di Dan.Bo.
In attesa dell’abolizione, lo ‘svuotamento’. Il Consiglio dei ministri di venerdì ha infatti approvato un disegno di legge con il quale, in attesa della riforma costituzionale che punta alla loro abolizione, le province vengono di fatto svuotate. Una sorta di regime transitorio dove le funzioni di area vasta «di cui viene riconosciuta la necessità» vengono assegnate ai sindaci, «che se ne occupano – è scritto nel comunicato di palazzo Chigi – a titolo gratuito e che si riuniscono in enti di secondo livello». I presidenti attualmente in carica hanno ora venti giorni per convocare i primi cittadini e dare vita «ad un ente di secondo grado semplificato». Al posto di presidenti e consigli provinciali eletti con normali tornate elettorali, si avranno sindaci e presidenti delle Unioni.
Cosa cambia Un’assemblea eleggerà al suo interno il presidente della Provincia mentre un organo più ristretto, il Consiglio, svolgerà la funzione di indirizzo. Tutte cariche che verranno ricoperte a titolo gratuito. Come accennato, le funzioni saranno ridotte e riguarderanno essenzialmente la pianificazione di territorio, ambiente, trasporto e rete scolastica. L’unica funzione di gestione diretta riguarderà la pianificazione, costruzione e manutenzione delle strade provinciali. Sarà poi una legge regionale a trasferire, insieme alle competenze, il personale e il patrimonio a Comuni, Unioni dei Comuni o Regioni, mentre la maggior parte delle funzioni attualmente svolte dalle Province saranno assegnate ai municipi.
POLLI E GUASTICCHI: OPERAZIONE BECERA
Delrio: nessun rinnovo nel 2014 Il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio è fiducioso sul buon esito del percorso e ritiene che nel 204 non ci saranno rinnovi delle amministrazioni provinciali: «Pensiamo – ha detto venerdì – di convincere il parlamento che sia necessario. Siamo pieni di speranza e fiducia ma – scherza – non di certezze». Secondo il ministro con l’eliminazione delle Province si potrebbe risparmiare un miliardo. Nel dettaglio, 120 milioni arriverebbero dagli emolumenti ai politici, mentre grazie all’accorpamento ne arriverebbero altri 600-700.
Gli enti intermedi «Con il ddl approvato oggi – continua – rimarranno solo due livelli territoriali, ovvero Regioni e Comuni e in mezzo l’organizzazione delle aree vaste e le città metropolitane: una riforma che si attende da 30 anni e che vedrà le città metropolitane con funzioni strategiche. Si azzera tutta una classe intermedia politica ma non crediamo si azzeri così la democrazia». Nel mirino del governo però non ci sono solo le Province. Delrio infatti in conclusione ha spiegato che a breve partirà un programma per individuare tremila enti intermedi che andranno soppressi o ridotti. Il testo dovrà ora passare al vaglio della Conferenza Unificata e poi tornare nuovamente al Consiglio dei ministri per il varo definitivo.

Cari ragazzi, vi prego di leggere queste righe fino in fondo e poi agire. Non abbiamo più tempo.
Riprendo un mio pensiero espresso a proposito del “Partito delle Province”, proposta scaturita per felicissimo paradosso dell’articolo di Rizzo&Stella:
***
Una grande Idea, per paradosso! Io non osavo ambire a tanto, ma adesso è molto diverso.
Assolutamente d’accordo sulla creazione partito delle Province, vedrete che per gli italiani sarà come andare a votare il “partito della mamma”. Un successone stra-garantito.
Io però sarei ancora più felice se accanto ad una espressione di affetto e di attaccamento all’ente più consustanziale agli italiani, Cattaneo scriveva che “chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminerà sempre nell’arena”, ponessimo come secondo soggetto, oltre a Province, l’Europa e cioè:
“Partito delle Province Unite d’Europa”.
