Arrivano le prese di posizione della politica locale dopo il voto sul referendum costituzionale che ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi.
Il segretario umbro Pd Leonelli «La sconfitta del Sì – scrive il segretario regionale del Pd in una nota – rappresenta un’occasione persa per il Paese di cambiare e di innovarsi. Il voto va rispettato, anche se l’amarezza è grande: perché l’Italia rimarrà ancorata nel porto delle nebbie dell’inciucio e delle larghe intese (visto che nessuno avrà mai la maggioranza al Senato per governare) e i cittadini, conseguentemente, si allontaneranno sempre di più da una politica che, dovendo mettere insieme tutto e il contrario di tutto, sarà sempre più incapace di dare risposte». E aggiunge: «C’è poi un altro dato che emerge con forza e riguarda la nostra difficoltà a convincere un elettorato che non si riconosce tradizionalmente nel Pd». Chiarisce tuttavia che «rimane la consolazione, seppur piccola, del dato regionale: il sì, pur non vincendo, ottiene in Umbria il quarto risultato a livello nazionale e si afferma in territori importanti come il Trasimeno, l’Alto Tevere, Marsciano, Gubbio e Gualdo Tadino. Risultato importante – infine – a Perugia, città governata dal centrodestra e dai partiti del fronte del no, tra i quattro capoluoghi, insieme a Milano, Firenze e Bologna, a scegliere il Sì. Nei prossimi giorni – fa sapere Leonelli –, calendarizzeremo segreteria e direzione regionale per approfondire un’analisi sulle ragioni del voto e sulla bocciatura del sì in alcune aree importanti della regione».
La reazione di Anna Ascani La ‘renziana’ umbra, considerata del ‘cerchio magico’ di Renzi, si dice sconfitta, «acciaccata», «stanca», ma anche «forte» per andare avanti. Sposa l’analisi di Renzi che vuole i vincitori, oggi, in grado di formulare una proposta al paese. E conclude: «Avanti, e mai paura».
Francesco Giacopetti, Pe Perugia Parla di «sconfitta profonda», il segretario del Pd di Perugia Francesco Giacopetti: «Una sconfitta per Renzi e per quanti, come me, hanno creduto di cambiare in meglio le cose con il Sì; una sconfitta per il Pd, che esce con le ossa rotte da un confronto troppo spesso e per responsabilità larghe esasperato, rissoso, scomposto; una sconfitta per il Paese, che perde un’occasione storica di innovare; una sconfitta per la politica, che rischia di consegnare il futuro ai populismi e alle demagogie di ogni specie. Vince, certo, la partecipazione, vince la democrazia, vincono i cittadini che hanno scelto di scegliere: un bel segnale. Ma vince pure, alla prova del voto, un fronte largo, quello del No, che va dai Cinquestelle a Forza Italia, dalla Lega a qualche partito della sinistra, a cui ora va la responsabilità della proposta e il compito di non affondare l’Italia nell’immobilismo. Ci sarà tempo per un’analisi approfondita, lo faremo negli organismi nelle prossime ore e nei prossimi giorni, come è giusto che sia». E su Perugia dice: «Dato in controtendenza, dove il fronte del no, in cui hanno militato la quasi totalità dei rappresentanti del governo cittadino, il partito del sindaco Romizi in testa, non riesce ad affermarsi. A Perugia c’è un Pd che dimostra di saper fare il suo mestiere e di saper portare a casa il risultato. Era successo anche nel 2015, in occasione delle regionali».
La vicepresidente della Camera e parlamentare umbra, Marina Sereni (Pd)
Il vicepresidente Paparelli La reazione su Facebook del vicepresidente dell’Umbria, Fabio Paparelli: «L’Italia ha scelto di non voltare pagina»
Il post del senatore ternano Gianluca Rossi (Pd)
Il post del parlamentare umbro Giampiero Giulietti: «Sconfitta netta e indiscutibile»
Il video messaggio del parlamentare Filippo Gallinella (M5s)
Il post del senatore umbro, Stefano Lucidi (M5s)
Il post della senatrice Tiziana Ciprini (M5s)
Stefano Vinti A commentare l’esito del referendum costituzionale anche Stefano Vinti della Sinistra italiana: «La vittoria piena del No è il frutto di una grande partecipazione popolare, un forte segnale per tutta l’Europa, un messaggio di fiducia nelle istituzioni e nelle Costituzioni. Una partecipazione al voto che dà la misura dell’opposizione alla riforma, ma anche alla politica del governo e alla sua leadership, quindi un voto legato alle difficili condizioni di vita di milioni di lavoratori e di cittadini. Buono il risultato anche in Umbria, dove il No si afferma con il 51,2% e con una straordinaria partecipazione al voto di circa 496 umbri per una percentuale del 73,47. L’Umbria è l’unica regione ex-rossa dove non vince il Sì, aggiungendo un altro segnale di preoccupazione per il Pd al governo. Ora,attorno alla Costituzione, è urgente avviare un processo unitario per la rifondazione della sinistra,di cui si avverte il bisogno anche in Umbria, ad iniziare dai lavoratori,dagli operai,dagli artigiani, dai piccoli esercenti, dai pensionati, dai giovani, dai precari».
