di Daniele Bovi
Risparmi, razionalizzazioni e anche dimissioni. Le priorità imposte dal nuovo Patto della Salute 2013-2015, che le Regioni hanno l’obbligo di chiudere entro aprile per evitare i tagli secchi previsti dalla manovra di luglio che Monti non ha stoppato, fanno sentire le proprie conseguenze anche in Umbria. In una nota che segue la riunione di giunta di mercoledì infatti l’assessore alla Sanità Franco Tomassoni spiega come la riforma «dovrà essere adattata alle nuove priorità dettate dal ministero». Per fronteggiare le nuove esigenze così si parte dai risparmi, quantificati in 7-8 milioni, che dovranno arrivare da minori spese delle aziende per beni e servizi come farmaci e dispositivi medici senza dimenticare il personale.
Il patrimonio Un passaggio della nota di palazzo Donini suggerisce poi come una delle strade da prendere in futuro dovrà essere quella della valorizzazione di alcune parti del patrimonio delle aziende: «La giunta – è detto nella nota – ha esaminato in modo dettagliato la situazione economica e finanziaria delle singole aziende e il patrimonio di esse». Il comunicato più in là non va ma il segnale è chiaro e in soccorso arriva il testo del Dap 2012. Nel documento si spiega chiaramente come «una partita molto rilevante, anche per il tema degli equilibri finanziari, è rappresentata dalla valorizzazione del patrimonio disponibile delle aziende sanitarie». Un tema assai importante che «nel corso del 2012 dovrà essere affrontato in accordo con gli enti locali». L’obiettivo non è ovviamente quello di svendere i gioielli di famiglia bensì quello di fare delle strutture individuate «sempre più una risorsa e non, come a volte rischia di accadere, una voce di spesa e dunque un ulteriore elemento di criticità per la sostenibilità del sistema».
Mobilità passiva Altre priorità, note da tempo, è quella che riguarda ruolo e funzioni dei tanti ospedali della regione e la riduzione della mobilità passiva. In questo scenario le due aziende ospedaliere, integrate tra loro, dovranno agire più strettamente con gli ospedali del loro bacino di riferimento «al fine di contenere la mobilità passiva soprattutto nell’area chirurgica». l’appuntamento è fissato al 9 gennaio, quando in giunta verrà presentato un pacchetto più dettagliato. Nel frattempo sarà Emilio Duca, direttore regionale dell’area Sanità, a dover mettere nero su bianco un documento tecnico e di indirizzo che dovrà tener conto delle indicazioni nazionali.

