di Redazione Umbria24
La parola d’ordine del momento è reddito di cittadinanza. La marcia Perugia-Assisi di Beppe Grillo ha dettato uno dei temi su cui spera di catalizzare voti in questa campagna elettorale delle regionali. E, inaspettatamente, ha trovato sponda nel “nemico”, cioè il presidente leghista della Lombardia Roberto Maroni, che ha annunciato la volontà di realizzarla nella sua regione.
No della lega a Maroni Il presidente lombardo ha annunciato la sperimentazione, dicendo di voler utilizzare i denari europei del Fondo sociale europeo «destinati alla lotta alla povertà». Ma l’annuncio è stato accolto male dalla maggioranza che sostiene Maroni, bocciato sia da Forza Italia che dalla stessa Lega Nord. Salvini ha tagliato corto: «C’è bisogno di lavoro, non di mance».
In Umbria? Ma cosa ne pensano i candidati umbri alla presidenza della Regione? Ovviamente favorevole il pentastellato Andrea Liberati, che però boccia la soluzione Maroni dell’utilizzo di fondi europei «perché – dice – sono fondi a destinazione prefissata». Secondo i conti del M5s per una platea di 125 mila umbri servirebbero circa 230 milioni annui da ricavare in un bilancio, però rigidissimo come quello della Regione.
La ricetta del M5s «Come li troviamo? Cento – spiega – sono quelli della parte libera del bilancio, che oggi vanno in “marchette”, 80 vengono dai nuovi canoni delle acque minerali, 50 dal settore idroeletrico che attualmente non paga niente rispetto a quanto dovrebbe. E questi numeri – specifica Liberati – sono certificati anche da Legambiente. Altri 46 milioni circa dovrebbero arrivare dal risparmio del 2% sul bilancio della Regione, che è di due miliardi e 300 milioni. E in questo modo si potrebbe contenere il disagio di 125 mila umbri, costretti a vivere nell’indigenza».
Marini La presidente uscente Catiuscia Marini non chiude completamente la porta all’ipotesi ma fissa una serie di paletti: «Nell’ottica – dice a Umbria24 – delle iniziative già intraprese dal Governo, credo nella possibilità di attivare una misura temporanea, attraverso le risorse del Fondo sociale europeo e in accordo tra Regione e Governo, a sostegno di chi è in difficoltà. Questo però nell’ottica non di dare vita ad uno strumento di assistenza tout court, bensì ad un qualcosa che vada nella direzione di aiutare le persone a trovare un lavoro».
Ricci: «È materia statale» Non è entusiasta della proposta di Maroni, il candidato del centrodestra Claudio Ricci. «Il reddito di cittadinanza non compete alle Regioni ma al Governo e un candidato dovrebbe saperlo», afferma. «Quello che possono fare le Regioni – aggiunge – è sollecitare l’iniziativa in sede di ‘Conferenza Stato-Regioni’». Incalzato rispetto al fatto di essere favorevole o meno a una iniziativa regionale, in caso di vittoria, che vada in tale direzione, Ricci risponde: «Fare parole è molto facile, amministrare è un’altra cosa. Il reddito di cittadinanza è una ‘Delega’ che compete al Governo. I cittadini non vanno presi in giro, va detto loro che le Regioni possono attivare altre forme di sussidi. In questo caso la mia parola è particolarmente incisiva perchè si fonda su un fatto concreto. Nel Comune di Assisi sono riuscito a risparmiare il 10% sulla spesa corrente in soli tre anni, abbattendo l’aliquota Irpef a zero. Questo intendo fare anche in Regione, in tre anni, recuperare un 10 percento dalla spesa corrente, una cifra considerevole da indirizzare anche a iniziative di questo tipo. Questo è essere seri e concreti».
