«Una città non si governa con i proclami e le passerelle; dopo due anni e mezzo non ci sono effetti della giunta civica, mentre la qualità della vita è crollata e ci sono evidenti problemi nella gestione della maggioranza». I capigruppo di Pd e Socialisti in Consiglio comunale di Perugia, Diego Mencaroni e Nilo Arcudi vanno all’attacco della giunta Romizi in una conferenza stampa che si è svolta martedì alla sala della Vaccara.
Sindaco assente Ad aprire l’incontro è stato Mencaroni, che ha fatto rilevare l’assenza costante del sindaco in Consiglio comunale, un’assenza – a suo parere – strategica. «Con le assenze non si può governare la città, perché la gente esige risposte che, attualmente, vengono glissate dal primo cittadino e dalla giunta che, in questo modo, confermano il disinteresse per le persone». Mencaroni ha sottolineato poi gli «evidenti problemi nella gestione della maggioranza. Alcuni esempi: la commissione toponomastica, ove è stata cancellata la rappresentanza degli esperti esterni in nome di una politica ostaggio della destra. Ed ancora, il capogruppo parla di totale assenza di dialogo con i genitori che chiedevano risposte sui servizi all’infanzia. Infatti, dopo un Consiglio grande molto partecipato, il sindaco non ha presenziato alla successiva discussione in assise e la maggioranza si è guardata bene dal presentare proposte concrete».
I temi in campo Mencaroni ha parlato anche di altre criticità. «Il traffico – ha detto ormai preda del caos, a causa della mancanza di coordinamento nelle politiche cittadine visto che si aprono cantieri senza programmazione e di durata biblica. Pure il trasporto pubblico è in difficoltà, essendo stato completamente ignorato dalla giunta, tanto è vero che i cittadini sono loro malgrado costretti ad usare solo il mezzo privato, specie per raggiungere l’ospedale. Insomma scelte discutibili o assenti, mentre l’Amministrazione pensa solamente a Perugia 1416 su cui si è puntato tanto senza però ottenere gli effetti sperati. Altro punto di caduta sono gli impianti sportivi; su questo versante la giunta si è incartata su se stessa, determinando un caos totale dal momento che non è dato sapere chi dovrà gestire le strutture e con quali modalità. Il tutto penalizzando gli utenti ed i cittadini a causa dell’assenza di politiche di programmazione».
Svolta a destra Secondo Mencaroni, «a metà legislatura è giunto il momento che il sindaco si prenda le sue responsabilità senza scaricare presunte colpe sul passato, quando, invece, si è governato garantendo servizi virtuosi alla città. Insomma – conclude – la fase civica della giunta non è mai iniziata perché, al contrario, l’Amministrazione ha scelto di avviare una fase politica prettamente di destra, con Fdi, Lega e Cor che dettano la linea. Così non si può governare, rappresentando in concreto solo un quarto della città senza rispettare le politiche civiche garantite in campagna elettorale e dopo il ballottaggio, ma mai avviate».
Inadeguatezza maggioranza Sulla stessa lunghezza d’onda Nilo Arcudi, secondo cui «dopo due anni e mezzo si può esprimere un giudizio sull’attuale Amministrazione; il giudizio – dice il capogruppo Sr – è significativamente negativo, perché sulle questioni fondamentali (servizi, investimenti, infrastrutture) emerge un’inadeguatezza della maggioranza che non propone una progettualità seria ed utile per i cittadini. La responsabilità di ciò è evidentemente del sindaco che risulta assente, debole e non autorevole, pensando solo a scaricare le colpe sugli altri. Manca a Perugia, dunque, una guida, perché Romizi è assente soprattutto in relazione ai temi più sentiti dalla città».
