di Dan. Bo.
A poche ore dall’apertura dei seggi un pezzo del centrosinistra perugino salta in aria. Sono ben 26 le firme in calce ad un documento con il quale altrettanti esponenti di Sel dei circoli di Perugia Nord e Perugia Centro dicono addio al partito. Tra i motivi più importanti la candidatura nella lista vendoliana di Monia Ferranti, l’assessore passato nei mesi scorsi dal Pdci (con il quale ha ricoperto due mandati in consiglio essendo quindi incandidabile secondo le regole del partito) a Sel. Con lei anche un altro esponente ex Pdci come Francesco Francescaglia. «Abbiamo chiesto di condividere con il resto del partito, tra gli altri intendimenti – scrivono i 26 nel comunicato -, anche quello che non fosse auspicabile candidare nella nostra lista personalità provenienti da altre esperienze partitiche nelle quali avevano svolto ruoli di grande visibilità o di vera e propria dirigenza, se non all’esito di un significativo e disinteressato periodo di semplice militanza». I 26, tra i quali compare anche Fabio Faina, ricordano anche che nel codice etico da loro proposto c’era il limite dei due mandati ma nessuna delle due proposte è stata accettata dagli organismi dirigenti. «Con il più grande rammarico per le energie donate da ciascuno di noi al tentativo di affermare questo progetto – concludono -, consideriamo impossibile un nostro impegno per Sel». Più complessivamente, come spiega Paolo Pacifici a Umbria24, «il motivo dell’addio riguarda anche la connotazione di Sel a livello nazionale e locale. Un partito che non riesce più a rappresentare le istanze progressiste».
Granocchia: Scilipoti di sinistra La replica del coordinatore provinciale di Sel Giuliano Granocchia è dura: «Se ne vanno pochi rancorosi: «La notizia di alcune uscite da Sel sarebbe priva di interesse e di effetti se non fosse grottesca. Stupisce, infatti, vedere che chi fino a due mesi fa era ricandidato alla segreteria provinciale, oggi dica che l’esperienza di Sel nazionale non ha alcuna prospettiva di espansione. Chi perde il congresso se ne va, nel più classico schema da prima repubblica. Non ci rammarichiamo che se ne vadano questi Scilipoti di sinistra, intrisi di vecchi rancori, di settarismo e di una visione proprietaria del partito. Per mesi, infatti, hanno nascosto le loro ambizioni personali dietro la candidatura di Monia Ferranti e attaccato i nuovi iscritti a Sel. Noi stiamo facendo una splendida campagna elettorale con una lista aperta a volenterosi indipendenti che hanno scelto di contribuire al successo della sinistra e di Sel proprio perché certi personaggi non erano più protagonisti nel partito. Con la nuova segreteria provinciale e con il contributo delle compagne e dei compagni che hanno aderito a Sel abbiamo avuto 94 nuove iscrizioni solo negli ultimi due mesi. C’era un tappo che bloccava il partito a Perugia appena è saltato ci siamo allargati e siamo tornati a parlare con la città. Chi oggi se ne va aveva già provato, senza alcun successo, a sabotare la formazione della lista di Sel per il Comune di Perugia. Oggi prova con questi risibili mezzucci a danneggiarci in vista del voto, non ci riusciranno neanche stavolta». Di seguito riportiamo il comunicato dei 26 in forma integrale
Abbiamo aderito a SEL, molti di noi sin dal lontano 2009, convinti che questa potesse rappresentare appieno le nostre ambizioni di realizzare finalmente una nuova soggettività politica della sinistra capace di rispondere all’enorme richiesta di cambiamento proveniente dalla società, attraverso la quale mettere in campo una profonda e sincera opera di superamento delle pratiche consolidate dei partiti della sinistra radicale, che avevano decretato l’esaurimento della loro capacità di trasformazione della realtà e, conseguentemente, della loro attrattività elettorale. Auspicavamo che SEL divenisse il soggetto protagonista nella promozione di un rapido processo costituente di tutte quelle forze progressiste, ed in particolare di quelle non organizzate nella forma partito, che rifiutavano di annullarsi nell’alveo del PD e che, in uno sforzo reciproco di generosità, giungevano a porre le proprie ricchezze valoriali