La conferenza stampa di 'Alternativa riformista'

di Daniele Bovi

Una sorta di ‘no fly zone’ sull’Umbria per evitare di essere «avvelenati dalle scie chimiche», ma non solo. Amato John De Paulis e Leonardo Triulzi dopo lo «scossone dato a Perugia» tentano l’avventura di una lista civica, «Alternativa riformista», anche alle regionali di fine marzo. De Paulis, come spiegato giovedì in una conferenza stampa, è al momento un candidato presidente solo «designato» perché ancora «le regole del gioco non si conoscono». Quando mancano infatti circa 5 mesi al voto, la legge elettorale in discussione è ancora solo un progetto all’interno del quale c’è una ‘tagliola’ per tutti quelli che vorranno tentare la corsa con una lista civica, costretti a raccogliere ben tremila firme: un numero enorme «che non ha eguali in Italia» (nelle vicine Marche infatti sono 500). Raccolta di firme dalla quale sarebbero esentati i partiti che siedono in parlamento e in consiglio regionale nonché quelle civiche che si collegano a questi ultimi.

Trasversali «Io temo – ha detto De Paulis – che si vada a finire come nel 2010, con 3 mila firme da raccogliere in poche settimane». A contestare la soglia non è solo Alternativa riformista: mercoledì infatti a palazzo Cesaroni la commissione Statuto ha ascoltato anche diverse realtà come l’«Altra Europa con Tsipras» che, attraverso il professor Mauro Volpi, ha chiesto di abbassare il numero a mille. «Siamo piccolini e appena nati – ha detto Triulzi – ma il nostro 4% alle comunali ha impedito la vittoria al primo turno della principale lista in campo». A fine maggio infatti De Paulis (nel 2009 candidato sindaco di Perugia e nel 2011 fondatore del «Partito cielo terra»), Triulzi e i Radicali perugini sono stati alcuni di quelli che hanno animato le due civiche create da Urbano Barelli, ora vicesindaco. «Siamo fieri di essere riusciti a mandare a casa Boccali. Noi – spiega Triulzi – non siamo né di destra né di sinistra, siamo trasversali e diversi da tutti i conservatori».

Scie chimiche Benché la partecipazione alle elezioni sia, come visto sopra, tutt’altro che scontata, Alternativa riformista ha deciso di presentare «un programma di grandissimo coraggio» all’interno del quale c’è anche il «divieto di sorvolo dello spazio aereo umbro per la dispersione di metalli pesanti e sostanze inquinanti conosciute come “scie chimiche”». «È un progetto militare degli americani – sostiene De Paulis – che va avanti dagli anni Novanta. Non sono le normali scie degli aerei che dopo poche ore scompaiono, queste durano ore e giorni interi».

Programma Ma su questo terremo un convegno». Nel programma compare, tra le altre cose, anche l’idea di dare vita ad una sola Asl, l’inserimento delle «medicine olistiche» e delle «discipline bionaturali» all’interno del servizio sanitario pubblico, il no secco al progetto di trasformazione della E45 in autostrada, un collegamento aereo giornaliero tra Perugia e Fiumicino, piste ciclabili, potenziamento delle ferrovie, promuovere una cordata tra imprenditori, istituzioni e Cassa depositi e prestiti per rilevare l’Ast. E poi ancora «legalizzazione e tassazione della prostituzione e della cannabis», una «Biennale della non violenza», partiti fuori dalle fondazioni bancarie, mezzi pubblici a prezzi ridotti negli orari non di punta, meno dipendenti pubblici per la Regione e edilizia a canone sociale anche per conviventi o coppie omosessuali..

Twitter @DanieleBovi

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7 replies on “Regionali, dalla ‘no fly zone’ per le scie chimiche alla cordata per l’Ast: ecco «Alternativa riformista»”

  1. Vuole un collegamento aereo Perugia-Fiumicino ma non vuole che gli aerei facciano scie. E se (come succederà, visto che le scie sono inevitabili, se ci sono le condizioni giuste, e che queste sono frequenti) uno di questi aerei farà la scia, che succede, lo abbatte?

    1. Veramente le condizioni giuste sono tuttaltro che frequenti, in ogni caso non si parlava di scie di condensazione

      1. Le condizioni per la formazione di scie di condensa non persistenti sono frequentissime, è sufficiente che la temperatura sia abbastanza bassa, che alle quote di volo degli aerei accade l’80-90% del tempo.
        Perché le scie persistano serve anche una umidità elevata, sovrasatura rispetto al ghiaccio. Il che succede, alle nostre latitudini, circa il 15% del tempo di volo di un aereo.

        Non si parla di scie di condensa. Ma come si distingue una scia di condensa da una (ipotetica) scia di tipo differente? Io non ho mai visto una scia che non sia di condensa. E ne ho fotografate ed osservate con attenzione a centinaia.

        1. le scie di condensa non si formano a 2-3000 metri di quota e inoltre non sono persistenti, quelle che si vedono tempestare i cieli molto frequentemente non sono scie di condensa

          1. Non ho mai visto una scia sotto i 7000 metri. Se mi fornisce una foto di un aereo con scia a 2-3000 metri glie ne sarei grato, assieme ad una foto di un oggetto di dimensioni e distanza note, per calibrare la scala della macchina fotografica.

            Le scie persistenti esistono, eccome, si osservano dal 1920. Il pittore Morandi ne ha dipinte in un suo quadro degli anni ’50, e ci sono moltissime foto di scie persistenti scattate nella seconda guerra mondiale. Le condizioni che ho dato sopra riguardano sia la formazione che la persistenza delle scie, e sono quelle note alla scienza da almeno 60 anni.

            Quindi se vogliamo vietare le scie che si vendono nei nostri cieli, occorre vietare i voli degli aerei. E quindi niente aeroporto.

          2. mi fornisca lei prove dei suoi rilevamenti, invece. Come fa a essere certo della quota ?

          3. Si chiama “inversione dell’onere della prova. È lei ad affermare che le scie sono anomale perché emesse a quota bassa, tocca a lei dimostrare quale sia la quota.
            Io sono già disponibile ad accettare come prova una foto presa in condizioni tali da poter determinare la quota.
            Per farlo occorre avere la scala (pixel per secondo d’arco) della macchina fotografica, misurare le dimensioni apparenti dell’aereo, identificare il modello e rapportare le sue dimensioni reali a quelle apparenti. Inoltre serve (se l’aereo non è sulla verticale) calcolare l’angolo a cui viene visto, e convertire così la distanza alla quota. L’ho fatto per un centinaio di aerei, ed è un bel lavoro.
            “Ad occhio”, senza sapere neppure di che aereo si tratta, la quota non la valuta.

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