di Chiara Fabrizi
Il consiglio regionale giovedì ha approvato a maggioranza la legge regionale sulle cosiddette aree idonee ad accogliere impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il testo licenziato dall’assemblea legislativa è frutto di ulteriori emendamenti presentati in aula anche dall’assessore all’ambiente Thomas De Luca, alcuni dei quali intervengono in maniera significativa sull’eolico, a cominciare da quello che indica in 100 metri l’altezza massima dell’impianto al mozzo: in altre parole il pilone che sorregge la turbina non potrà superare i 100 metri, ma l’altezza, considerando le pale sarà ovviamente superiore. Le opposizioni al momento del voto hanno optato per l’astensione in blocco, come già fatto in commissione, contestando, in sintesi, gli emendamenti presentati all’ultimo minuto, quindi con tempistiche che ne hanno impedito l’approfondimento necessario, ma anche la scelta della giunta regionale di presentare un disegno di legge in una fase in cui il governo nazionale non ha ancora tracciato il perimetro definitivo sulla materia, quindi in un quadro ancora segnato da incertezza normativa. Dal canto suo De Luca, nel suo intervento in aula, ha evidenziato che la legge regionale rappresenta «il migliore compromesso possibile».
Tra le novità da segnalare le più rilevanti sembrano riservate all’eolico. Oltre al limite dei 100 metri per l’altezza dell’impianto a mozzo, considerata «una taglia minima per ridurre in maniera significativa la visibilità dai punti di interesse panoramico nell’analisi dell’intervisibilità teorica», il testo della legge sulle aree idonee introduce anche «il criterio della bassa visibilità panoramica dai coni visuali», al fine di tutelare luoghi «la cui immagine è storicizzata ed emblematica dell’Umbria». Infine, sempre per gli impianti eolici, si è stabilito un terzo criterio che ha a che fare con «la disponibilità del vento che deve essere superiore ai 6 m/s, al fine di garantire che la realizzazione dell’impianto corrisponda all’interesse pubblico prevalente di realizzazione di energia rinnovabile».
Nella legge regionale dell’Umbria, tecnicamente denominata “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”, sono state inserite le «aree per cui i Comuni hanno richiesto il riconoscimento dell’idoneità nella fase di consultazione», ma anche una revisione di una modifica già approvata in commissione regionale e relativa alla ovvia non retroattività delle norme approvate il 9 ottobre «per quanto concerne oneri di natura economica e criteri di ammissibilità delle richieste che avrebbero potuto, di fatto, escluderle in via preordinata, violando il legittimo affidamento del proponente».
A Palazzo Cesaroni, poi, è di fatto stato ribadito che la legge umbra è frutto della volontà di privilegiare impianti diffusi, ma di piccole e medie dimensioni. In questo quadro, le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) vengono di fatto considerate «pilastro del sistema», prevedendo come «idonea ogni area a esse destinate» nel tentativo di «favorire l’autoproduzione e contrastare la povertà energetica». Restano aree idonee, poi, «le superfici antropizzate e compromesse, le coperture, le aree edificate, parcheggi, aree dismesse, discariche e infrastrutture esistenti». In tutti questi siti «i tempi autorizzativi saranno ridotti e il parere paesaggistico non sarà vincolante» allo scopo, da dimostrare, di «incentivare la rigenerazione di spazi già antropizzati».
De Luca nel suo intervento ha ricordato che il disegno di legge portato in aula rappresenta anche «un grande esercizio di partecipazione: ci sono stati oltre 100 incontri nei territori, i Comuni sono stati chiamati a esprimere indicazioni, abbiamo ascoltato i comitati territoriali, ci sono stati due incontri all’Anci e la partecipazione è stata rifatta anche in Seconda commissione, mentre prima della preadozione del testo abbiamo incontrato le associazioni di categoria, che poi sono state anche audite in commissione». In questo quadro per l’assessore «ogni singolo articolo porta il nome di un portatore di interesse», motivo per cui a suo dire «questa legge è un risultato collettivo». Più cauto De Luca sui risultati che potranno produrre le norme appena varate: «Non so – ha detto – se questa legge risolverà tutti i problemi dell’Umbria, se bloccherà i progetti speculativi, se ci permetterà di raggiungere gli obiettivi del Piano energetico nazionale, ma è certo che rappresenta il miglior compromesso possibile, perché se è vero che, dobbiamo raggiungere 1.750 megawatt di potenza nominale, è altrettanto vero che la differenza sta tutta nelle modalità con cui raggiungeremo questo risultati e noi abbiamo scelto di spalancare le porte ai fabbisogni della nostra economia regionale, decidendo che è più importante un tetto fotovoltaico per ogni famiglia che mille terreni agricoli coperti da pannelli».