al servizio di un progetto comune. Il compimento di quest’opera di servizio al destino della sinistra italiana rappresentava il senso profondo e più alto del nostro impegno, all’esito del quale auspicavamo il raggiungimento del fine che tutti ci eravamo prefissi, ovvero il superamento stesso dell’esperienza di SEL. Questo è lo spirito che ha sospinto la nostra attività all’interno del circoli di Perugia, che ha dato anima e sostanza alle iniziative che siamo stati capaci di intraprendere sul territorio, su temi fondamentali quali i beni comuni, il diritto alla casa, alla moralità delle istituzioni e della politica, alla rivalutazione degli spazi di aggregazione e del verde pubblico, al recupero dei centri storici frazionali, alla messa in campo di un piano alternativo per la mobilità, sino alla denuncia del consolidarsi di preoccupanti infiltrazioni malavitose nel contesto cittadino, confermate puntualmente anche dagli ultimi eclatanti fatti di cronaca giudiziaria. Grazie a questo approccio abbiamo costruito quella credibilità che ci ha consentito di ridurre una parte della distanza che separa i cittadini di questo territorio dalla politica. Allo stesso modo, abbiamo sentito la naturale esigenza, sin dal momento della costituzione del Circolo Perugia Nord, di stilare un codice etico che stabilisse alcuni fondamentali principi attraverso i quali affermare una concreta diversità del nostro movimento anche per ciò che riguarda i criteri di scelta della propria classe dirigente e dei propri candidati alle elezioni. In ragione di ciò e della convinzione profonda che la più insopportabile delle patologie che affliggono la politica sia la totale autoreferenzialità delle classi dirigenti soventemente votate alla loro mera autoconservazione. Abbiamo chiesto di condividere con il resto del partito, tra gli altri intendimenti, anche quello che non fosse auspicabile candidare nella nostra lista personalità provenienti da altre esperienze partitiche nelle quali avevano svolto ruoli di grande visibilità o di vera e propria dirigenza, se non all’esito di un significativo e disinteressato periodo di semplice militanza. Avevamo anche proposto un limite massimo di due mandati elettorali per il medesimo consesso come già fatto da altri partiti e dallo stesso Partito Democratico. Ritenevamo di dover privilegiare le candidature nate da una consapevole militanza e, ancor più importante, di aprire alla cd società civile: alle associazioni, ai comitati, a coloro che riempiono con iniziativa e concretezza il “vuoto” politico di questo momento. Il partito, nei suoi organismi dirigenti, non ha ritenuto di fare proprio questo codice etico, che avrebbe rappresentato un elemento di reale differenziazione dalle altre forze in campo in vista delle prossime elezioni comunali (alle quali SEL, si ricorda, si affaccia come unica forza svincolata dall’obbligo di difendere propri esponenti in Consiglio ed in Giunta, dato che non ve ne sono di sua espressione). Emerge come dato inconfutabile dalla vicenda che ha immobilizzato il partito negli ultimi mesi che non siamo riusciti, nei momenti cruciali in cui siamo stati chiamati ad una scelta, ad affermare una reale discontinuità con il passato. Registriamo da tempo, l’affermarsi sia a livello nazionale che locale, di un dibattito regressivo tutto ripiegato all’interno dei gruppi dirigenti, incapace di parlare a quell’enorme massa di esclusi e delusi che, non a caso, hanno dirottato altrove le proprie attenzioni. Assistiamo al tentativo di affermazione di un’idea di partito novecentesco, nella quale l’apparato dirige dall’alto i processi decisionali e ne determina gli esiti, anche a costo di mortificare l’evidente orientamento della propria militanza. Riteniamo che questa fase sia la naturale conseguenza del non aver investito con lungimiranza in una nuova classe dirigente nata e cresciuta in SEL che si aprisse e parlasse al paese. Ciò che emerge con assoluta chiarezza analizzando il quadro politico nazionale nel quale ci muoviamo è che percorsi politici incoerenti non hanno alcuna credibilità e prospettiva di espansione, né, tantomeno, rispondono ad un’esigenza reale