Andrea Romizi e Giuliano Giubilei (foto U24)

di Daniele Bovi

Uno degli elementi da tenere in considerazione in vista del voto di domenica, a Perugia come negli altri 62 comuni al voto, sarà quello dell’affluenza. Tra le mani gli elettori perugini si ritroveranno la scheda elettorale più grande dal 1993 a oggi, anno in cui è entrata in vigore l’elezione diretta del primo cittadino, sperimentata per la prima volta nel capoluogo umbro nel 1995: dieci i candidati sindaco, 22 le liste a supporto e ben 631 aspiranti consiglieri (uno ogni 195 elettori). Tutti numeri record i cui effetti sull’affluenza andranno valutati: basteranno da soli a tenere alta la percentuale oppure no?

INTERATTIVO: AFFLUENZA E LO STORICO DEI RISULTATI

‘Spariti’ 20 mila elettori Domenica sarà la sesta volta che la città eleggerà in modo diretto il primo cittadino e nel corso degli anni il numero di aventi diritto è rimasto sostanzialmente identico, oscillando tra i 125 mila e i 128 mila (domenica saranno 128.776). Nel 2014 è stato toccato il punto più basso per quanto riguarda l’affluenza: poco meno del 70 percento al primo turno (88.956 elettori) e il 49 percento al ballottaggio che, a Perugia, ha rappresentato una novità assoluta. Come si può notare guardando le infografiche in fondo all’articolo, l’andamento nel corso delle diverse tornate è stato altalenante: dopo i 108 mila votanti del 1995 (86%), si scende ai 99 mila del 1999, e da qui c’è una sostanziale stabilità fino al calo del 2014. Insomma, in poco più di 20 anni sono ‘spariti’ 20 mila elettori.

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Le soglie In attesa di capire se domenica le percentuali saranno ancora più basse, una certezza c’è: nei più importanti Comuni umbri andati al voto nel 2018 non ce c’è uno dove l’affluenza sia cresciuta rispetto alla tornata precedente. Terni è passata dal 67,5% al 59%, Spoleto dal 69% al 60% e Umbertide dal 75% al 70%; unico segno più a Corciano, comunque in un quadro di bassa partecipazione (dal 55% del 2013 al 58% dell’estate scorsa). Un’affluenza bassa farebbe di sicuro piacere alle liste più piccole: per accedere alla ripartizione dei seggi infatti serve conquistare almeno il 3% dei voti; ipotizzando la stessa affluenza di cinque anni fa ne basterebbero meno di 2.700, mentre se si dovesse scendere fino al 60% la soglia minima sarebbe pari a poco più di 2.300 voti.

I 631 CANDIDATI DI PERUGIA

COME SI VOTA: LE REGOLE

Ai minimi Altrettanto interessanti i numeri che riguardano le due principali forze in campo, cioè centrosinistra e centrodestra. Dal 1995 al 2014 la differenza, letteralmente e politicamente, è quella che passa tra un secolo e un altro. In 20 anni il quadro politico è radicalmente differente e tra le novità più importanti c’è l’arrivo, anche a livello comunale, del tripolarismo che ha fatto sentire i suoi effetti sul voto del 2014, dove centrosinistra e centrodestra hanno toccato, in termini assoluti, i loro punti più bassi. Il centrosinistra nell’anno dello storico ribaltone al primo turno conquistò 39.582 voti mentre il centrodestra di Romizi, che poi al ballottaggio dilagò, 22.375; mai il bacino dei due principali schieramenti era stato così ristretto.

IL BRAND ROMIZI SUI MURI DELLA CITTÀ

Assetti diversi Cinque anni dopo gli assetti sono molto diversi: nel centrosinistra Giuliano Giubilei potrà contare sulla metà dei candidati di Romizi e, per la prima volta, sarà assente la galassia a sinistra del Pd, partito che dovrà fare i conti con le conseguenze di Concorsopoli e del caos legato alle dimissioni di Catiuscia Marini, il tutto nell’ambito di una partita che era molto complicata anche prima dei fatti dell’ultimo mese e mezzo . Dall’altra parte c’è un nuovo centrodestra che è in realtà una coalizione assai eterogenea, spaziando dall’ex vicesindaco del centrosinistra (sponda Psi) Nilo Arcudi alla Lega, passando per l’ambientalismo di Barelli e la lista moderato-cattolica di Progetto Perugia, che si pone come vero competitor della Lega. A tentare di tenere unito il tutto il sindaco uscente Andrea Romizi che, con la sua immagine, ha rappresentato l’arma principale del centrodestra in campagna elettorale.

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