di Daniele Bovi
Nessuna riforma senza un accordo di solidarietà tra istituzioni e tra queste e le parti sociali. C’è anche questo richiamo nelle tre pagine elaborate dal Pd dell’Umbria sulla riforma dell’architettura istituzionale della regione che il partito ufficializzerà lunedì pomeriggio nel corso della direzione regionale del partito. Un documento, quello elaborato da Paolo Baiardini e Antonello Chianella, che parte dalla crisi prima economica e poi di governo che ha investito l’Italia. Una crisi economico-politica che impone «uno sforzo straordinario a cui è chiamato a concorrere l’intero paese e, coerentemente, anche in Umbria dobbiamo fare la nostra parte».
Serve un accordo Al di là dei singoli provvedimenti su cui sostanzialmente il partito esprime il suo giudizio positivo, dalle pagine emerge chiara la volontà di arrivare ad un accordo tra istituzioni e tra queste e le parti sociali. L’obiettivo è quello di evitare fratture e scontri e di dare vita ad un pacchetto di riforme il più condiviso possibile. Prima di tutto l’intesa va trovata sulla «gestione del personale, sulla riqualificazione e valorizzazione professionale e sull’individuazione delle risorse necessarie per lo svolgimento delle proprie funzioni».
I punti Sancita un’intesa per quanto riguarda le misure c’è non solo l’appoggio pieno del partito ma anche la richiesta di un’attuazione in tempi rapidi di tutto il pacchetto. Pacchetto che, fissando come criteri guida «cambiamento», «innovazione», «economicità» e «semplificazione», mette al centro la costituzione di un unico ambito regionale, «con scadenze certe», per acqua e rifiuti; abolizione delle Montane con costituzione dell’Agenzia per la forestazione; associazioni dei piccoli Comuni per quanto riguarda le funzioni proprie e Unioni speciali per quelle conferite; nuove funzioni di coordinamento delle Aree vaste alle Province in materia di viabilità ed ambiente.
Consorzi di bonifica Sui Consorzi di bonifica, dove il dibattito in giunta regionale e in maggioranza è apertissimo con gli sherpa che sono al lavoro per trovare un accordo, dal Pd arriva disco verde a quanto pensato dall’esecutivo: accantonata l’abolizione si passa da tre consorzi a uno. «Deve pagare – è scritto nel documento – solo chi usufruisce di un beneficio diretto, mentre gli interventi che riguardano l’intera cittadinanza dovrebbero essere a carico della fiscalità generale». Lunedì alle 17 presentazione ufficiale del documento in direzione regionale.


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