di Daniele Bovi
Aliquota Imu sulla prima casa al 5 per mille, dalla seconda in poi al 10,6 per mille, il massimo consentito ai Comuni. Al momento sono queste le ipotesi discusse nel corso del summit di maggioranza di mercoledì pomeriggio, quando i capigruppo del centrosinistra al governo di palazzo dei Priori hanno fatto il punto sul bilancio e sull’Imu. Un inizio di ragionamento intorno ad un quadro finanziario non facile da gestire e sul quale gravano, nel solo 2012, una ventina di milioni di euro di tagli. Sul tavolo c’è la volontà del centrosinistra di non inasprire le aliquote Irpef (oggi allo 0,7%, innalzabile ancora di uno 0,1%) e le tariffe. Il grimaldello per scardinare una situazione complessa potrebbe essere quindi quello delle aliquote Imu, il cui gettito stimato si aggira intorno ai 50 milioni di euro.
Le aliquote I Comuni, secondo quanto stabilito dal Governo Monti, possono intervenire sulle aliquote alzandole o abbassandole: per quanto riguarda la prima casa si parte dal 4 per mille, variabile in alto o in basso di due punti; per la seconda la base è del 7,6 per mille con una «forchetta» in questo caso di tre punti. Una tassa contro la quale i municipi stanno protestando duramente, non ultima la conferenza stampa di mercoledì a Roma indetta dall’Anci con lo slogan «Imu? No grazie». Innanzitutto i sindaci ne contestano il nome stesso, considerandola una tassa, oltre che rigida e ingiusta, tutt’altro che «municipale» visto che, a loro dire, ai Comuni rimarrebbe il 30% circa in meno rispetto all’Ici 2011. Una tassa che si configura, secondo i calcoli dell’Anci, come una vera e propria mazzata per i contribuenti pari al 233% in più rispetto all’Ici.
La protesta dell’Anci Insomma, il terrore dei primi cittadini (molti in campagna elettorale) è quello di passare per i «gabellieri» che riscuotono una tassa in teoria municipale ma in pratica statale che peserà sui bilanci già provati delle famiglie. Una tenaglia micidiale. Graziano Delrio, presidente nazionale dell’Anci, mercoledì a Roma ha parlato chiaramente di un’Imu mascherata da vera e propria «patrimoniale». Un quadro complesso, incerto e sul quale il fronte politico è in pieno fermento. Diliberto, Pdci, chiede ai Comuni di applicare l’aliquota minima sulla prima casa spingendo al massimo quella sulla seconda; Vendola, SeL, chiede l’abolizione della prima compensata da una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Un concetto, quello di patrimoniale, sul quale torna anche il segretario Pd Pierluigi Bersani che, visto il peso «effettivamente micidiale» dell’Imu, chiede una compensazione tramite una patrimoniale sulle grandi ricchezze «così da redistribuire meglio il carico fiscale».
Boccali: meglio una patrimoniale Sulla stessa lunghezza d’onda c’è il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali: «Mi unisco alla richiesta di modifiche immediate all’Imu – spiega -, perché diventi davvero una tassa municipale, le cui entrare restino per intero sui territori e siano di beneficio oggettivo dei cittadini. Se il Governo riterrà necessari altri esborsi potrà decidersi ad istituire una vera e propria patrimoniale perché di certo su stato sociale, istruzione e lavoro si è già tagliato abbastanza». «I sindaci – prosegue – sono disponibili a collaborare per far fronte ad una situazione economica di grande criticità ma questa disponibilità non può essere trasformata in arrendevolezza, è già abbastanza difficile e gravoso per i Comuni dover attuare la nuova Imu che non è affatto un’imposta municipale ma statale. Ai Comuni non viene data alcuna autonomia nella sua applicazione, e questo genera difficoltà e pesanti conseguenze per i cittadini sui territori, soprattutto per i più svantaggiati. Non è consentito ai sindaci modularla per andare incontro alle esigenze dei cittadini e questo ne fa un’imposta ingiusta».


Certo che però è dura digerire la decisione del comune di imporre il max dell’aliquota consentita “spremendo” drammaticamente i cittadini che magari hanno una seconda casa lasciata dai genitori anziani dopo una vita di sacrifici e un mutuo sulla prima e vedere contestualmente l’elargizione dei premi (media 5.000 euro) ai dirigenti del comune che già prendono stipendi principeschi e non ne hanno certo bisogno……..
Inoltre se tutti sti dirigenti stellari prendono i premi vuol dire che la città sta benissimo perchè questi hanno conseguito risultati ottimi, ma a guardarsi intorno non sembra che Perugia sia cosi vivibile e serena.
Un consiglio: smantellare il minimetrò (come già hanno fatto a PArigi) che divora solo soldi e ha mancato tutti gli obiettivi e con i soldi risparmiati aiutare le famiglie….. e basta premi ai dirigenti, oggi il premio è lo stipendio sicuro che gli garantiamo noi e non c’è bisogno di altro almeno per rispetto a coloro che non arrivano a fine mese.