Fratelli d’Italia «Leggo con qualche stupore che alcuni leader del Pd – scrive Alfredo De Sio dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Alleanza nazionale – dichiarano che l’Italia ancora una volta ha scelto di non cambiare. E’ esattamente il contrario, gli italiani hanno risposto esattamente alla personalizzazione che Renzi ha fatto delle regole costituzionali. La miopia che si perpetua ancora oggi nel guardare al voto degli italiani certifica la lontananza siderale che esiste tra i cittadini e la classe dirigente. Abbiamo condotto con caparbietà una campagna informativa verso i cittadini confrontandoci con le mistificazioni di un governo che ha utilizzato ingenti risorse finanziarie e armi di persuasione inconfessabili per condizionare il voto. In questo nuovo scenario il quadrilatero delle regioni ad egemonia Pd perde pezzi e tra questi l’Umbria. Un segnale chiaro che per quanto ci riguarda perseguiremo con una proposta che punti all’unità e aperta a i contributi di coloro che vorranno creare le condizioni per una netta discontinuità».
Il post di Andrea Pensi, responsabile Enti locali Pd Umbria e sindaco di Gualdo Cattaneo
La festa del consigliere regionale Marco Squarta (Fd’I) con alcuni esponenti del centrodestra umbro tra cui il deputato Pietro Laffranco (Fi)
Tutti per Narni Sul voto arriva anche il pensiero di Tutti per Narni che «esprime soddisfazione per il risultato ottenuto a Narni, anche in termini di affluenza. È stato respinto il tentativo fatto da un parlamento eletto con una legge che la corte costituzionale ha giudicato illegale, di rendere più debole la democrazia e assoggettarla ai desideri della grande finanza ed i poteri forti: gli stessi responsabili della crisi che dura da un decennio. Come ha più volte ricordato il prof Zagrebelsky: semplicemente una cattiva riforma sarebbe stata peggiorativa della Costituzione esistente. La riforma Boschi-Renzi avrebbe consegnato tutto il potere nelle mani di una sola persona. Per finire, una nota di colore locale: che farà il gruppo dirigente del Pd di Narni? Adesso che era diventato renziano o diversamente renziano, riscoprirà ipocritamente la sua matrice marxista dopo averla mandata al diavolo? E farà finta di niente?».
M5S Terni «Il M5S intende ringraziare – scrive il gruppo consigliare dei grillini a Terni – tutti i cittadini che si sono recati alle urne, indipendentemente dal voto espresso. Terni ha dato una grande prova democratica al di sopra del dato nazionale: più del 70 per cento dei ternani ha partecipato al voto. Nessuno fra gli elettori esce sconfitto da questa votazione, chi si batte democraticamente per le proprie ragioni non perde mai. L’unico sconfitto a nostro parere è chi, trincerato nella propria autoreferenzialità, ha ritenuto di non condividere attraverso percorsi democratici istituzionali, la riforma delle regole su cui si fonda la nostra democrazia. Una condotta che sembra contraddistinguere il Partito democratico a tutti i livelli istituzionali. Incuriosisce a livello regionale un dato politico rilevante. Lo scostamento tra la Perugia di Romizi, dove a governare è il centrodestra ed il Si stravince con percentuali schiaccianti e la vittoria del No a Terni dove il Pd ternano dimostra per l’ennesima volta un forte scollamento, persino tra i suoi stessi elettori. Incuriosiscono ancora di più le dichiarazioni del vicepresidente della giunta regionale Fabio Paparelli, ternano, che afferma: «L’Italia ancora una volta ha scelto di non voltare pagina. Hanno prevalso il rancore e la paura…Gli italiani non hanno capito l’importanza di questo passaggio». Da buon democratico vorrebbe cambiare i cittadini piuttosto che interrogarsi sui perché del disastro verso cui ha condotto il suo partito. Quasi il doppio dei cittadini si sono recati alle urne rispetto al ballottaggio 2014, quello che ha eletto sindaco Leopoldo Di Girolamo. Facciamo quindi un invito caloroso ai cosiddetti democratici: accettate con serenità l’esito referendario e cambiate presto aria ma senza incolpare rabbiosamente i cittadini. Chi è causa del suo mal pianga se stesso».
