Un reddito di cittadinanza distribuito a pioggia è impossibile, in Umbria come nel resto d’Italia. Piuttosto si deve parlare di «reddito di inclusione attiva». La mozione targata Movimento 5 stelle, che nel corso delle scorse settimane ha raccolto consensi sia nel centrosinistra che nel centrodestra, è arrivata al confronto nudo e crudo con i numeri, ovvero con le risorse a disposizione. Se ne è parlato a Palazzo Cesaroni in una riunione congiunta di Prima e Terza commissione, che hanno ascoltato l’assessore Fabio Paparelli.
La tempistica Il presidente Smacchi, in apertura di seduta, ha ricordato che la mozione è già stata discussa dall’Assemblea legislativa che ha dato mandato alle commissioni consiliari di analizzarla, tanto dal punto di vista finanziario quanto da quello sociale, per predisporre una proposta entro 90 giorni da rinviare in Aula. Le commissioni torneranno a riunirsi in maniera congiunta per affrontare questo argomento anche con l’assessore al sociale Luca Barberini, che a Umbria24 ha ribadito che «non ci sono le risorse per interventi a pioggia».
DIBATTITO SUL REDDITO DI CITTADINANZA
Pochi soldi a disposizione L’assessore Paparelli ha esordito dicendo ai commissari che «il Governo sta lavorando ad una proposta di “reddito di inclusione attiva”. Secondo me serve vedere quale misura metterà in campo l’Esecutivo nazionale e poi integrarlo con le risorse regionali, che pensiamo possano essere tra i 5 e i 10 milioni di euro in cinque anni. Intanto dobbiamo fotografare la situazione umbra per capire bene la platea sulla quale agire. La scorsa settimana – ha spiegato Paparelli – la Conferenza Stato-Regioni ha avuto un incontro con il ministro Poletti per un esame delle intenzioni dell’Esecutivo e di quello che sta accadendo a livello regionale. È emerso che diverse regioni si stanno muovendo autonomamente per il sostegno alla povertà. Da più parti è emersa la richiesta di chiarimento al Ministro sulla proposta governativa. In questo modo come Regione potremmo lavorare ad un’integrazione dell’azione del Governo decidendo se aumentare la platea dei soggetti coinvolti, oppure implementare il reddito dato dal governo, oppure allargare ad ulteriori fasce rimaste escluse».
La platea dei beneficiari Paparelli ha specificato che «il governo sta pensando ad una misura orientata alle persone all’interno del nucleo familiare con Isee sotto ad una determinata soglia: tremila o seimila euro, ovvero quelle in povertà assoluta o relativa. In Italia sono circa un milione 470 mila le famiglie in condizione di povertà assoluta (5,7 per cento), per un totale di circa 4 milioni di residenti (6,8 per cento). Nel centro Italia la povertà assoluta è del 4,8 per cento, al nord 4,2, al sud 8 per cento. Dobbiamo capire la situazione in Umbria. Per quanto riguarda le risorse il Governo sta pensando a un miliardo e mezzo all’anno, di cui 1,2 provenienti dal fondo sociale europeo, con le quali si immagina di dare 400 euro al mese alle persone in povertà assoluta, da valutare per quanto tempo. Un’ipotesi che coinvolgerebbe 4-5 mila famiglie umbre. La Regione ha dai 5 ai 10 milioni in cinque anni (quindi 1-2 milioni all’anno) per integrare l’azione del governo. Risorse che ha un senso usare per integrare, mentre da sole non hanno senso. Da considerare che questa azione dovrebbe essere concretamente gestita dai centri per l’impiego che ora sono in una fase di transizione. Secondo me dobbiamo legare il tema dell’inclusione sociale con tirocini presso le aziende per creare una prospettiva, anche perché i dati ci dicono che in Umbria circa un terzo di queste esperienze portano poi all’assunzione. L’attenzione agli inabili al lavoro deve coinvolgere anche i servizi sociali dei Comuni, le Asl e i centri per ‘impiego».
M5s: «Ok integrazione» Il capogruppo del M5s, padre della proposta, ha giudicato positivamente l’idea di «integrare le risorse del Governo e usare le nostre come complementari. Speriamo – ha aggiunto – che l’incertezza dell’esecutivo si chiarisca entro breve. Possiamo pensare di partire dagli inabili al lavoro perché il loro assegno è di 280 euro al mese, una cifra con la quale non si vive. L’Istat ci dice che gli indici di povertà relativa in Umbria dal 2013 al 2014 è salito del 14 per cento, passando dal sette all’otto per cento della popolazione. La speranza è che il nostro intervento possa arrivare il più vicino possibile alla soglia di povertà relativa. Questo problema va affrontato con iniziative innovative e creative. Dobbiamo capire come si stanno muovendo le varie regioni europee con interventi sussidiari».
Il dibattito Silvano Rometti (Psi) ha invitato a «sollecitare il governo a fare le cose in fretta. Intanto è opportuna l’analisi delle platee da coinvolgere». Il capogruppo Pd Giacomo Leonelli, ha giudicato «convincente l’idea di aspettare le decisioni del governo. La tempistica è giusta: intanto fotografare la situazione, a novembre discutere su come intervenire per poi formalizzare la nostra proposta a dicembre. Vanno tenuti in particolare considerazione i giovani». Per Attilio Solinas (Pd) «il tema centrale è selezionare bene le categorie sulle quali intervenire», mentre per Andrea Smacchi (Pd) «l’obiettivo del nostro intervento deve essere il reinserimento lavorativo». La proposta di Emanuele Fiorini (Lega)è di «assegnare dei buoni da spendere per i servizi pubblici, per fare la spesa, per gli asili. Buoni da dare a chi ha la residenza nella nostra regione da almeno dieci anni». Secondo l’altra esponente 5 stelle Maria Grazia Carbonari «il reddito di cittadinanza è un risarcimento per mancato procurato lavoro, perché lo Stato non è riuscito a contrastare il problema della mancanza di lavoro». Infine Sergio De Vincenzi (Ricci presidente) chiede di «partire dall’aiuto alle famiglie numerose perché dove ci sono figli c’è il futuro della società».
