L'aula del consiglio (foto F.Troccoli)

di D.B.

Niente mozione di sfiducia, come promesso da giorni, ma solo una risoluzione in cui si invita la presidente Catiuscia Marinia dimettersi per consentire agli umbri di tornare al voto. In aula mercoledì i gruppi di opposizione hanno dato battaglia, rinunciando però alla mozione di sfiducia («che avremmo presentato – dice un consigliere di minoranza – se ci fossero stati i voti in aula per approvarla»), cosa per la quale Marini, ironicamente, li ha ringraziati. La risoluzione (bocciata con 11 sì e 8 no, quindi alla maggioranza sono mancati due voti) invitava anche a prevedere nuovi criteri di nomina, a scegliere un assessore e indicava una serie di punti relativi alla sanità, dai Lea alle liste di attesa fino a una maggiore integrazione fra distretti territoriali, ospedali e Aziende. «Se la via di uscita dalla crisi di giunta è la riconferma della fiducia alla Marini – ha detto in aula il capogruppo di FI Nevi -, oggi comincia qui una sorta di ‘guerra fredda’ e uno stillicidio che avrà come unica vittima gli umbri. Se questo lo pensa anche la Marini, si dimetta e si torni al voto».

VIDEO: MARINI IN AULA

Il centrodestra Nevi ha riconosciuto a Marini e Barberini «coerenza» ma ha criticato in modo duro il documento votato dalla Direzione regionale del Pd dei giorni scorsi: «Il 96 per cento di quello che avete scritto – dice – lo avevate già scritto negli anni scorsi. Vi siete accorti che c’è il problema delle liste d’attesa, mentre mettete le persone sempre negli stessi posti perché vi garantiscono i territori. La maggioranza afferma, nei programmi, di voler fare cose nuove, ma con le stesse persone di sempre: nessuna delle quali è Maradona-Pelè». Poi, dopo la riconferma della fiducia, Nevi parla di «una presidente azzoppata e di una maggioranza incerta, era meglio andare al voto». «Governo stabile oppure si torni al voto» è anche il grido di battaglia di Claudio Ricci e di Marco Squarta (Fratelli d’Italia), con il primo che al termine della giornata vede «una frattura evidente nonostante il voto». «È una riunificazione di facciata – dice Squarta – che non durerà a lungo: fate finire la decima legislatura e andiamo al voto, è inutile andare avanti con questa farsa».

IN AULA PD SI SPACCA SU RISOLUZIONE CONTRO ORLANDI

Brega e Rometti Dai banchi del Pd invece Eros Brega, bocciano, così come fatto in Direzione (larga parte del dibattito, per quanto riguarda il Pd, è stato una fotocopia di giovedì scorso) assicura che «siamo qui per garantire un governo stabile e un ottimo governo. Con impeto e lealtà vogliamo governare insieme, senza mettere da parte le difficoltà». Brega spiega poi che «la fiducia si guadagna giorno per giorno: saremo vigili sul programma, rispettosi dell’assunzione di responsabilità presa di fronte agli umbri. Lealtà, correttezza e affidabilità non vengono messe in discussione. Chiedo e chiediamo a lei che ci sia un grande confronto, alzando l’asticella sui programmi: è quella la strada giusta per stare insieme». Insomma, si conferma la fiducia ma questa andrà conquistata. Secondo il socialista Silvano Rometti poi «questa è una crisi che i più non hanno compreso. Non ho condiviso la drammatizzazione e le dimissioni». Quanto ai direttori, il socialista parla di persone che «garantiscono esperienza, competenza, innovazione e un po’ di rotazione».

