C’erano associazioni, partiti, singoli cittadini e rappresentanti di sindacati al debutto, martedì nella sede della Provincia di Perugia, del comitato per il No alla riforma della Costituzione targata Renzi-Boschi. Ad aprire l’incontro è stato il costituzionalista Mauro Volpi: «Ora – ha detto – viene il bello, e noi di sicuro non molliamo la presa». Nel mirino però non c’è solo la riforma ma anche la nuova legge elettorale, ribattezzata Italicum, che «crea – spiega il professore – una democrazia altamente plebiscitaria e iper-presidenziale». Tutto questo a causa del «maxi-premio di maggioranza e del secondo turno, al quale sono ammesse solo le prime due liste». Senza dimenticare, ha aggiunto Volpi, i capolista bloccati.
Il «camerino» Quanto alla riforma costituzionale, il professore si è concentrato sulla sua trasformazione in un «camerino», cioè in una piccola Camera composta da sindaci, consiglieri regionali e membri nominati dalla Presidenza della Repubblica. Un organo «senza investitura popolare né autorevolezza». Tra aprile e giugno il Comitato procederà con la raccolta delle firme per il referendum abrogativo e in queste settimane poi, per quanto riguarda l’Umbricellum, ossia la contestatissima nuova legge elettorale regionale, ai consiglieri di palazzo Cesaroni è stato presentato un testo che prevede delle sostanziali modifiche.
Rifondazione Tra i partiti schierati sul fronte del No c’è anche Rifondazione comunista dell’Umbria, secondo la quale servono comitati territoriali plurali e unitari: «Saremo in prima linea – dice il segretario regionale Enrico Flamini – nella battaglia referendaria. Siamo infatti di fronte a profonde e gravi modifiche dell’assetto politico/istituzionale. La Costituzione nata dalla Resistenza viene riscritta da Squinzi, Renzi, Boschi, Verdini e da una maggioranza variabile tutta tesa a contrattare col Pd qualche scranno nel futuro parlamento. Renzi è nelle mani dell’Europa e dei poteri finanziari, i veri mandanti della transizione dalla democrazia costituzionale all’assolutismo liberista. Ecco perché la sfida sul referendum ”confermativo” della riforma costituzionale della Boschi sarà di portata epocale».
