L’istituzione della consulta della famiglia come «strumento di ampia partecipazione rivolto a tutte le associazioni del terzo settore per occuparsi a 360 gradi del tema. A proporla davanti alla prima commissione del Consiglio comunale di Perugia, Nicola Volpi di Progetto Perugia, chiedendo anche la deliberazione del relativo regolamento. Ma la proposta ha subito suscitato polemiche.
Consulta della famiglia Secondo Volpi non è possibile oggi affrontare e risolvere i problemi della città senza coinvolgere direttamente la cittadinanza e nel suo ambito le famiglie. Nel regolamento della Consulta, composto da 12 articoli, si prevede tra le altre cose «il riconoscimento, il sostegno e la valorizzazione da parte del Comune della famiglia quale soggetto sociale e nucleo fondante della comunità». Dell’assemblea farebbero parte, con un rappresentante per ciascuna, le associazioni aventi tre requisiti: siano parte del terzo settore e siano in regola con i relativi adempimenti previsti dalla normativa vigente; siano costituite da almeno due anni e che abbiano operato nel territorio comunale in modo continuativo con attività riguardanti la famiglia; che operino senza scopo di lucro. L’assessore alle Politiche sociali, Edi Cicchi, ha spiegato che «la proposta di delibera si inserisce all’interno di un percorso attivo nel Comune di Perugia da oltre 5 anni» ricordando come Perugia è stata premiata con l’attribuzione del titolo di ‘Comune Family friendly’, «proprio per la sua volontà di porre la famiglia come soggetto di sviluppo economico senza preconcetti ideologici». In questo contesto «la consulta, per come proposta, non fa altro se non rafforzare un’attività già avviata dall’Amministrazione comunale».
Opposizione polemica Dai banchi dell’opposizione è stato argomentato che il concetto di famiglia nel tempo si è evoluto e appare più ampio e diffuso rispetto a quanto emerga dal documento presentato. La richiesta è che il concetto dovrebbe essere rivolto «a tutte le tipologie di famiglia, nessuna esclusa». Per poter analizzare il testo con maggiore attenzione e di proporre i conseguenti emendamenti ritenuti opportuni, l’opposizione ha chiesto di poter rinviare la votazione dell’atto di una settimana. Questa richiesta è stata però rigettata sia dal proponente che dalla maggioranza in ragione del fatto che «il testo proposta è stato ritenuto già ampiamente inclusivo».
Concetto di famiglia Dopo il mancato rinvio sono comunque stati presentati un paio di emendamenti. Il primo da parte di un consigliere di maggioranza che chiedeva di inserire all’art. 1 del regolamento (principi generali) il riferimento agli articoli 29 e 30 della Costituzione. Il secondo, proposto da un consigliere di opposizione, chiedeva invece di inserire il riferimento anche agli articoli 2 e 3 della Costituzione. In sostanza, da parte della maggioranza si cerca di restringere il campo della definizione di famiglia alla sola unione nel vincolo matrimoniale, mentre dalle opposizioni di centrosinistra e M5s a mantenere il concetto di famiglia più aperto e inclusivo per rispecchiante la realtà della società di oggi. A questo punto la votazione è stata rinviata al fine di consentire alla dirigente di poter esprimere compiutamente il parere di regolarità tecnica sul testo come emendato.
Omphalos: «La società cambia» «Ci spiace constatare ancora una volta il solito tentativo escludente di parte della maggioranza in Consiglio comunale verso tutto ciò che non rientra in quella che viene da loro definita “famiglia tradizionale unita nel sacro vincolo del matrimonio” – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Lgbti, associazione che si batte per il riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans* e intersex e delle famiglie composte da persone dello stesso sesso –. Occuparsi di famiglie (al plurale) è un compito importante di ogni istituzione, ma farlo chiudendo sistematicamente gli occhi davanti alla complessità della realtà di oggi è estremamente miope e assurdo. Le famiglie di oggi sono tante e varie, ci sono quelle eterosessuali sposate, quelle non sposate e conviventi. Ci sono le famiglie omogenitoriali, unite civilmente o semplicemente conviventi. Ci sono le famiglie monoparentali, le famiglie allargate. Tutte le famiglie hanno la stessa dignità e necessitano di tutele e servizi. La stessa Corte costituzionale e la Corte europea hanno più volte sottolineato e ribadito che il concetto di famiglia è da considerarsi allargato e comprendente tutti i modelli nuovi e tradizionali che da decenni coesistono all’interno della società. Ci chiediamo perché a Perugia dobbiamo istituire, per regolamento, famiglie di serie A e famiglie di serie B». «Troviamo inoltre molto peculiare – continua Bucaioni – che il proponente, Nicola Volpi di Progetto Perugia, dopo un’introduzione e un intervento nei quali sottolineava più volte la volontà inclusiva e aperta del provvedimento, si sia poi dichiarato subito favorevole all’emendamento escludente presentato dalla Lega. Forse la volontà inclusiva era solo bella da pronunciare».
Attacco alla Lega Omphalos si appella a tutti i consiglieri e le consigliere componenti della I commissione, perché «sappiano produrre un atto che rispecchi la varietà della società di oggi e delle famiglie che la compongono e non un atto da medioevo. La società va avanti e si trasforma con o senza atti che la imbrigliano, è il caso di prenderne coscienza e produrre provvedimenti davvero utili per tutte e tutti». «Dobbiamo infine stigmatizzare – conclude il presidente di Omphalos – le parole pronunciate dalla consigliera Daniela Casaccia della Lega durante il suo intervento. La consigliera ha parlato di “famiglie culturalmente normali” e di “donne che partoriscono e uomini che fanno sì che le donne possano partorire”. Pensavamo che certe espressioni e una visione della donna come mero oggetto di riproduzione fossero ormai un vecchio e brutto ricordo da dimenticare. La consigliera Casaccia dovrebbe vergognarsi e scusarsi per aver utilizzato espressioni estremamente offensive per la dignità delle persone omosessuali e delle donne, espressioni che non solo non andrebbero pronunciate in un’aula istituzionale, ma non dovrebbero essere più tollerate neanche al bar dello sport».
Il Pd A intervenire sul tema è anche il gruppo consiliare del, secondo il quale «sui diritti e sull’amore non può esistere esclusione, discriminazione, pregiudizio. Per questo troviamo decisamente surreale la discussione di ieri in commissione». «La maggioranza di centrodestra che amministra questa città, la stessa che, attraverso la figura del Sindaco Romizi, per mesi e mesi – è detto in una nota – ha rifiutato la trascrizione dell’atto di nascita a un bambino perché figlio di due madri, continua a discriminare. Perché è fortemente discriminatorio, e dunque sbagliato, pensare di ristringere le politiche familiari alle sole famiglie unite dal vincolo del matrimonio, quelle ‘culturalmente normali’, come sono state definite ieri in streaming da una consigliera della Lega». «La nostra idea di famiglia – aggiunge la capogruppo Sarah Bistocchi – è un’altra. Non diversa, ma più ampia, più estesa, più inclusiva. Famiglie tradizionali, omogenitoriali, unite civilmente, semplicemente conviventi, monoparentali, allargate. Lo stesso amore, gli stessi diritti, soprattutto nelle sedi istituzionali».
