Catiuscia Marini

La giunta regionale dell’Umbria esprime la propria contrarietà al Decreto legge approvato dal governo in merito al riordino delle Province in Italia, con particolare riferimento alla proposta di riassetto per l’Umbria. La netta posizione dell’esecutivo regionale, assunta al termine dei lavori odierni della Giunta, è riferita innanzitutto al fatto che il Decreto legge non ha preso in considerazione in alcun modo il percorso svolto in Umbria sia in sede di Consiglio delle autonomie locali, sia di Consiglio regionale e delle indicazioni emerse che, nel rigoroso rispetto di quanto previsto dalla legge “135” (spending review), ponevano la necessità di un assetto istituzionale regionale basato su due aree provinciali.

La volontà dell’Umbria La presidente  Catiuscia Marini ha riferito che «la Giunta regionale intende rilanciare con forza questa posizione ed auspica che in Parlamento, sede di conversione in legge del decreto, vengano fatte valere le ragioni dell’Umbria e di tutta la sua comunità, innanzitutto nel rispetto del percorso istituzionale effettuato, e in considerazione della specificità del caso umbro che non ha equivalenti in tutta Italia. In tal senso – ha aggiunto Marini – chiediamo a tutte le forze politiche umbre con rappresentanza in Parlamento di farsi interpreti della volontà dell’Umbria e delle sue istituzioni».

Deroga per Terni Marini ha quindi sottolineato che «l’esecutivo regionale contesta radicalmente, inoltre, la scelta effettuata dal Governo di prevedere deroghe solo per alcune realtà del Paese e si chiede in subordine al suddetto percorso una deroga perla Provincia di Terni, in considerazione proprio del fatto che solo in Umbria – tra le Regioni nelle quali si verificherà l’esatta coincidenza del territorio tra Regione e nuova Provincia – vi sono le condizioni per il totale rispetto dei criteri (numero di abitanti e superficie)individuati dallo stesso Governo per il mantenimento dell’istituzione provinciale».

Corte costituzionale «Qualora, anche in sede di conversione in legge del decreto non dovessero essere introdotte dal Parlamento le modifiche auspicate dalla Giunta regionale – afferma la presidente -, la stessa promuoverà ricorso di fronte alla Corte Costituzionale a tutela della legittimità e correttezza del percorso effettuato dal Consiglio delle autonomie locali e dal Consiglio regionale dell’Umbria, nonché delle prerogative di una regione spesso individuata come riferimento di virtuosità e che al contrario vedrebbe minata la sua autonomia, mentre con responsabilità si è impegnata con concrete azioni di riforme istituzionali volte al contenimento delle spese, ma anche – ha concluso la presidente – alla salvaguardia dei servizi essenziali per il cittadino».

Ronconi critico Per l’ex senatore e attuale capogruppo Udc in Provincia di Perugia, Maurizio Ronconi «la regione dell’Umbria conosceva da tempo i contenuti ed anche l’epilogo del decreto governativo sulle province, ha perso tempo illudendosi e soprattutto illudendo i territori. Ora a decreto approvato, dopo che altre regioni, ma non l’Umbria, da tempo hanno promosso ricorsi costituzionali contro il decreto,la Giunta regionale propone un inutile e tardivo ricorso invece di impegnare i parlamentari a presentare un emendamento in sede di conversione per l’indicazione di capoluogo Terni al fine di garantire il necessario riequilibrio territoriale. Perseverare negli errori è davvero imperdonabile e la strada intrapresa dalla Regione porterà inevitabilmente ad un altro fallimento, quello definitivo, con la conseguenza di una regione che presto non avrà neppure l’autorevolezza per difendere se stessa e la sua autonomia. La tentazione della sinistra umbra di appropriarsi delle questioni istituzionali è sempre la stessa dimenticando per altro che, a decreto invariato, l’organo di governo delle province sarà rappresentato dal Presidente e dal Consiglio e non più dalla giunta e dunque i passaggi che porteranno alle nuove province non potranno che gestiti collegialmente».