dell’elettorato. Attraverso la proposizione del codice etico abbiamo posto il partito di fronte alla possibilità di sostenere fattivamente una prospettiva di cambiamento e di alterità della propria classe politica e di forte apertura alle istanze provenienti da una grande fetta di elettorato che, da tanto tempo, si aspetta da noi uno scatto in avanti, un segnale inequivoco nella loro direzione. Prendiamo atto che una scelta è stata fatta e si è scelta un’altra idea di partito e di politica. Noi non scherzavamo quando chiedevamo a gran voce discontinuità ai nostri alleati e, pertanto, non siamo disponibili oggi a tollerare manovre conservative e restauratrici al nostro interno. Ci divide una visione strategicamente diversa della funzione e delle prospettive di crescita del partito, di quale debba essere il suo livello di democraticità e partecipazione interna, quali i suoi interlocutori privilegiati, sino al significato stesso ed alla dignità da attribuire alla parola militanza. A fronte di ciò, con il più grande rammarico per le energie donate da ciascuno di noi al tentativo di affermare questo progetto, consideriamo impossibile un nostro impegno per SEL. Chiaramente, ciascuno di noi, compiendo questa dolorosa scelta, non arretrerà il proprio impegno in una dimensione “domestica”, ma continuerà a battersi, con immutato entusiasmo, per un’idea di progresso e cambiamento della città e della nazione nella quale, siamo convinti, la sinistra, nelle forme che il futuro delineerà, saprà trovare il coraggio e l’umiltà di ripensarsi e, nel fare ciò, di aprirsi al cambiamento ed alla partecipazione.
Fabrizio Angelelli
Paolo Pacifici
Elena Bistocchi
Giuseppina Consoli
Claudia Massone
Vjola Luarasi
Francesco Ceccagnoli
Pierluigi Corea
Roberto Bordoni
Fabio Faina
Paola Scaramazza
Alessandra Giannuzzi
Brando Cippiciani
Ciro Lama
Claudia Micheli
Daniela Giannuzzi
Giuliano Casciari
Giuseppe Piano
Ilaria Giostrella
Michela Casciari
Michele Radicchia
Nicholas Ripa
Nicoletta Giulietti
Pierre Cippiciani
Salvo Barbagallo
Vania Pastorelli

Ma quale verginità andate ricercando! Siamo alle solite. Nelle amministrative di Trevi del 2013, SEL ha accettato di far parte di una lista, dove era ancora in essere la pregiudiziale del candidato Pd (ex Forza Italia), che due anni prima avevano rifiutato. Il forza italiota pur non eletto è diventato Assessore, la candidata di Sel pur non eletta si è attaccata al tram.
Mi sembra, pur non essendo un iscritto a questo Partito, ma che comunque mi sento di sostenere anche per l’intelligente sostegno dato alla lista Tsipras,che presentare pubbiche dimissioni con motivazioni infantili del tipo la consigliera non mi piace, a 5 giorni dal voto, sia veramente inqualificabile in genere.
Una vergogna anche per chi la sottoscrive pubblicamente.
Persone da cui non accetterei un caffe’.
Per questo, nel mio piccolo,
votero’Sel , partito di onesti,e la faro’votare;il Prc mi perdonera’,questa volta.
Io commento ma solo se mi pubblicate posso dire che questa platealita’ a 5 giorni da Domenica, indica persone con pochi scrupoli.meglio perderli e fare chiarezza, vista anche la motivazione risibile
prima PDCI poi SEL poi va a votare alle primarie (interne al) PD poi si candida con SEL … chi semina vento raccoglie tempesta!
Mariosi non mi sembrano motivazioni tanto risibili. Rifiutare l’imposizione dall’alto di una candidata, così come puntualmente descritta da Bastianelli, a me sembra in gesto mosso da valori di sinistra come “democrazia”, “trasparenza”, “coerenza”. Certo se si considera la politica “l’arte del possibile” ” la gestione degli equilibri di potere dentro e trasversalmente ai partiti” allora si, le motivazioni possono apparire risibili.
Concordo Sauro.Vorrei fare notare che alle comunali si esprimono voti di preferenza e quindi ognuno puo’ votare in tranquillita’
Non conosco bene questa consigliera uscente, ma mi dicono trattarsi di persona normale ed onesta.
E’ chiaro che se si sta in una organizzazione le mediazioni ne rendono possibile lo sviluppo e l’esistenza.Infatti,se ricordo bene,l’altra volta questo SEL,candido ‘quasi sconosciuti e rimase fuori dal consiglio comunale.