le discussioni interne ai partiti ma non si possono non evidenziare le contraddizioni».
Ore 11.34 La Marini conclude il suo intervento: «Il tema della riforma delle regioni credo sia da affrontare con serietà e responsabilità ma non è di certo la dimensione ad incidere sul livello della spesa. Le grandi regioni italiane sono diventate dei piccoli Stati. Una finestra va aperta non solo sull’Umbria ma sul ruolo e la funzione di Terni che sta attraversando dinamiche complesse a causa di molti motivi, tra i quali la crisi economica e la presenza di alcune multinazionali. La proposta del Cal può essere la proposta che noi invieremo al governo».
Ore 11.27 «Già si sono espressi 27 comuni, nove sopra i quindicimila abitanti, ovvero Terni, Castello, Perugia, Narni, Foligno, Assisi, Gubbio, Todi e Orvieto. Il documento del Cal prevede due nuovi ambiti territoriali provinciali, con un riassetto che modifica entrambi gli assetti rispetto a quelli attuali. Penso che questo percorso possa essere funzionale rispetto alla gestione delle competenze amministrative». Dopo aver ricordato i problemi posti dalla «monoprovincia» la presidente ha spiegato che «il percorso legislativo che si concluderà con l’adozione del decreto del governo non potrà confliggere con l’autonomia stabilita dall’articolo 133 della costituzione. Quindi ha fatto bene il Cal ad individuare i due nuovi ambiti ma anche a sottolineare che l’autonoma iniziativa del 133 non può essere in alcun modo limitata né dal consiglio regionale né dal parlamento».
Ore 11.15 Il dibattito inizia con le comunicazioni della presidente Catiuscia Marini. «Prima di entrare nel merito della proposta del cal approvata il 3 ottobre, che la giunta ha trasmesso al Consiglio regionale, voglio fare alcune considerazioni. Il decreto disegna un percorso istituzionale che invece di semplificare scaricherà su regioni e comuni il tema finanziario, della produttività e del corretto funzionamento di questo ente. Il decreto provvede solo al semplice accorpamento riducendo il numero complessivo delle province e, con l’elezione indiretta, si lega il destino di quegli enti a quello dei comuni anche per quanto riguarda il capitolo finanziario. È questo il contesto nel quale ci troviamo ad esprimere il ostro parere. È importante in questa sede sostenere la posizione del Cal».

