di D.B.
Parlano del rischio di «ulteriori ricadute drammatiche» i presidenti di Umbria e Marche, Donatella Tesei e Luca Ceriscioli, nella lettera con la quale giovedì hanno chiesto al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli un incontro sulla crisi della ex Antonio Merloni. Nelle scorse ore infatti la Jp di Giovanni Porcarelli ha presentato un piano industriale che prevede 345 esuberi su un totale di 595 lavoratori. Un bagno di sangue per un territorio, quello della fascia appenninica, già drammaticamente colpito dalla crisi. «L’azienda rappresenta da alcuni anni – scrivono Tesei e Ceriscioli – una della crisi industriali più rilevanti in Italia, sia in termini occupazionali, sia per le drammatiche ricadute che ha determinato e rischia ulteriormente di determinare sul tessuto economico e sociale di un ampio territorio compreso fra l’Umbria e le Marche».
L’accordo e la lettera La Jp, dopo la chiusura dell’amministrazione straordinaria, ha acquisito ciò che rimaneva della Merloni nel 2012 ma da allora non c’è mai stato un vero rilancio dell’azienda. Le istituzioni nel corso del tempo hanno tentato un intervento attraverso un accordo di programma, finanziato da risorse nazionali e regionali, volto alla reindustrializzazione dell’area; un accordo di fatto mai partito. Il documento, nell’agosto 2018, è stato prorogato per altri due anni dalle Regioni Umbria e Marche e dal Ministero ora guidato da Patuanelli. Tesei e Ceriscioli dopo aver sottolineato la «preoccupante e consistente riduzione dei livelli occupazionali» sottolineano che l’incontro dovrebbe servire ad «acquisire tutte le informazioni necessarie affinché, nel rispetto della procedura concordataria e tenendo conto della strumentazione esistente, sia possibile avviare un percorso in grado di dare positiva soluzione alla vicenda».
Piano inaccettabile In pressing sul Ministero, al quale chiede di convocare un tavolo in tempi stretti, anche il deputato della Lega Virginio Caparvi: «Dopo tanti anni di “limbo” il piano industriale di cui siamo venuti a conoscenza – dice – è sicuramente insoddisfacente e penalizza fortemente lo stabilimento ex Merloni di Nocera Umbra sia dal punto di vista della forza lavoro, sia rispetto alla capacità produttiva del sito». Cgil, Cisl e Uil, che torneranno a incontrarsi con la proprietà il 17, hanno definito il piano (previsto dalla procedura di concordato in bianco avviata a luglio) inaccettabile e tra 10 giorni lo ribadiranno all’azienda, anche se non è chiaro quali potranno essere i reali spazi di manovra.
