La Siae per la radio sovranista, col presidente Mogol che si appella agli artisti italiani per sostenere la proposta di legge della Lega che obbligherebbe le radio a riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana. E’ direttamente Giulio Rapetti, in arte Mogol, a schierarsi al fianco del deputato Alessandro Morelli, presidente della commissione trasporti e telecomunicazioni della Camera.
Mogol favorevole alla radio sovranista Il noto paroliere, che dal 1992 ha fondato a Toscolano, in provincia di Terni, nelle campagne dell’Umbria, il Centro Europeo di Toscolano, ha lanciato un appello ai propri associati, chiamandoli ad appoggiare l’iniziativa del parlamentare leghista «che avrebbe un impatto positivo sul mercato radiofonico italiano generando maggiori introiti in diritti d’autore e in diritti connessi e contribuendo ad aumentare la quantità di musica prodotta in Italia. Come sapete – aggiunge Rapetti – promuovere la musica italiana significa infatti sostenere l’industria culturale del nostro Paese e quindi le tante persone che ci lavorano. Per questo motivo chiedo a tutti voi – è l’appello – di contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio. Qualsiasi vostra iniziativa sarà preziosa affinché si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale e in quanto tale va valorizzata e difesa».
I dati delle radio Mogol perora la sua tesi spiegando che «in base ai nostri dati medi di ripartizione dei diritti d’autore, relativi al periodo 2010-2017 su dieci stazioni radiofoniche, soltanto quattro rispetterebbero la soglia del 33 per cento della proposta di legge dell’onorevole Morelli». Nel dettaglio nei sette anni di riferimento Rtl 102.5 risulta aver trasmesso musica composta da autori italiani per il 38,8 per cento; Rds per il 27,6 per cento; Radio Italia il 95,4 per cento; Radio Deejay 15,5 per cento; Radio 105 del 32,4 per cento Rai Radio (sono aggregati i dati di Radiouno e Radiodue), 43,5 per cento; Radio Kiss Kiss 21,9 per cento; Virgin Radio 4,9 per cento italiani; Radio 101, 12,1 per cento.
Gazzé: «Non sono d’accordo» Sulla vicenda è intervenuto Max Gazzé sostenendo dicendo che la programmazione «penso debba essere una scelta artistica della radio. Capisco le ragioni e, magari andando anche contro i miei interessi, dico che la musica non deve avere queste forme di barriere – sottolinea il cantautore romano – In Italia c’è varietà in radio, ci sono quelle che trasmettono solo musica italiana oppure solo dance o rock. Immagina se in una di queste emittenti dopo due canzoni ne passa una di Max Gazzè. No, non sono d’accordo sulle imposizioni in questo senso. Deve esserci libertà di scelta».
