Lignani, Brega e Goracci questa mattina a palazzo Cesaroni (foto U24)

di Daniele Bovi

E’ un Eros Brega «più carico di prima» quello che, dopo il malore che l’ha colpito nei mesi scorsi, ritorna in sella alla presidenza del Consiglio regionale in attesa «di un 2012 che sarà un anno fondamentale per approvare quelle riforme di cui l’Umbria ha bisogno». Riforme che dovranno essere «condivise da un’ampia maggioranza altrimenti – ammonisce – si rischia di finire come nell’ultima seduta del consiglio regionale». Secondo Brega quindi c’è bisogno di «ampliare il consenso per fare il bene dell’Umbria: il cambiamento dovrà essere condiviso altrimenti le riforme non saranno forti».

Le priorità Le priorità di Brega, quelle sulle quali «si dovrà avere il coraggio di osare», sono la sanità e la razionalizzazione dell’architettura istituzionale. Sul primo fronte «basta – dice – parlare di numeri di aziende ospedaliere o sanitarie. Bisogna mettere a rete i servizi e chiedersi se siano sostenibili 17 ospedali e una decina di punti nascita per una regione da neanche un milione di abitanti». E se «superare le Province va bene ma senza i decreti legge», secondo Brega «va accelerata l’abolizione degli enti intermedi. Penso, ad esempio, ai consorzi e ai vari enti di promozione».

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Non accetto lezioni Su questi e altri temi quindi il presidente «auspica» larghe maggioranze «anche se di certo non spetta a me farle. Io – dice – non penso a consociativismi o cambi di maggioranza, chiedo solo che si superino localismi e appartenenze. Poi certo, quando qualcuno sa di essere determinante entra in gioco con la sua casacca». Riguardo all’inchiesta della procura di Terni nell’ambito della quale Brega è indagato, il presidente dice di «non accettare lezioni di moralità di nessuno, semmai le potrei dare. Un passo indietro? Ne farei non uno ma cento se ci fossero riforme vere con una largo consenso».

Freddi Goracci e Lignani Sulle possibili ampie maggioranze gli entusiasmi di Brega vengono raffreddati dai due vicepresidenti, il rifondatore Orfeo Goracci (anche lui indagato dalla procura di Perugia) e dal pidiellino Andrea Lignani Marchesani. Per l’ex sindaco di Gubbio «Brega dice cose condivisibili, ma le maggioranze sono quelle scelte dagli elettori e le condivisioni non possono avvenire su tutto». A non piacere a Goracci sono anche le parole sulla chiusura dei punti nascita: «Bisogna fare attenzione, pensiamo a coloro che per partorire dovrebbero fare oltre un’ora di macchina per arrivare a Perugia». «Non c’è né la volontà né la necessità – osserva invece Lignani – di consociativismo. Quello che invece mi preme sottolineare è che il consiglio si è riappropriato del suo ruolo, emendando e anche bocciando le leggi della giunta. Non è più tempo di governo autoreferenziali».

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I vitalizi L’ultimo capitolo affrontato è quello relativo all’abolizione dei vitalizi, che in Umbria scatterà dal 2015 salvando così gli assegni degli attuali consiglieri. «E’ un segnale fondamentale – dice Brega – e non un atto di furbizia. Abbiamo fatto questa scelta per non gravare ulteriormente sulle casse regionali, ricordiamoci che versiamo il 30% per il fondo vitalizi». «E’ stato fatto – conclude Lignani – quanto la normativa consentiva».

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