di Daniele Bovi
La Cgil umbra prepara un autunno di protesta e di proposta. Se il premier Monti, mercoledì alla Fiera del Levante, ha parlato di un’Italia «presto fuori dalla crisi», dalla prospettiva di Mario Bravi, segretario regionale del sindacato di Susanna Camusso, «la luce in fondo al tunnel non si vede, soprattutto in Umbria». Da qui si parte per l’«urgente» piattaforma politica presentata mercoledì mattina a Perugia e che ha al centro i temi del lavoro, delle riforme, dello sviluppo, dell’ambiente e del welfare: «Temi che sono l’ossatura di una vera e propria “Vertenza Umbria”. La nostra piattaforma – ha spiegato Bravi – ha come obiettivo quello di aprire un confronto a 360 gradi con tutti i soggetti politici, istituzionali e sociali della regione per rilanciare un nuovo regionalismo e una nuova identità dell’Umbria». Lanciate le proposte, Bravi si mette alla finestra e aspetta risposte: «Se non arriveranno – spiega – dovremo pensare ad una grande giornata di mobilitazione e di sciopero».
Fermarci per ripartire Un possibile slogan sarebbe «fermarsi per ripartire». «In caso – prosegue il segretario – la mobilitazione dovrebbe essere la più ampia e unitaria possibile. Di certo non possiamo stare fermi di fronte a una situazione complessa: servono proteste e proposte per un nuovo regionalismo». Il quadro disegnato nella piattaforma del sindacato rosso è a tinte fosche tra pesante recessione, più che in altre regioni, e un calo consitente dell’occupazione (almeno seimila i posti persi nell’edilizia e 12 mila negli altri settori). Ecco perché serve un «piano per il lavoro» che eviti licenziamenti, che difenda e ammoderni il welfare regionale («che non è una palla al piede») e che sviluppi la contrattazione di secondo livello nella regione. Un confronto è chiesto anche alle associazioni datoriali alle quali il sindacato pone sul piatto temi come quelli del ruolo dell’industria, della sicurezza, del welfare regionale, dei servizi pubblici e del sistema di istruzione-formazione-lavoro.
Riforme Associazioni alle quali Bravi riserva una bacchettata: «Quelle umbre – dice – sono troppo ripiegate su loro stesse. Non possono essere solo notai della crisi: che fine ha fatto il documento unitario presentato nei mesi scorsi?». Sul fronte politico che guarda verso le riforme disegnate da palazzo Donini il giudizio di Bravi è «positivo», almeno per quanto riguarda il percorso di confronto avviato. Bene, secondo Bravi, la riforma endoregionale (purché superi «sprechi e sovrapposizioni») con l’accordo relativo ai lavoratori delle Comunità montane, avanti il confronto sulla sanità mentre la posizione sul riordino delle Province è nota: «L’Umbria – dice – ha come ricchezza la sua pluralità. Due Province valorizzerebbero la dimensione della regione, ma occorre cercare un rapporto forte con le altre regioni dell’Italia Centrale».
Umbria Mobilità Stimolato sulla questione Umbria Mobilità, con l’assemblea dei soci che venerdì tornerà a riunirsi sull’aumento di capitale da almeno 20 milioni di euro (pubblici), Bravi spiega di «apprezzare lo sforzo che si sta facendo per fare chiarezza. La scelta romana è stata positiva ma c’è un problema di gestione: bisogna modificare gli assetti dirigenziali e ridurne gli emolumenti». Vincenzo Sgalla, segretario dela Cgil perugina, è meno diplomatico e più diretto: «Guadagnano – dice – tre volte un manager della Nestlé, bisogna cambiare». Un secco no, inoltre, arriva sull’ipotesi di ingresso di capitali privati, con Bravi che vede nella privatizzazione, anche parziale, «il rischio di tagliare lavoro, servizi e diritti. Pensiamo alla Valnerina: è ovvio che lì un’azienda privata non potrebbe guadagnare, ma anche lì va assicurato alla gente il diritto a muoversi».

