di Ivano Porfiri
«Sono venuto qui in Umbria ad aprire la campagna elettorale perché in questi cinque giorni si decidono i prossimi cinque anni, non diamola già vinta». Ha i minuti contati, il premier e segretario nazionale del Pd Matteo Renzi, e va subito al sodo. Un intervento asciutto, quello tenuto al cinema Pavone, durato 35 minuti prima di volare di nuovo a Roma al vertice Italia-Algeria, ma a cui non ha voluto rinunciare perché Renzi sa che l’Umbria è una regione fondamentale nella partita delle regionali.
Toccata e fuga Renzi è arrivato a Sant’Egidio con l’elicottero presidenziale poco dopo le 9.30. Poi in auto blindata è stato scortato fino a Corso Vannucci, dribblando i giornalisti e i curiosi assiepati dietro le transenne in piazza della Repubblica passando da un ingresso secondario in via della Luna. Sempre da lì sbucherà per risalire in auto, intorno alle 11.20, stringendo le mani ai passanti che lo applaudivano. Neppure l’ombra di un contestatore, come si temeva alla vigilia.
Umbria, un gioiello Il premier ha elogiato a lungo l’Umbria «non solo è amata dagli italiani – ha detto prendendo la parola dopo Giacomo Leonelli e Catiuscia Marini – ma è al centro della ripartenza del Paese che, come questa regione, non lasciamo nelle mani di chi sa solo strillare e a chi spera che tutto vada male». «Questa vostra terra – ha aggiunto – è stata ben governata. Qui vogliamo continuare a governare altri cinque anni». Una terra, secondo Renzi «non solo bellissima ma alla quale l’Italia vuole bene». Il premier ha anche ricordato quando da scout arrivò dopo il terribile terremoto del 1997: «Avevo 20 anni ed ero arrivato qui per il terremoto. Sentivo l’affetto vero per la vostra terra, che è un gioiellino, e sentivo come fosse un pezzo di cuore per ciascun italiano. Dovete essere degni di questa bellezza – ha esortato il premier – perché il racconto che esce da qui è un racconto valido per tutta l’Italia». Un elogio particolare Renzi lo ha dedicato a Brunello Cucinelli, seduto al centro della prima fila.
«Vigileremo su Ast» Parlando di Umbria, il presidente del Consiglio non poteva ignorare Terni (anche se la visita in città tanto auspicata non è arrivata neppure in questa occasione). «Con Catiuscia ci siamo sentiti anche di notte sulla vicenda dell’Ast – ha ricordato – una vicenda che continueremo a seguire. Oggi si festeggia una pagina nuova, ma noi saremo in prima fila perche’ tutti gli accordi vengano rispettati e continueremo a lavorare perché la città di Terni, che è molto legata alle sue acciaierie, possa vedere andare avanti il percorso industriale che abbiamo immaginato».
«Ho chiamato Romizi» Un accenno nel discorso se lo è guadagnato anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi. Quando il premier ha detto che «noi in questa campagna elettorale non stiamo attaccando i nostri avversari. Arrivando ho chiamato il sindaco di Perugia, gli ho detto: la prossima volta verrò a trovarti perché noi siamo persone civili». Per poi dire che «è finita la fase in cui Berlusconi ci rovinava i sogni. Anche se quell’uomo ha sette vite. Se gli italiani vogliono scegliere Forza Italia contenti loro, contenti tutti. Noi proponiamo qualcosa di diverso, facciamo le riforme che loro non hanno fatto in tanti anni».
Ottimismo contro paura Ma Renzi ne ha anche per Salvini e Grillo, i quali «raccontano la paura. Noi dobbiamo contrapporre una narrazione diversa. Non e’ solo ottimismo di maniera, dobbiamo dire che se tutti ce la mettiamo tutta ce la faremo. Io ci credo profondamente. Noi abbiamo solo una certezza: l’Italia è più forte delle paure di chi vuole solo distruggere. Non lasciamo l’Italia a chi spera che tutto vada male». Anche Catiuscia Marini nel suo intervento ha rimarcato come «noi siamo costruttori, gli altri hanno lanciato solo messaggi di distruzione. Per il futuro – ha aggiunto rivolgendosi al premier – abbiamo bisogno del governo, specie per le aziende in difficoltà, ma abbiamo bisogno anche delle tue riforme per sostenere quelle imprese che in questi anni non si sono arrese». Marini ha insistito molto sul tema del lavoro. «Nel mandato che si apre, se avremo il consenso – ha sottolineato – noi dovremo occupaci dei giovani, che in questo giorni ci hanno chiesto di osare, di attuare il cambiamento. Voglio dire loro – ha concluso – di noi vi potete fidare».
«Non ci accontentiamo» Renzi sulle regionali ha usato anche la metafora calcistica. «La differenza tra un grande squadra e un insieme di giocatori di talento è che la grande squadra ha sempre fame di vincere, la squadra di talenti si accontenta. Sono giorni – ha aggiunto – che si danno i numeri a lotto in queste regionali: 7 a 0 o 4 a 3. Questo non racconta la verità dei fatti: una grande squadra come il Pd non si accontenta del 40,8% alle europee, non si accontenta di aver strappato 4 regioni al centrodestra, non si accontenta di fare un bel risultato, vuole vincere. Per questo il passaggio in Umbria è importante».
«Legalità: Pd non accetta lezioni» Sul delicato tema dei candidati cosiddetti “impresentabili” (in Umbria non ce ne sono), il segretario ha rivendicato che «il Pd non prende lezioni di legalità da nessuno» essendo il partito che «ha fatto una legge anticorruzione, quella per far pagare fino all’ultimo centesimo l’amministratore che vuole patteggiare, ha rimesso il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, ha fatto l’accordo con Svizzera e Vaticano sull’evasione fiscale e la legge sui reati ambientali. Erano anni che queste leggi venivano vagheggiate, sussurrate, noi le abbiamo fatte».
Due mandati e lascio Renzi parla anche del suo futuro. «Non è facile, ve lo dico col cuore, è bellissimo però fare il servitore, per un certo periodo, dello Stato, perché non ci dimentichiamo che noi siamo rottamatori veri, per cui questo mandato fino al 2018 e poi fino al 2023. Ho detto massimo due mandati, poi a casa».
Il vademecum per vincere In conclusione, prima di ripartire alla volta di Roma, Renzi è però tornato su ciò che è veramente importante al momento, ovvero le Regionali, stilando una sorta di vademecum per gli ultimi giorni di campagna elettorale: «C’è da lavorare – ha detto -, e queste sono le istruzioni per l’uso: prendere telefonino, scorrere la rubrica nome per nome e cercare le persone per convincerle a votare noi. Andate in casa da quelli che stanno solo dietro alla tv o ai social network e che magari hanno bisogno di una stretta di mano. La partita si gioca da qui a domenica, non lasciamo niente al caso».
Vecchietti: Marini uguale Renzi «Renzi – commenta il candidato presidente de L’Umbria per un’altra Europa Michele Vecchietti – è venuto in Umbria ad appoggiare la candidatura della Marini e la coalizione che la sostiene. Si è così resa evidente la convergenza tra il Pd umbro e quello nazionale, si è certificata insomma l’inesistenza di una specificità umbra». Per Vecchietti Renzi e Marini pari sono, il tutto in un quadro dove «il mito dell’isola felice e del buon governo non esiste più. Tutti i dati lo dimostrano: aumentano la povertà, la disoccupazione, soprattutto giovanile, le ore di cassa integrazione; diminuiscono redditi e diritti per i lavoratori, artigiani e commercianti, le partite Iva in genere, non ce la fanno più».
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