di Daniele Bovi
Da settimane il suo nome gira sulle pagine dei giornali come possibile candidato dei renziani per la segreteria regionale, ancora di più dopo la schiacciante vittoria di Matteo Renzi in Umbria. Il nome è quello di Giacomo Leonelli, avvocato 34enne, presidente del consiglio provinciale di Perugia, ex consigliere comunale e segretario del Pd di Perugia, renziano della prima ora che ora esce ufficialmente allo scoperto: «In un progetto di rinnovamento, ancorato ai principi cardine espressi da Renzi ma aperto alle altre sensibilità io ci sono. Un progetto che deve essere lontano dalle logiche dei caminetti, non voglio certo essere il notaio per un patto tra correnti».
Se fosse candidato alla segreteria su quali temi chiave punterebbe?
«Dalle primarie dell’8 dicembre è uscito un risultato inequivocabile, che testimonia della voglia di cambiamento che c’è in Umbria, di un modello nuovo. L’ancoraggio sarebbe il progetto di Renzi e la declinazione di alcuni temi come il lavoro, l’analisi della spesa pubblica, una rivisitazione delle politiche fiscali, il rinnovamento e il merito, che qui in Umbria è molto sentito. Penso a un nuovo modo di fare politica e di interagire con il nostro popolo che chiede di partecipare. Il Pd va ridisegnato e una politica sempre mediata dagli amministratori credo vada un po’ in soffitta. Va immaginato un progetto dal basso capendo anche che su alcune cose abbiamo tergiversato».
VIDEO. BOCCALI SU LEONELLI: «MAGGIORANZA DIA LE CARTE»
MEDIALAB24: PRIMARIE PD, RISULTATI COMUNE PER COMUNE
Ad esempio?
«È mancata la consapevolezza delle difficoltà crescenti vissute dal mondo del lavoro, specialmente di chi studia di più, e dell’esigenza di contemporaneità del mondo umbro. Per citare un altro esempio, quando la quantità di spesa pubblica andava diminuendo occorreva invertire la scala dei valori per capire chi aveva più bisogno, anche se non vanno dimenticati gli esempi positivi come la sanità. Inoltre abbiamo dato all’esterno l’impressione di essere chiusi».
Tra meno di sei mesi ci sono le amministrative: in caso fosse lei il segretario qual è il centrosinistra che ha in mente? Quali sarebbero i confini della coalizione?
«La coalizione ‘tipica’ in questi anni ha vissuto, specialmente a sinistra, vicende abbastanza dure e pesanti e ancora più oggi spetta a noi la responsabilità di costruire un progetto politico. Una fase storica, che ha fatto anche il bene dell’Umbria, si è chiusa. Detto ciò non penso a cambi di alleanze ma dobbiamo capire chi c’è e chi no esercitando anche la nostra vocazione maggioritaria. Di certo non c’è solo il Pd ma la proposta progettuale spetta a noi. Poi vedremo chi ci sta uscendo dalla logica degli incastri e dei veti incrociati».
MEDIALAB24: LA MAPPA DEL PD LOCALE
Il fronte renziano in Umbria, incassata la vittoria, pare su posizioni diverse: Guasticchi sembra pensare a un candidato come Domenico Caprini, Nadia Ginetti non è chiaro chi appoggerà e lei sembra la ‘cerniera’ in grado di dialogare con persone come Catiuscia Marini e Wladimiro Boccali. I renziani si compatteranno intorno al suo nome?
«Al momento non ho parlato con nessuno, ci confronteremo e se saremo uniti non lo so. Ripeto, io ci sono a patto di un progetto di rinnovamento largo e condiviso, sfidando una generazione che ha aspettato troppo spesso le cooptazioni. Carichiamoci sulle nostre spalle il futuro dei territori. Nella nostra area discuteremo, io non voglio puntare i piedi e il mio nome c’è se interpreta quel ragionamento. Non voglio certo essere il notaio per un patto tra correnti».
Nel suo schieramento sembra esserci chi ha un atteggiamento politicamente più ‘aggressivo’ nei confronti dei ‘Giovani turchi’. Lei in questo quadro come si pone?
«La mia idea è che vadano ‘aggredite’ le cose che non funzionano e non le persone. Dobbiamo rifiutare la logica dello scontro tra membri del gruppo dirigente e avere la forza delle idee dalla nostra parte. Dobbiamo essere aggressivi nel voler costruire, nel 2014, un Pd su quei capisaldi che dicevo sopra con la consapevolezza di essere larghissima maggioranza in Umbria».
Primarie per tutti, anche per i sindaci e per i presidenti di Regione al primo mandato?
«Le primarie sono un valore, ma non se diventano uno scontro tra membri del gruppo dirigente. Devono essere un momento di forte coinvolgimento e unità, in un contesto dove ai territori vanno lasciati spazi di manovra».
Twitter @DanieleBovi
