Ieri si è svolta presso il palazzo della Provincia di Perugia la seconda conferenza del ciclo indetto dal gruppo consiliare del Partito Democratico, che è stata anche trasmessa in diretta streaming. ‘Una nuova stagione per l’economia, per il paese, per la sinistra’ questo il tema trattato.

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Gli interventi A confrontarsi il capogruppo Giampiero Rasimelli, il neo-segretario regionale PD Giacomo Leonelli, il presidente cella commissione Attività produttive della Camera dei deputati Guglielmo Epifani, già segretario nazionale del PD e ancora prima segretario generale della Cgil. Mai come in questa occasione il prossimo confronto elettorale europeo si presenta strettamente collegato a quello delle elezioni per il rinnovo dei Comuni e di qualche Regione e non solo per l’election day del 25 maggio, ma soprattutto per l’inestricabile connessione che c’è oggi tra le scelte politiche europee e la possibilità dei governi locali nel nostro paese di sopravvivere, di garantire i servizi necessari ai cittadini di contribuire a guidare il paese fuori dalla crisi. Così il capogruppo Rasimelli ha aperto la discussione e il segretario Leonelli ha incalzato: le politiche della destra hanno fatto fallimento, hanno aggravato la crisi e aperto la strada all’antipolitica. Non ci può essere oggi – ha continuato- un’azione politica di governo che non si faccia carico della grande questione sociale che si è aperta, del disagio profondo dei cittadini e in particolare dei giovani.

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Epifani Qui è cominciato l’intervento, lungo e argomentato di Guglielmo Epifani. Ciò che è accaduto con la crisi – ha detto- si può riassumere in tre cifre: -9 è come l’Italia sta oggi rispetto al 2007, l’anno prima dell’esplosione della crisi, -3 è il dato dell’Europa, tutta compresa, rispetto a quell’anno, +6 è invece il dato degli Stati Uniti d’America, paese dove la crisi si è prodotta, ma che ne esce più forte di prima. In queste 3 cifre c’è la certificazione del fallimento delle politiche europee adottate sin qui, del differenziale negativo strutturale dell’Italia, della capacità degli Usa di fare scelte espansive capaci di ridare in breve tempo slancio alla loro forte economia. Il confronto che abbiamo di fronte è con le politiche conservatrici che hanno fatto fallimento e con l’antipolitica. Non si uscirà dalla crisi -ha detto Epifani- se non si saprà scommettere con energia a livello europeo su investimenti e occupazione e se ci si attarderà a discutere sull’uscita dall’euro che sarebbe, anche solo per motivi tecnici, una prospettiva di fallimento ancora più grave per l’ economia italiana, per le imprese e per il lavoro. Dentro tutto questo c’è la vicenda drammatica e assurda dei nostri enti locali, immobilizzati dal patto di stabilità e menomati da anni di politiche di tagli indifferenziati della spesa pubblica, col risultato che anche avendo risorse disponibili per investimenti queste non possono essere utilizzate e che l’offerta dei servizi tende a restringersi in modo progressivo. Insomma, il 25 maggio bisogna dare un segnale all’Europa, ma non nel senso dello sfascio e della disseminazione dell’odio nella convivenza civile, bensì in direzione di una robusta risposta europea alla crisi, di un riavvicinamento delle politiche e delle istituzioni europee ai bisogni della gente, dei lavoratori, delle imprese, dei giovani. Questa è la prima chance da dare ai nostri Comuni, ai nostri territori – ha concluso Epifani- : non c’è alternativa, per tutti noi, ad un cambio netto di direzione delle politiche europee, ad un forte percorso riformatore in Italia che il Governo Renzi sta portando avanti, ad un governo locale efficiente che dobbiamo saper conquistare in Italia e difendere e riconquistare qui in Umbria, dove abbiamo saputo resistere, nonostante tutto, ad un livello accettabile di tutela delle nostre comunità.

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