martedì 23 luglio - Aggiornato alle 19:43

Sui muri di Perugia Andrea Romizi diventa un brand e l’angelo custode del consenso

Col suo volto e la sua figura è il garante e il collante di una coalizione che ha nel sindaco il vero capitale sociale

Uno dei manifesti elettorali di Romizi

di Daniele Bovi

Scherzando, ma forse neanche troppo, un uomo a lui vicino anni fa spiegava che «noi, ogni tanto, ad Andrea gli tocchiamo la gobba». Lasciando da parte l’uso politico-scaramantico del corpo del sindaco, peraltro non afflitto da alcuna deformazione andreottiana, il volto e il corpo di Romizi hanno assunto in questa centrale fase della campagna elettorale (al voto manca meno di un mese) un ruolo di primaria importanza. Le elezioni amministrative sono un appuntamento elettorale in cui il ruolo della persona – della figura del candidato con il suo bagaglio di credibilità, di immagine, di esperienza e in generale di vissuto – rappresenta un elemento chiave della competizione. E a Perugia probabilmente mai come in questa occasione, dalle parti del centrodestra ma non solo, ciò è stato vero.

ÜberSindaco Andrea Romizi nelle mani di Michele Fioroni, assessore uscente e in questa fase regista della campagna elettorale, è diventato un vero e proprio brand, che prescinde e va oltre la miriade di liste che lo sostengono; un prodotto politico riconosciuto e riconoscibile con il proprio logo, la «R» circondata dalle parole «Perugia, Romizi, futuro». Volendo potrebbe essere il simbolo del PdR, il Partito di Romizi, che stampato in grande sulle magliette colorate pensate per la sua campagna elettorale, porta alla mente quasi la «S» di Superman, tanto che a Ponte Felcino è stato lo stesso sindaco a ridimensionarlo un po’: «Non sono un Superman». Tutto sommato si tratta di un punto di caduta politicamente razionale, di una evoluzione logica di una storia iniziata nel 2014 quando Romizi alla sala della Vaccara si presentò, tra il primo e il secondo turno, da solo e senza simboli di partito per fare appello alle altre liste in vista del ballottaggio.

Una scelta funzionale La scelta in questa fase è dunque semplice, funzionale, logica ed efficace: puntare tutto o quasi sulla figura di Romizi e sul suo consenso personale che, come nel centrodestra hanno capito da un pezzo, rappresenta il vero capitale politico della coalizione. È lui, infatti, il garante e il collante di un progetto elettorale – concepito anche per arginare la forza della Lega e che in caso di probabile vittoria dovrà trasformarsi in progetto di governo – che spazia dalla «A» di Arcudi alla «P» di Pillon; quasi una riedizione, con le debite proporzioni, del jovanottiano «da Che Guevara a Madre Teresa». Oltre che sulle magliette di diversi colori, quasi come le serigrafie di Warhol, il nome di Romizi è presente su tutti i simboli delle liste. Domina quello di Progetto Perugia, quasi oscura quello di Fratelli d’Italia (tra le due formazioni sono volate battute velenosissime sulle dimensioni della scritta «Romizi»), mentre in altri è una presenza più discreta: là dove il Corpo del Capo è nettamente più potente e ingombrante infatti, come nei casi di Lega e Forza Italia, il nome del sindaco occupa uno spazio minore.

Il tocco A ulteriore testimonianza della forza elettorale della figura di Romizi, abbondano i santini dei candidati che si fanno toccare e abbracciare da questa sorta di angelo custode del consenso; perché in fondo, come insegna Augé, il toccare è anche il garantire la propria esistenza – in questo caso elettorale – entrando in relazione con l’altro. Anche alle politiche del marzo 2018 il sindaco era richiestissimo dai candidati del centrodestra, presente in foto ed eventi quasi più della Madonna del giro. Tra le immagini che compaiono in questa fase della campagna elettorale, ci sono quelle che raccontano il lavoro fatto in questi cinque anni su diversi fronti. La scelta è quella di usare dei numeri: dalla scuola («ventisette milioni») ai trasporti («sette minuti», riferendosi al progetto del metrobus), dalla banda ultralarga («un gigabit») alla riqualificazione dell’illuminazione pubblica («ventisette mila»). Temi concreti, tangibili e in grado di unire mentre altri, come le strade (per le quali è stato comunque fatto uno sforzo importante) o quelli in grado di dividere come Perugia 1416, vengono lasciati da parte.

Twitter @DanieleBovi

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