Criticità Il riferimento, in primis, è ai servizi all’infanzia, «argomento su cui il sindaco è stato sempre distante dal Consiglio comunale per l’incapacità di esprimere una posizione politica che dia prospettive. Parimenti, in questo quadro, si evidenzia una maggioranza inadeguata per la città, una maggioranza che si sta sgretolando costantemente. A confermarlo – dice Arcudi – è stato lo stesso capogruppo di FI, partito del sindaco e di maggioranza relativa, il quale più volte ha sottolineato come la giunta non abbia risposto alle esigenze dei cittadini e quanto, quindi, sia necessario un cambio di passo magari anche tramite un rimpasto nell’Esecutivo. Stesse posizioni, in varie circostanze, hanno espresso i consiglieri De Vincenzi, Camicia ed altri. Quanto ai cosiddetti “civici”, il capogruppo li ha definiti inadeguati sia in giunta che in Consiglio. In sostanza l’Amministrazione si è consolidata su un asse politico minoritario di destra, ossia Fdi e Lega, esprimendo posizioni estreme (es. impiego dell’esercito a Fontivegge) con conseguenze deleterie per Perugia anche sotto il profilo della partecipazione. Ciò comporta che Perugia sta diventando sempre più isolata e provinciale, senza alcun confronto con le altre istituzioni politiche e culturali. In conclusione è evidente che il senso di comunità sta venendo meno, a causa della rottura della coesione tra i quartieri con una giunta che presta attenzione al solo centro storico, dimenticandosi delle periferie». Infine, un affondo Arcudi lo ha dedicato sul caso Gesenu, «patrimonio della città mai difeso o sostenuto dal sindaco, se non dopo la revoca dell’interdittiva antimafia».
Giacopetti: «Maggioranza naviga a vista» Contro l’Amministrazione interviene a margine della conferenza stampa anche il segretario del Pd di Perugia Francesco Maria Giacopetti. «Il bilancio di metà mandato di questa giunta – sostiene – è del tutto negativo: poche idee e molta improvvisazione, si naviga a vista su questioni fondamentali come la viabilità o i servizi per l’infanzia, si impoverisce l’offerta culturale, si tagliano i servizi e si regala la ribalta a proposte di singoli piuttosto imbarazzanti, vedi l’esercito a Fontivegge. Per di più il sindaco è assente e latita rispetto a temi fondamentali per il governo della città». Secondo Giacopetti «non si può amministrare la cosa pubblica tirando la coperta a seconda delle necessità della propria maggioranza, arrivando a coprire le proprie tensioni ma lasciando scoperti gli interessi della città. Mi riferisco, in particolare, alle modifiche al regolamento della commissione toponomastica, che hanno estromesso i membri esterni dalle scelte togliendo loro il diritto di voto e derubricandone il ruolo a quello di meri consulenti. Raccapricciante non solo per il fatto in sé, che pure già rappresenta un colpo al cuore della città e una pericolosa limitazione della partecipazione civica, ma per tutto il corollario di motivazioni, atteggiamenti e giustificazioni che ha accompagnato l’infausta decisione di ‘politicizzare’ una delle funzioni dell’amministrazione cittadina che più necessitano di apertura. Bene, per assecondare il capriccio di un consigliere, si è scelto di tenere fuori dall’organismo che ‘battezza’ le nostre vie e le nostre piazze: Università di Perugia, Deputazione di Storia Patria, Accademia di Belle Arte e due importanti associazioni cittadine che sono Italia Nostra e Famiglia Perugina. Un insulto alla storia, alla cultura e all’identità di Perugia, cui si aggiungono ulteriori elementi di gravità: mi limito a citare la chiusura di una maggioranza sempre più arroccata su posizioni di bandiera sempre meno civiche (se mai è stato possibile ravvedere un’ombra di civismo nell’attività di questa maggioranza), la barbarie di un impoverimento sempre più evidente dell’offerta culturale cittadina, un’arroganza ormai non più tollerabile da parte dell’assessore competente, di nuovo Waguè. Mi piacerebbe conoscere, come su tante altre questioni che riguardano la vita cittadina, l’opinione del sindaco Romizi: può davvero permettersi di liquidare così illustri rappresentanti del panorama istituzionale e culturale della città? Davvero preferisce svilire la funzione della commissione toponomastica pur di assecondare il capriccio di un consigliere?».
