Michelangelo Felicioni (foto F.Troccoli)

«L’istituto appare inutile, la sede naturale per la discussione delle tematiche attinenti le comunità straniere è la Consulta». Con queste motivazioni mercoledì mattina la Prima commissione ha approvato (cinque sì della maggioranza e quattro no dell’opposizione) la proposta di delibera presentata dal Consigliere Michelangelo Felicioni (Lega nord) sull’abrogazione dell’articolo 24 dello statuto comunale, quello appunto che istituisce «la figura del consigliere aggiunto, riconoscendo ai cittadini stranieri maggiorenni residenti a Perugia il diritto di concorrere adeguatamente all’attività istituzionale del Comune». Il consigliere straniero aggiunto ai sensi del regolamento del consiglio comunale, ha diritto di parola durante le sedute ma non ha diritto di voto e non concorre a formare il numero legale.

Il sì Felicioni ha chiarito poi che l’eventuale abrogazione dell’articolo 24 (la proposta dovrà ora arrivare in consiglio comunale) comporterà di diritto la cancellazione degli articoli del regolamento disciplinante il funzionamento della Consulta, recanti l’indicazione della nomina di presidente e vice-presidente alla carica di consiglieri stranieri aggiunti in Consiglio comunale. «I consiglieri stranieri nominati – ha detto Piero Sorcini di Forza Italia – non partecipano da anni alle sedute del Consiglio comunale. A loro non sono stati attribuiti specifici poteri e prerogative e di fatto è stato introdotto un istituto umiliante e svuotato di contenuti concreti». Peraltro da anni è incagliata anche la Consulta, che non si riunisce da molto tempo. Il consigliere di FI poi ha ricordato che «anche ai cittadini stranieri è concessa la facoltà di partecipare alle consultazioni elettorali e di essere eletti, dunque, alla carica di consiglieri “ordinari”». Nel corso del pomeriggio poi Felicioni ha ulteriormente chiarito la sua posizione, e oltre a ribadire che gli stranieri si possono candidare alle comunali, spiega che la sua proposta nasce dalla «mancata operatività sviluppata in consiglio dai consiglieri stranieri aggiunti. Questa figura che poi da anni non viene nemmeno più sviluppata in sede di Consiglio Comunale, è praticamente discriminatoria nei loro confronti. Non hanno nessuna voce in capitolo e non possono né tenere vivo il numero legale né tanto meno hanno diritto al voto». «Ritengo quindi inopportuno far continuare a svolgere un “mandato”, se così vogliamo definirlo, dove non hanno nessun diritto».

Le critiche Sulla decisione sono arrivate bordate da parte del Pd che in una nota del gruppo consiliare scrive che «il sindaco Romizi, dopo essersi prestato a condividere momenti politici e perfino conviviali con il leader della Lega Nord Matteo Salvini, abbandona completamente la veste civica di cui si era fatto alfiere in campagna elettorale per prestare il fianco a derive populiste e marcatamente di destra. La figura del consigliere straniero aggiunto tra gli scranni del consiglio comunale, seppur forse da ripensare per le criticità emerse, rappresentava un notevole passo in avanti in materia di integrazione e rispondeva con sensibilità al crescente bisogno di riconoscimento, all’interno del tessuto civile, di nuove esigenze e di nuovi portatori di diritti. Una scelta, inoltre, che risulta particolarmente inopportuna se inquadrata in un contesto di tensioni internazionali che oggi più che mai ci obbligano a trattare temi così delicati con la massima serietà soprattutto da parte di chi ha responsabilità di governo».

Rosetti «Un’azione del tutto strumentale” – dice la vice presidente del consiglio comunale Sarah Bistocchi – che tradisce una sensibilità politica completamente distante dal sentire comune dei perugini e dall’atteggiamento di apertura, di dialogo e di confronto che la città ha sempre dimostrato». Critico anche il Movimento 5 Stelle che per bocca del capogruppo Cristina Rosetti ha chiesto a Felicioni «con quali associazioni di cittadini stranieri sia stato attuato il confronto», proponendo poi di convocare in commissione per un’audizione i rappresentanti delle comunità straniere, «onde conoscere direttamente la loro opinione in merito». Un approfondimento utile secondo Rosetti (che ha anche chiesto massima prudenza quando ci si appresta a modificare lo statuto), «per capire se i consiglieri stranieri aggiunti rappresentano uno strumento utile oppure no».

Giacopetti e Casciari «Un fatto gravissimo» dicono poi il segretario del Pd cittadino Francesco Giacopetti e Carla Casciari, responsabile dell’area welfare del Pd perugino. «Ascolto, dialogo, rispetto, partecipazione. Questo – scrivono – serve a una città che voglia dirsi aperta, integrata e accogliente. Con l’abrogazione dell’articolo 24 si rischia di cancellare l’opportunità per le comunità straniere di Perugia di portare, a titolo totalmente gratuito, la loro voce nella massima assise cittadina attraverso una figura istituzionale riconosciuta». «Il sindaco Romizi – concludono – deve una risposta alla città; una città che sul tema, in particolare dopo l’indiscutibile e positiva riuscita dell’iniziativa di Ponte Felcino, nata per mettere al bando la strumentalità e fare integrazione promuovendo conoscenza e dando seguito ai contenuti e agli obiettivi di un progetto europeo, dimostra di essere un passo avanti rispetto a chi la governa». Critiche arrivano anche da parte dell’associazione Gylania, secondo la quale si tratta di un «pessimo segnale». «Oggi sul tema dell’immigrazione si dà spazio e diritto di cittadinanza a posizioni populiste e invece di aprire una riflessione sulla effettiva validità degli strumenti a disposizione, si cancella un’opportunità importante per le comunità straniere che vivono a Perugia. L’auspicio è che si possa correggere il grave errore».

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