Paolo Crescimbeni «L’intellighentia della sinistra di stampo capalbiese – spiega Paolo Crescimbeni, consigliere d’opposizione ternana del Gruppo misto – che accoglie gli immigrati a casa degli altri e non propria, la casta detentrice del politicamente corretto, la grande finanza ispiratrice dei media nazionali e non solo, ieri notte era atterrita, sbigottita dinanzi al risultato di un autentico voto popolare e patriottico che ha detto no a operazioni di potere mascherate da grandi riforme, no all’arroganza eletta a sistema, no all’uso spregiudicato delle pubbliche risorse per la caccia al consenso. E’ finita l’era dei furbi e dei mariuoli travestiti da grandi timonieri, il popolo ha iniziato a prendere consapevolezza dei propri poteri e della propria capacità di indirizzo politico. Sarà così presto anche a Terni dove il No ha vinto e dove la decrepita classe politica, che pretende ancora di governare, ha già ricevuto un primo avviso di sfratto. E’ ora necessario, senza esitazioni e senza compromessi, accelerare il processo di decomposizione politica da tempo in atto e, con una nuova progettualità, già da molti maturata e condivisa, dare la spallata finale a quanti oggi ancora tentano di restare attaccati a quelle poltrone acquisite solo grazie a massicce operazioni clientelari. Un’era è finita, ne sta iniziando un’altra caratterizzata dai valori dell’onestà dei comportamenti, della capacità e competenza, della visione strategica e lungimirante dell’iniziativa politica. I cittadini di Terni intendono esprimere nuove rappresentanze e con esse riappropriarsi del governo della loro città».
Sinistra per Terni «Bisogna prima di tutto – spiega Silvano Ricci, coordinatore di Sinistra per Terni – ringraziare i cittadini per essere andati a votare, questo è già un risultato enorme perché la gente aveva perso anche l’abitudine al voto. Venti punti di distacco tra Sì e No sono tantissimi. Crediamo che adesso la sinistra possa trovare degli spazi enormi su cui lavorare per il futuro, anche perché quello che la gente ha detto è chiaro: un uomo solo al comando non interessa, la gente vuole partecipazione. E Sinistra per Terni è disponibile a questo percorso e a dare il proprio contributo. Andiamo avanti con questa idea di portare la sinistra ternana, come abbiamo fatto in Regione e in Comune, ad essere un punto di riferimento. Mai come adesso c’è bisogno di sinistra. Il volere della gente è stato chiaro, ora vedremo come il Pd risolverà questa situazione problematica».
Il post di Daniela Pimponi, responsabile Ambiente Pd Terni
Lega Nord «L’Umbria – scrive Stefano Candiani in una nota – che doveva essere la roccaforte che garantiva a Renzi la maggioranza, alla fine, non lo è stata. Questa modifica costituzionale non aveva come obiettivo il bene dei cittadini, ma il garantire gli interessi delle lobby e dei finanziatori che hanno ispirato la riforma tramite Renzi. E l’azione della Lega Nord, insieme ad altri schieramenti, ha fatto in modo di scardinarla. Nel corso di questo viaggio abbiamo incontrato tanta gente e partecipato a quasi cento incontri pubblici, nei quali abbiamo raccolto la delusione delle persone per quelle aspettative sul lavoro, sulla sicurezza e sulla tutela dell’ambiente, che la politica regionale e la politica di Renzi hanno tradito. Respinto l’assalto dei poteri forti e delle lobby alla costituzione e caduto il governo Renzi, ci resta adesso il dovere di costruire un’alternativa seria dalla quale non vogliamo escludere nessuno, purché le parole d’ordine siano condivise e chiare: prima gli italiani, prima i lavoratori, gli artigiani e gli agricoltori, prima la democrazia. Questi sono per noi degli imperativi categorici e dei doveri per i quali ci impegniamo senza riserva di energie. L’abbiamo fatto in questa campagna elettorale e continueremo a farlo, portando alla luce tutte le schifezze che in Umbria il Pd ha nascosto, come con la gestione dei rifiuti. Non illudiamoci: Renzi ha creato un sistema di potere che cercherà ancora di condizionare e togliere spazio democratico ai cittadini. L’abbiamo dimostrato in questa campagna referendaria e continueremo a farlo. Difenderemo gli umbri e le democrazia anche per chi ha votato sì». «Esprimo grande soddisfazione – spiega Emanuele Fiorini, consigliere regionale – per l’esito del referendum. La vittoria del no ha trovato conferma anche in Umbria e soprattutto nella provincia di Terni, dove è stato espresso un voto che rispecchia il forte disappunto dei cittadini verso le politiche della giunta Di Girolamo. Ora è arrivato il tempo di tirare le somme: chi ha perso si faccia da parte, chi ha sostenuto la riforma, nelle schiere dell’opposizione, venga allo scoperto e decida una volta per tutte da che parte stare. Non è più tempo degli inciuci di palazzo, non è più tempo di accordi sotto banco».
