Pietro Ichino a Perugia (Foto Maurizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Fa memoria il professore Pietro Ichino – in visita a Perugia per la campagna elettorale per la lista Monti, con cui è candidato – del risultato delle Primarie che a Perugia hanno visto Matteo  Renzi conquistare un significativo risultato e rilancia la sfida rivolgendosi proprio a quell’elettorato: «Chi ha sostenuto Renzi è più vicino a noi che a questo centro-sinistra», ha detto alle telecamere di Umbria24.

L’incontro E’ scortato Pietro Ichino a causa dei noti rischi legati alle sue idee sul lavoro che gli sono costate minacce gravi. Giunge a Perugia da Milano direttamente in mattinata, «anche per risparmiare – dicono gli organizzatori – i costi che avremmo dovuto sostenere per l’albergo, visto che autofinanziamo la nostra campagna elettorale» e subito dopo si è diretto a palazzo dei Priori dove ha incontrato i sostenitori a cui ha illustrato le cifre e i dati con cui ha voluto dimostrare l’«efficacia» del governo Monti e la «capacità di salvare il paese dal rischio default».

ICHINO A PERUGIA. LA GALLERY

L’opportunità dell’euro E’ partito dall’opportunità dell’euro contro chi sostiene invece il «ritorno alla lira», il professore Ichino spiegando come il tasso di interessi sul debito, grazie  alla nuova moneta, è passato repentinamente dal 14 al 4 percento. Ichino ha ha spiegato il rischio di un ritorno ai vecchi tassi di interesse con l’ipotesi del ritorno alla moneta nazionale.

LA VIDEOINTERVISTA A ICHINO

Debito e spesa pubblica Dal 2001 al 2011 – ha detto Ichino – il debito è aumentato del 40%, a fronte di un aumento di spesa corrente, «ovvero sprechi – ha sottolineato-» pari a 206 miliardi di euro. Insieme alla spesa sono aumentate anche le tasse, ma non per gli stessi importi, quindi per la parte restante si sono coperte le spese aumentando ulteriormente il debito, ha detto ancora il professore che ha così bocciato la politica italiana dell’ultimo quindicennio.

Lavoro Sui temi del lavoro Ichino ha sostenuto la non percorribilità della ricetta della sinistra, «dalla Cgil a Fassina», basata sulla spesa pubblica. «Bisogna fare incontrare la domanda e l’offerta di lavoro – ha detto – con la coerenza tra i percorsi formativi scolastici e l’impiego lavorativo e attraverso un migliore funzionamento delle agenzie e degli istituti di collocamento al lavoro. Ci sono realtà del paese – ha detto ancora – nelle quali le aziende non riescono a trovare l’occupazione di cui necessitano e i lavoratori non trovano un posto di lavoro. Questi due mondo devono comunicare meglio. Abbiamo bisogno di uno straordinario piano del lavoro che introduca novità in grado di mettere il paese al passo con gli altri grandi paesi europei» Sullo stesso tema Ichino ha illustrato come in Italia soltanto il 5% dei giovani dichiara di prevedere di fare un lavoro manuale, a fronte del 40% dei giovani svedesi. E ha detto ancora che nel nostro Paese ci sono 20 mila ingegneri in meno rispetto alle richieste e 15 mila laureati in più, in Scienze politiche, rispetto a quanti ne richiede il nostro mercato del lavoro.

Pensioni A chi dal pubblico ha accusato la Fornero di «gravi responsabilità» rispetto al problema degli esodati, Ichino ha risposto che il ministro Fornero «in pochissimo tempo» ha dovuto realizzare una riforma che «doveva essere fatta gradualmente nell’arco di 15 anni». Ha poi ricordato che siamo il paese che fino a pochi anni fa, nonostante l’aumento degli anni di vita e anche della qualità, abbiamo mandato in pensione lavoratori a 50 anni e nel pubblico impiego a 40. «Occorre pensare e programmare una anzianità attiva», ha detto Ichino.

I particolari nella videointervista