di Daniele Bovi
Non proprio un dietrofront, ma di sicuro una correzione di rotta notevole. Vergato con la stessa cura che avrebbe messo un monaco amanuense, è arrivato solo a molte ore di distanza dal termine della riunione il comunicato della segreteria comunale con cui il partito di Perugia conferma il sostegno ai parlamentari uscenti, ovvero Gianpiero Bocci e Valeria Cardinali, e chiede al segretario regionale Giacomo Leonelli di ripensarci e, dunque, di ritirare la sua indisponibilità a candidarsi. Il comunicato della segreteria stavolta arriva dall’indirizzo mail con cui vengono spedite le note ufficiali, e non da quello privato del segretario Paolo Polinori; un episodio sul quale la segreteria torna sostenendo che ci sono state «letture distorte e strumentali» di quel comunicato «condiviso all’unanimità», tanto che «non esiste alcuna spaccatura all’interno della segreteria cittadina». E invece la spaccatura c’è stata eccome, certificata dalla quadra sul nuovo comunicato che ai nomi di Bocci e Cardinali aggiunge quello di Leonelli; soluzione trovata dopo molte ore durante la segreteria iniziata alle 18 di venerdì e finita, non senza tensioni, dopo le 21.
Evitata la conta La situazione nelle ore precedenti stava per precipitare verso una sanguinosa conta in assemblea comunale dato che da una parte i bocciani puntavano sui due nomi usciti giorni fa, mentre i renziani sul segretario, appoggiati anche dalla presidente della Regione Marini in funzione anti-Bocci, la cui candidatura nel collegio Perugia-Trasimeno non è gradita da un pezzo di partito. Con Leonelli secondo la segreteria si otterrebbe «una rappresentanza radicata e autorevole in grado di raccogliere i migliori risultati per il Partito democratico cittadino e regionale». Quanto al resto del comunicato, si ribadisce «con forza» il «ruolo chiave della città per l’intero territorio regionale» e il rischio che «la rappresentanza dei democratici perugini in Parlamento si riduca». E se dunque la mozione pirandelliana «Ripensaci, Giacomino!», porta a casa il risultato, dal lago per il momento arrivano solo fumate nere: il territorio, dove da poco è stato celebrato un congresso difficile che ha portato alla segreteria della Federazione di Sergio Batino (con l’appoggio dell’area Bocci), non si è ancora espresso e qualche novità la si avrà solo lunedì, quando è prevista l’assemblea comprensoriale.
L’esterno Intanto il partito, anche su input di Roma sta ragionando su alcune figure esterne da mettere in campo e i ‘colloqui’, in tutto tre o quattro, sono andati avanti nel corso delle ultime ore. I nomi vengono tenuti blindati ma i profili, ovviamente per un posto sicuro nella quota proporzionale (trovare kamikaze di questi tempi non è facile) sono all’incirca questi: uno proveniente dal mondo dell’imprenditoria, impegnato anche nel sociale; un altro arriva dal mondo della sanità, con un curriculum di livello internazionale (per capirsi, alla Brunangelo Falini, anche se il nome pare non essere il suo) e un terzo dal mondo dell’università e della cultura. Tutti, giurano dal Pd, onorati di essere stati chiamati. Di tempo per riflettere però ce n’è poco: al massimo entro martedì, ma forse già lunedì, il quadro delle candidature va composto dato che Roma attende in quella giornata le proposte dei vari territori per poi vagliarle e metterci il timbro.
Messaggi e numeri In queste ore poi è stato recapitato, sugli smartphone degli uscenti, un messaggio dal Nazareno (nel senso della sede nazionale del Pd) volto a raccogliere le disponibilità di coloro che sono pronti a correre nei collegi, per battagliare nel corpo a corpo. «In queste ore – dice il messaggio – stiamo lavorando con la coalizione e con il gruppo dirigente alla definizione delle candidature per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Il lavoro che stiamo svolgendo richiede una faticosa sintesi tra le segnalazioni del territorio, le esigenze del pluralismo interno e la necessaria apertura alla società civile. Tuttavia vogliamo innanzitutto rivolgerci a Voi, parlamentari uscenti, per chiederVi di indicarci (cortesemente entro questo fine settimana) la vostra eventuale disponibilità e preferenza per contendere la vittoria nei collegi uninominali». Quel che è certo è che i posti più ambiti sono quelli del proporzionale, o i collegi uninominali laddove siano sicuri o quasi (Emilia, Toscana e in quota minore l’Umbria). Nel 2013 il Pd ha portato in Parlamento 412 eletti, 340 dei quali alla Camera grazie al premio di maggioranza del Porcellum; ora la rappresentanza rischia di dimezzarsi e in un quadro dove il partito, stando ai sondaggi, in aree come il lombardo-veneto o il sud non tocca palla o quasi, ecco che quei pochi collegi sicuri diventano ambitissimi. Da qui la ferocia della lotta.
Twitter @DanieleBovi


