Un seggio elettorale

di Daniele Bovi

Uno dei dossier più delicati e nascosti di questo avvio di campagna elettorale è quello passato alla cronaca politica sotto il nome «lista della presidente». Un oggetto del mistero protagonista dei conciliaboli lungo corso Vannucci, e non solo, al centro di indiscrezioni le più diverse. Un esercizio nel quale dilettarsi, componendo la lista così come si può fare con una squadra di calcio. Moduli, schemi di gioco, rettangoli del terreno politico da coprire, quelli dove pressare, terzini, attaccanti e riserve. Ognuno dà i suoi nomi con l’aria di quelli che la sanno lunga, altri promettono sorprese.

Il progetto Un ginepraio di voci dal quale però ora spunta almeno una certezza, ovvero quella che riguarda il nome della squadra: «Popolari e riformisti per l’Umbria», una casa dentro la quale ospitare un po’ di mondo cattolico e, appunto, «riformisti» di varia estrazione. Sui nomi c’è il riserbo più assoluto: il dossier è gestito direttamente da Catiuscia Marini e dal suo staff e, anche qui, circolano le versioni più disparate. Secondo alcuni sotto palazzo Donini ci sarebbe la fila, mentre stando a quanto riferiscono altri, più prudenti, gli aspiranti candidati hanno i loro dubbi a mettere la faccia su un’operazione politica che garantisce possibilità di elezione in consiglio basse.

Macchina in moto Quel che è sicuro però è che la macchina è in moto, tanto che in questi giorni è stata commissionata la realizzazione del simbolo di «Popolari e riformisti per l’Umbria». Al di là dei nomi è interessante capire quali saranno i pezzi del campo da gioco che si vogliono presidiare con un’operazione politica di questo tipo: sondaggi in queste settimane sono stati fatti con rappresentanti del mondo accademico, della sanità, della Chiesa, dell’imprenditoria, del commercio e delle associazioni. Tutti mondi nei quali si coglie come un fermento tra domande buttate lì sottovoce al cronista per capire cosa vuol fare palazzo Donini e una certa curiosità. Tutte realtà che devono capire con chi e come giocare la partita delle regionali.

Discrezione Sull’intera vicenda c’è però un velo di discrezione e di riserbo, perché dire di sì, per chi non fa politica di professione, significa schierarsi, mettere la faccia su un progetto politico avendo limitate possibilità di entrare in consiglio. Il tutto calato in un contesto come quello del collegio unico regionale, dove la battaglia per le preferenze si combatterà via per via, casa per casa da San Giustino a Otricoli. Un campo di battaglia per vecchie e nuove volpi molto pericoloso per le giovani marmotte. Di sicuro, anche perché Catiuscia Marini l’ha detto pubblicamente anche se con altre parole più gentili, non ci sarà spazio per ‘riciclati’: la lista, almeno queste sono le ambizioni, vuole rappresentare la società civile vera. Insomma, dall’orizzonte è bene scacciare il fantasma di «Perugia è il bene comune», la lista che strizzava l’occhio al mondo cattolico (capeggiata da Ronconi e Sbrenna) uscita con le ossa rotte, anche grazie all’operazione architettata da Francesco Calabrese con «Progetto Perugia», dalle comunali di Perugia.

Twitter @DanieleBovi

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