di Chiara Fabrizi

La seconda commissione regionale ha modificato e approvato a maggioranza il testo del disegno di legge proposto dalla giunta, precisamente dall’assessore Thomas De Luca, sulle aree idonee ad accogliere impianti green, a cominciare da quelli eolici e fotovoltaici. In base a quanto emerge, il ddl “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro” è atteso in consiglio regionale il prossimo 9 ottobre, quando potrà essere ulteriormente emendato. Nel frattempo, però, il governo sta inserendo nel decreto Energia una serie di articoli che fissano «un set minimo di aree idonee» su cui realizzare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. L’anticipazione è del quotidiano Il Sole 24 Ore, che indica in «120 giorni», a partire dall’ok al decreto Energia, «il tempo a disposizione delle Regioni per individuare altre aree idonee oltre a quelle fissate nel decreto»: se la scadenza non sarà rispettata «scatterà l’esercizio dei poteri sostitutivi dello Stato». Il provvedimento di Palazzo Chigi, inoltre, escluderebbe la possibilità per le Regioni di introdurre «divieti generali e astratti all’installazione di impianti green» al fine di «evitare che a livello locale emergano troppi ostacoli».

Il via libera al ddl umbro in seconda commissione è arrivato col voto favorevole dei cinque di maggioranza e l’astensione dei tre di opposizione. Il testo ha superato il primo esame con una serie di modifiche, a cominciare dall’applicabilità della futura legge che riguarda le «autorizzazioni il cui iter è in corso esclusivamente per ciò che riguarda la valutazione e le eventuali integrazioni documentali e non in maniera retroattiva», come era previsto nella prima stesura. Emendato anche l’articolo sui cosiddetti impianti di taglia domestica che «se insistono in aree idonee», quindi da coperture di edifici a parcheggi, da aree a servizio di edifici a quelle pertinenziali, «vengono considerati interventi di edilizia libera».

Modifiche sono intervenute anche sulle Cer (comunità energetiche rinnovabili): nel ddl umbro è stato «eliminato il riferimento al limite di superficie destinata a impianti di potenza non superiore a quella necessaria per i fabbisogni dei membri di una Cer» ed è stato «specificato che, in caso di aree idonee destinate a Cer, i cui impianti sono realizzati su coperture o aree pertinenziali di insediamenti destinati a servizi pubblici o di utilità, col Comune soggetto fondatore, sono da considerarsi in deroga alla Suc (superficie utile coperta), agli indici di copertura e di permeabilità». Sulle Cer, poi, è stata «introdotta una nuova fattispecie», precisamente è stato inserito nel testo che «se il progetto dell’impianto ricade in un’area non idonea, la superficie occupabile viene stabilita su una potenza dell’impianto non superiore a quella necessaria al soddisfacimento dei fabbisogni energetici dei membri».

E sarà da capire come si inserirà il ddl dell’Umbria nel Decreto Energia che il governo sta per sfornare, anche se dalle anticipazioni molte disposizioni sembrano coerenti con la legge attesa in consiglio regionale il 9 ottobre. Secondo Il Sole 24 Ore, infatti, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Picchetto Fratin, nel provvedimento inserirà «un set minimo di aree idonee» tra cui «cave e miniere cessate, discariche chiuse, beni del Demanio non sottoposti a programmi di valorizzazione, invasi idrici in condizioni di degrado ambientale». E ancora: «siti e impianti di proprietà di Ferrovie e dei gestori delle infrastrutture ferroviarie, nonché quelle delle concessionarie autostradali», ma anche «per gli impianti fotovoltaici anche le aree interne agli stabilimenti e agli impianti industriali sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, come pure le aree classificate agricole racchiuse in un perimetro in cui i punti distino non più di 350 metri dagli stessi». Per quanto riguarda gli impianti a biometano del Decreto Energia dovrebbe essere prevista la possibilità «di realizzare anche nelle aree adiacenti alle autostrade entro 300 metri di distanza». Nel tentativo di tutelare le aree agricole, poi, il provvedimento del governo dovrebbe indicare alle Regioni che «le aree agricole qualificabili come aree idonee a livello regionale non sono inferiori allo 0,8 per cento delle superfici agricole utilizzate né superiore al 3 per cento delle stesse». 

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