I renziani umbri in festa (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Qualcuno, vista la voglia di sedercisi dietro, ci scherza su: «Chiamate un falegname per far allungare il tavolo». Dietro quel tavolo ci sono tutti o quasi i vertici dei renziani umbri (della prima e della seconda ora) in giubilo per il plebiscito ricevuto in Umbria da Matteo Renzi. «Risultato straordinario», «incredibile», «oltre le attese», «inequivocabile» hanno detto nei vari interventi la coordinatrice regionale Nadia Ginetti (per la senatrice, al contrario di quanto si vociferava, niente ingresso nella segreteria di Renzi), quelli provinciali Tabarrini e Caprini, il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi, quello del consiglio provinciale Giacomo Leonelli, l’assessore regionale Fabio Paparelli, quello provinciale Carlo Antonini e il consigliere regionale Manlio Mariotti. Da tutti loro arriva un messaggio: «Gli elettori vogliono altro, anche qui in Umbria occorre cambiare lo spartito».

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Mandato ampio «Quello di ieri – dice Caprini – è un risultato straordinario: tesserati, militanti e cittadini ci hanno dato un mandato ampio. Ora si può pensare al cambiamento anche in Umbria». Non senza una certa soddisfazione si fanno notare i risultati raggiunti in alcune città governate da cuperliani come Todi e Marsciano, oppure quelli di Terni: «Il dato della città – dice Tabarrini – è incredibile. In alcuni seggi abbiamo toccato il 95%». «Già l’anno scorso – dice Leonelli – dicevamo di cambiare passo ma le risposte che arrivarono dai dirigenti furono flebili». Che farne però ora di tutto questo consenso ricevuto? E poi, visto che Renzi nel suo primo discorso da segretario ha detto che la prima corrente da sciogliere è proprio quella dei renziani, come ci si comporterà in Umbria? «Sciogliere le correnti va bene – dice Ginetti – resta però il fatto che una linea politica è stata dettata in modo chiaro».

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Lavoro priorità numero uno Riguardo ai temi da mettere sul tavolo del partito locale Ginetti cita quelli della «crescita economico-sociale, di un recupero di credibilità» anche se al vertice c’è «la questione numero uno, quella del lavoro». «Io – aggiunge sul punto Leonelli – vorrei che si impostasse una riflessione su un grande piano per il lavoro, sui costi della politica, sulla spesa pubblica e sulla meritocrazia». Uno spettro poi si aggira nella sede del partito e non è quello del comunismo bensì quello delle primarie per la scelta dei livelli amministrativi: i renziani umbri le chiederanno per tutti? «Le primarie – risponde Leonelli – hanno un senso e dovremo rifletterci su, ma solo se non si tratta di una resa dei conti. La campagna delle amministrative si annuncia difficile, servirà un ragionamento del partito. Comunque sia i segretari, quello comunale e quello provinciale, devono prendere atto della minoritarietà di un progetto politico».

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Modello nuovo «Ora – dice Guasticchi – dovremo offrire un modello nuovo e aperto alla regione, il vero grande obiettivo rimane scegliere i propri candidati». Lo stesso Guasticchi poi, sollecitato dai cronisti a proposito della data entro cui tenere il congresso regionale, spiega che secondo lui dovrebbe svolgersi «entro la metà di gennaio, anche perché in primavera ci sono le amministrative». Sui nomi dei possibili candidati renziani filtra poco (il più citato rimane quello di Leonelli), ma a microfoni spenti un renziano duro e puro osserva che soluzioni di compromesso non passeranno tanto facilmente. Tornando ai risultati di domenica, ancora parziali, Paparelli dice quello suonato è «l’ultimo gong, dobbiamo saper cogliere questa fase politica interpretando la voglia di cambiamento». Per Mirko Ceci, sindaco di Pietralunga, è una grande giornata di democrazia. «Ieri – ha detto – è stata data ancora fiducia alla politica. Da oggi dobbiamo lavorare di più affinché i sogni degli italiani si concretizzino in realtà».

Twitter @DanieleBovi

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