Francesco Giacopetti, segretario Pd Perugia. Foto F. Troccoli

di Daniele Bovi

Cinquanta giorni per mettere tutte le tessere del puzzle al posto giusto, cercando di non scontentare nessuno.Un calderone alchemico dove si dovranno dosare con una certa sapienza visibilità, appetiti, rinnovamento, capacità di raccogliere voti. Reduce dalla partita delle primarie cittadine, che sono state tutt’altro che un pranzo di gala, di fronte al giovane segretario cittadino del Pd Francesco Giacopetti c’è il secondo banco di prova: quello che riguarda la composizione della lista a sostegno di Wladimiro Boccali. Trentadue nomi per vincere da presentare obbligatoriamente alla metà di aprile. Una partita dove le regole, assicura Giacopetti, non saranno quelle del manuale Cencelli.

Il variegato arcipelago che ha sostenuto Boccali, così come quello vicino ad Anna Rita Fioroni, vorranno spazi. Con che criteri si comporrà la lista?

«L’impegno è di lavorare a una competitiva, all’insegna del rinnovamento e della qualità, senza bilancini né manuale Cencelli. Non conteranno le correnti che si sono confrontare l’8 dicembre o domenica scorsa. Questi saranno i criteri per la scelta dei 32 nomi che verranno condivisi dagli organismi del partito. Mi aspetto confronto e massima serietà da parte di tutti. Magari il Pd potrebbe anche aprire la sua lista a persone non iscritte, non indosseremo paraocchi».

La convince l’eventuale ‘ticket’ Boccali-Fioroni proposto dal segretario regionale Leonelli?

«La proposta di Leonelli la discuteremo all’interno del nostro gruppo dirigente. La cultura delle primarie, quella vera che vediamo negli Usa, impone che ci si combatte su idee e programmi per poi marciare compatti e questo sarà quello che voglio fare per il bene del partito. L’eventuale ticket va discusso e affrontato coi diretti interessati, sondandone le disponibilità. Di sicuro non bisogna disperdere le istanze e le esigenze di chi ha votato Anna Rita».

La proposta l’ha già fatta all’ex senatrice?

«Ci siamo sentiti dopo il voto e l’ho ringraziata. Per il momento non c’è nulla di concreto, le ho detto solo che dobbiamo lavorare insieme per il 25 maggio».

Durante questi giorni di campagna elettorale Fioroni non ha risparmiato attacchi anche nei suoi confronti, specialmente sulla data scelta per le primarie

«Ho fatto finta di non averli letti, guardiamo avanti».

Sia sincero, si aspettava la vittoria di Boccali?

«Il risultato politico di domenica conferma che la scelta fatta dal Pd di Perugia nell’assemblea dell’8 febbraio (quella che ha approvato l’operato della giunta Boccali e rilanciato la sua disponibilità a candidarsi, ndr) è stata giusta, e il partito non si è chiuso in sé stesso. Il 61% fornisce legittimazione a Wladimiro Boccali. Perugia è l’unica città di grandi dimensioni che ha fatto questa operazione legittimando il proprio sindaco».

Credeva che avrebbe superato il 60%?

«Io mi aspettavo la vittoria di Wladimiro, quanto alle percentuali non c’era certezza su quanta gente sarebbe andata a votare. Di sicuro dal risultato emerge un giudizio positivo sul sindaco ma ora serve un cambio di passo e lo sa anche lui».

Lunedì riunirà la coalizione, Boccali vuole chiudere un accordo entro 48 ore. In questo quadro quanto peseranno le frizioni con la sinistra dei giorni scorsi e l’appoggio dato al sindaco da alcuni partiti come Ps e Centro democratico?

«Il ‘peso’ lo daranno le elezioni del 25 maggio. Con massimo rispetto per tutti i partiti che sono al tavolo dico però che serve chiarezza, non stabiliremo a tavolino pesi e misure. Da lunedì è partita la seconda fase e non possiamo fermarci, entro la settimana prossima dobbiamo chiudere».

Quanto sarà larga questa coalizione?

«Intanto rispetto alla ‘classica’ compagine che governa in Umbria al tavolo che si è riunito c’è in più Centro democratico. Oltre a ciò dopo aver sancito l’accordo con gli altri l’impegno è aprirci a chi condivide il programma di sviluppo per la città dei prossimi cinque o dieci anni. Penso ai comitati, alle associazioni, alle liste civiche».

Il sindaco uscente ha parlato, ovviamente in caso di vittoria, di un rinnovamento anche nella squadra di governo. Secondo lei quali sono stati i limiti di quello attuale?

«Il problema più grande della consiliatura credo sia stato quello della comunicazione, delle scelte fatte e non comunicate, accentuato da una distrazione, più che legittima visto i tempi difficili, da parte dei cittadini nei confronti di quanto di buono si è fatto. In altri tempi non avremmo parlato di limiti in questo senso. Solo un esempio: quanti cittadini conosco i progetti che sorreggono la candidatura di Perugia a capitale europea della cultura? C’è stato un difetto di comunicazione».

Quali sono le parole sulle quali imposterebbe la campagna elettorale?

«Partecipazione, crescita, cittadinanza, futuro, diritti, declinati come opportunità da estendere in un momento di crisi e di difficoltà».

Twitter @DanieleBovi

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