IN AULA MARINI INCASSA LA FIDUCIA MA BARBERINI NON RIENTRA

Chiacchieroni e Liberati Il capogruppo Gianfranco Chiacchieroni veste come di consueto i panni del pontiere e ribadisce, come fatto in Direzione, che bisogna essere in grado di coniugare le due istanze, quelle avanzate dalla presidente e quelle avanzate da Barberini: «Non so come ne usciremo – ammette però – ma di sicuro ne trarremo più maturità e consapevolezza». Durissimo invece l’intervento di Andrea Liberati, che ha attaccato la presidente sulle crisi industriali, il lavoro, l’ambiente, tanto da venir richiamato più volte dalla presidente dell’Assemblea Donatella Porzi. «La questione morale esiste – ha detto – perché la presidente non rispetta pur avendo sottoscritto la ‘Carta di Pisa’, avendo accettato finanziamenti per la campagna elettorale da Walter Orlandi, ad esempio. Ma ci sono anche altri soggetti, dipendenti pubblici, che rientrano nell’elenco. La presidente è in forte conflitto di interessi e non si preoccupa di nulla. È una lobbista di questi interessi». Alla fine Liberati ha criticato «l’occupazione partitocratica delle istituzioni da parte di un’elite organizzata, ma destinata a naufragare».

FOTOGALLERY: LA GIORNATA IN CONSIGLIO

Cinque risoluzioni Complessivamente dopo le «comunicazione politiche» della presidente sono state presentate cinque risoluzioni: oltre a quella della maggioranza, approvata, e a quella già citata di Ricci, ko sono andate quelle del M5S che chiedevano la sospensione temporanea di Walter Orlandi (ma il Pd si è spaccato), e di Maurizio Dal Maso «dall’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni finché non sarà definitivamente chiarita la sua estraneità a procedimenti giudiziari penali contro la Pubblica Amministrazione». Niente da fare anche per quella del la Lega che chiedeva di «avviare i meccanismi di rotazione dei dirigenti del settore sanitario in modo da garantire il rinnovamento dei soggetti che operano in questo settore da molti anni».

Le repliche Nelle sue repliche la presidente ha definito «scontato il fatto che i direttori nominati rientrino in tutte le condizioni di merito e opportunità previste dalla normativa sulla conferibilità degli incarichi». Quanto alla rotazione dei dirigenti, «anche il governo ha previsto non una rottamazione generalizzata ma appunto una rotazione di posizioni apicali tra diversi enti. Peraltro negli ultimi anni nessun consigliere, prima di oggi, ha mai chiesto conto della rotazione degli incarichi apicali dell’amministrazione».

Sindacati e Prc A farsi sentire nel pomeriggio sono anche Cgil, Cisl e Uil che «ritengono che non ci si possa permettere di proseguire ulteriormente a perdere tempo, assistendo ad un dibattito che resta in gran parte opaco. Non siamo appassionati ai conflitti di potere, ma ci stanno a cuore le soluzioni ai problemi che affliggono il Sistema Sanitario regionale e che attendono risposte. Ci interesserebbe conoscere e discutere, dunque, le scelte compiute in Umbria sull’allocazione delle risorse per il SSR, avendo, come organizzazioni sindacali, da tempo indicato quelle che sono le priorità nell’interesse dei cittadini e quindi degli utenti». I sindacati, tra le altre cose, parlano di necessità di rimodulare gli investimenti, arricchire l’offerta, rafforzare i consultori, più soldi per la non autosufficienza, un piano di fattibilità per allargare le fasce di esenzione e un monitoraggio del sistema degli appalti. Secondo il segretario del Prc Enrico Flamini invece «la discussione in Consiglio ha definitivamente assunto i contorni della barzelletta. Certo, è vero che la maggioranza ha votato in maniera compatta la fiducia alla Presidente, ma con il mancato rientro in giunta di Barberini si è aperta di fatto una sorta di seconda fase della crisi. Le opposizioni poi, tutte, dalla destra alla Lega passando per il M5S non sono riuscite nemmeno a presentare la più volte annunciata mozione di sfiducia. Segno che la poltrona da consigliere regionale piace anche a certa antipolitica di professione».

Twitter @DanieleBovi

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