di Daniele Bovi
«A 59 anni ho pensato: ora o mai più». Lui è Riccardo Marioni, giornalista, direttore e uno dei soci proprietari di Umbria Tv, volto tra i più noti della tv locale che ha deciso di passare dall’altra parte dello studio, quella riservato all’intervistato, a chi si butta nell’agone politico per cercare di conquistare un posto in consiglio regionale. La proposta da parte di Catiuscia Marini è arrivata mesi fa, poi qualche settimana di riflessione e alla fine la decisione di candidarsi con «Iniziativa per l’Umbria», la civica che è passata alla cronaca politica come la «lista della presidente.
Marioni cosa l’ha spinta a candidarsi?
«In verità già cinque anni fa ebbi una proposta ma allora non c’erano le condizioni. A livello aziendale stavamo gestendo il momento storico del passaggio al digitale terrestre ma la voglia di politica e la passione ce l’ho avuta sempre. Da giovane ho anche fatto una piccola esperienza, poi centinaia di trasmissioni per anni con politici di ogni estrazione e infine, a febbraio, la proposta. A quel punto ho fatto una riflessione e mi sono detto: ho 59 anni, ora o mai più. E così ho scelto una lista davvero trasversale, anche se qualcuno si è indispettito per la presenza di due politici come Hanke e Mascio».
Se verrà eletto una volta in consiglio regionale su quali temi lavorerà in particolar modo?
«Intanto il programma condiviso è quello della coalizione. Inoltre credo che un valore aggiunto sarà quello che la gente chiede a noi giornalisti di essere, ovvero dei cani da guardia, delle sentinelle. Posso portare in consiglio anche la mia esperienza di piccolo imprenditore, l’aver gestito molte persone, il pragmatismo. Sono allenato sul taglio degli sprechi e sull’ottimizzazione delle risorse, che sono da sempre valori aggiunti per un civico».
Che clima sta respirando tra le persone nel corso di questa campagna elettorale?
«Non avendo alcuna struttura alle spalle, non ho potuto organizzare nessun evento, incontro con ministri, niente di niente; ho preferito girare con un pulmino e un megafono piazze, paesi e mercati dei vari comuni e qui ho raccolto la disaffezione crescente. Molti mi dicono “provaci, ma non diventare come gli altri”, oppure “tanto non voto nessuno”, “non ci credo più”. Insomma, senti la distanza crescente e io a quel punto dico “occhio, i politici sono una cosa, la politica è un’altra, è un arte nobile”. Alle persone dico di non lasciare le cose come stanno, ad esempio non andando a votare. In questa voglia di cambiamento inserisco l’esperienza di questa lista civica di indipendenti che vogliono andare oltre i partiti. Bisogna provare anche a convincere la gente a scegliere più persona che il simbolo, anche se mi rendo conto che combattere il voto abitudinario è una cosa non facilissima».
Il suo essere un volto noto la sta aiutando in questa campagna elettorale?
«Se c’è una piccola soddisfazione che sto raccogliendo è proprio questa: mi riconoscono come una persona seria e sopra le parti. “Bravo t’ho sempre seguito” mi dicono. Questo riconoscimento della mia serietà spero mi giovi. È un riscontro superiore a quello che credevo: io arrivo dall televisione fatta nei garage e nei sottoscala, con una telecamera in bianco e nero e allora, quando c’era solo la Rai e qualche piccola tv locale, la notorietà c’era davvero. Ora credevo che con questa frammentazione mi riconoscessero meno e invece la gente mi ferma.
Cosa le dicono le persone durante i suoi incontri sul territorio?
«Molti mi parlano del lavoro. C’è chi mi racconta di averlo perso, chi mi parla del figlio, che magari ha 50 anni e due figli e non ha più un’occupazione, il disabile che denuncia come l’assistenza sia calata, chi protesta per le buche. Insomma molte cose, ma tutti si sentono come un po’ abbandonati».
Twitter @DanieleBovi