E’ come se proponessimo un’Europa con le Province come la Svizzera dei Cantoni, che in media ospitano la metà dei cittadini delle nostre province. Le quali province potrebbero pertanto anche essere aumentate, altro che eliminate, in accordo con i desiderata dei cittadini sovrani e paganti, cioè “proprietari” non so se mi spiego.
Per ulteriori chiarimenti Vedi:
http://www.losio.com/rue/ItaliadelleCentoCittMANIFESTO.html
***
e rilancio con entusiasmo!
Una grande Idea, per paradosso! Io non osavo ambire a tanto, ma adesso è molto diverso.
Assolutamente d’accordo sul partito delle Province, vedrete che per gli italiani sarà come andare a votare il “partito della mamma”. Un successone stra-garantito.
Io però sarei ancora più felice se accanto ad una espressione di affetto e di attaccamento all’ente più consustanziale agli italiani, Cattaneo scriveva che “chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminerà sempre nell’arena”, ponessimo come secondo soggetto, oltre a Province, l’Europa e cioè:
“Partito delle Province Unite d’Europa”.
E’ come se proponessimo un’Europa con le Province come la Svizzera dei Cantoni, che in media ospitano la metà dei cittadini delle nostre province. Le quali province potrebbero pertanto anche essere aumentate, altro che eliminate, in accordo con i desiderata dei cittadini sovrani e paganti, cioè “proprietari” non so se mi spiego.
Per ulteriori chiarimenti Vedi:
http://www.losio.com/rue/ItaliadelleCentoCittMANIFESTO.html
___
PARTITO DELLE PROVINCE UNITE D’EUROPA!
Partecipate con entusiasmo!!!
Gli faremo vedere i letta verdi!
___
Sottotitolo:
COSTRUIAMO L’EUROPA DAL BASSO!
Partendo dal basso ed usando correttamente sussidiarietà e cooperazione, le regioni sarebbero perfettamente inutili e potremmo risparmiare un bel po’ di soldi ed avere uno Stato più snello. Infatti Comuni e Province (ed il caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano sta a dimostrarlo) possono tranquillamente gestire tutti i compiti che oggi sono assegnati alle Regioni.
I piccoli Cantoni svizzeri hanno compiti di molto superiori agli attuali compiti regionali e superiori perfino a quelli che la Bicamerale aveva previsto per le Regioni anche nelle versioni più spinte e “federaliste”. Addirittura molti compiti che in Italia sono regionali, sono in Svizzera assegnati ai Comuni, i quali vi assolvono perfettamente ed assai meglio.
Il problema non è la dimensione (maggiore la dimensione, maggiori i compiti) ma esattamente il contrario:
minori le dimensioni e minori saranno i problemi a gestire una determinata materia,
minori saranno anche i costi,
maggiore sarà la rapidità della soluzione del problema e la soddisfazione del cittadino.
Per chi è abituato a sentir parlare di “economie di scala” l’affermazione suona strana, ma una occhiata ai compiti dei comuni e del cantoni svizzeri (anche fermandoci alla parte italiana della Svizzera) ed ai bilanci consuntivi, dimostra proprio che nelle realtà più piccole ci sono i costi minori ed i servizi migliori. Inoltre sommando i costi dei tre livelli (comunale, statale e federale) otteniamo un totale proporzionalmente inferiore a quello italiano.
Se tra Comuni e Province ci fossero problemi c’è appunto il principio di cooperazione (ad esempio tra Province di uno stesso bacino) che mette in grado anche piccoli territori di operare con successo in un numero incredibile di campi. Ecco che le Regioni potrebbero allora essere pensate come un elemento federativo di Province, anche su scala più grande dell’attuale.
Queste Regioni, o Macro Regioni, sarebbero a loro volta elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano.
A nostro modo di vedere c’è sempre stata in Italia questa confusione di ruoli.
La regione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone dell’Europa.
___
“Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani.”
Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Manifesto di Ventotene, 08/1941