Silvio Berlusconi ad Assisi (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sette minuti dedicati all’Umbria all’inizio, alla fine l’invito a «preparare lo champagne» perché «se l’Umbria cambia torno qui tra voi» e in mezzo il ‘solito’ Silvio Berlusconi. Lunedì pomeriggio il leader di Forza Italia è sbarcato in Umbria a pochi giorni dalla fine della campagna elettorale. Ad accoglierlo, al teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli, un migliaio di persone. In sala, così come voluto di Berlusconi, nelle prime file ci sono i giovani del partito, mentre dietro i candidati e i dirigenti locali. «Siamo qui – ha detto l’ex premier – con la grande speranza di festeggiare e di ubriacarci domenica e lunedì. Qui da 50 anni governa un potere pervasivo e soffocante. Serve alternanza perché “scopa nuova scopa bene” e non parlo del bunga bunga». E la scopa è quel Claudio Ricci così lontano, nello stile e nella vita privata, dall’esuberanza berlusconiana. Sul palco salgono insieme, tenendosi per mano, quasi a chiudere quanto successo cinque anni fa quando, secondo i racconti, Berlusconi lo scartò perché poco aderente ai canoni estetici del leader.

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Modello Assisi E invece stavolta Berlusconi punta sul sindaco di Assisi che il voto del 31 maggio lo vede «come un referendum: sì o no al cambiamento». Un Ricci in grado di unificare il centrodestra, a differenza di quanto successo in altre regioni italiane: «Riunirlo è stata la prima vittoria di Claudio». Per il leader di Forza Italia Ricci è un modello di governo: «Mi devo complimentare con lui – ha detto – perché qui ho ritrovato un po’ di Svizzera, con un senso di ordine e di sicurezza che non si trova da nessuna parte d’Italia. Sarebbe fantastico se la gestione di Assisi potesse estendersi a tutta l’Umbria, un’Umbria che ho avuto sempre nel cuore».

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Polidori Accanto a Berlusconi c’è anche Catia Polidori, coordinatrice regionale di Forza Italia che l’ex premier ha voluto ringraziare, a quasi cinque anni di distanza per quanto fece nel dicembre 2010, quando salvò il governo abbandonando all’ultimo momento Futuro e libertà e decidendo di non votare la mozione di sfiducia. «Si va a votare per cambiare», ha poi continuato Berlusconi, per cancellare quel «rosso antico» di una regione dove, dice gonfiando un po’ i numeri, «300 mila persone dipendono dal pubblico».

Programma Ricci «Quando ci siamo incontrati – ha spiegato Ricci – Berlusconi si è raccomandato di fare un programma semplice. Loro – dice il sindaco che non nominerà mai Catiuscia Marini – ne hanno uno di 54 pagine, noi 20 punti chiari perché per governare servono idee chiare». Ricci di questo ne cita cinque: taglio del 10 per cento della spesa per abbassare le tasse, una sanità migliore a partire dalle liste di attesa e dalla centrale unica degli acquisti, meno partecipate, la stazione dell’alta velocità «da realizzare non in Toscana ma vicino all’aeroporto». Poi, una promessa anche ai ternani: «Quando sarò presidente starò in città due giorni interi ogni settimana». «Tornate a casa – ha concluso – e dite di venire a votare per il cambiamento». Applausi, cori e bandiere al vento.

San Francesco Sul palco risale Berlusconi, che parla di «punti tutti realizzabili, specialmente da parte di chi è stato protagonista di questa esperienza amministrativa». Al voto di domenica l’ex premier dà un forte valore anche per le possibili conseguenze sul governo Renzi. Il modello da replicare è il 2000, quando il centrodestra vinse le regionali con D’Alema premier: «Se vinciamo – ha detto – in Umbria, Veneto, Campania e Liguria Renzi va a casa, ce lo mandano i suoi amici di sinistra». E per farlo è pronto a ricorrere a ogni mezzo: «Andrò nella basilica di Assisi e pregherò San Francesco: “Fa, o Santo caro, che quel miracolo si ripeta”». Per qualche decina di minuti poi Berlusconi propone uno show visto e sentito decine di volte: la rivoluzione liberale mancata per colpa della magistratura e dei piccoli partiti, i giornali tutti contro, l’Italia salvata dai comunisti nel 1994. E su Grillo: «I suoi discorsi mi ricordano Hitler». Il popolo di Silvio in visibilio applaude, e per vedere se il leader ha ancora il potere taumaturgico di cambiare con il proprio tocco le campagne elettorali bisognerà aspettare domenica.

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