L'assemblea a Ponte San Giovanni

di Francesca Marruco

Almeno una cosa ormai è chiarita, e a farlo, dopo innumerevoli domande dei genitori a cui ha cercato di rispondere senza chiarire il «perché oggettivo» è stato l’assessore Dramane Wagué. La questione è quella scottante e, come ha dimostrato l’altissima partecipazione al CVA di Ponte San Giovanni giovedì sera, molto sentita tra la cittadinanza, delle mense delle scuole perugine. Dopo la tensione in commissione cultura dei giorni scorsi, in cui Wagué aveva abilmente dribblato le domande più insidiose, giovedì sera, messo all’angolo da circa 500 genitori che volevano capire perché il Comune continua a ignorare le loro istanze oggi con un motivo e domani con un altro, è stato costretto a dire che lui vuole togliere la gestione dell’acquisto delle derrate alimentari ai genitori perché ha bisogno di quei soldi, da investire nell’edilizia scolastica.

L’appello del comitato dei genitori

Cottura interna alle scuole Ha sgombrato il campo sulle voci di esternalizzazione completa delle mense, puntualizzando che «i punti di cottura e di scodellamento resteranno interni alle scuole» e «i dipendenti resteranno quelli che ci sono ora. Con il divieto dell’uso della plastica per far mangiare i bambini». E almeno questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quei tanti genitori che già temevano per i propri figli, pasti cotti chissà dove, trasportati in mezza Umbria in piatti di plastica, e poi serviti quando ormai sono praticamente freddi.

Qualità e grandi numeri? Ma questo non basta. La levata di scudi dei genitori non è stata minimamente scalfita da questa comunicazione parzialmente buona e il perché è presto detto e lo ha spiegato bene uno dei presidenti dei comitati mensa: «Quando voglio mangiare qualcosa di qualità non vado di certo da un grande rivenditore, ma un piccolo imprenditore che ha davvero la filiera corta e me la può garantire e se non è più in grado io lo cambio. Ecco è quello che facciamo per i nostri figli, senza contare quello che facciamo per i tantissimi piccoli fornitori che si vedrebbero privati di una importante entrata economica se davvero il Comune proseguisse su questa strada».

Servono soldi per l’edilizia Ma il Comune, o almeno l’assessore Wagué, di cambiare strada non ne vuole proprio sentir parlare, lo ha ripetuto tantissime volte:«Per me il modello da seguire è quello in cui i genitori non acquistano il cibo». «Perché»? Ci sono volute molte domande per farglielo dire, ma alla fine, ha ammesso che è solo e unicamente per una questione economica, e non per quelle paventate questioni giuridiche tirate fuori negli ultimi tavoli di confronto:«Il mio assessorato – ha detto – ha bisogno di soldi per l’edilizia scolastica, dunque o alziamo le rette, o i genitori non fanno più gli acquisti e utilizziamo quei soldi». Non pochi genitori hanno parlato di ricatto bello e buono e di tassazione indiretta e non è mancato chi gli ha rinfacciato di essersi presentati come «la nuova amministrazione che ascolta i cittadini, ma che invece i cittadini li ignora».

Inclusione virtuosa Tassazione indiretta perché attualmente funziona che i soldi rimanenti dal pagamento dei fornitori vengono reinvestiti nelle scuole, cioè ogni comitato li reinveste nella sua. Per finanziare i corsi integrativi, ( teatro, musica, attività motoria) per delle uscite per i più piccoli e per le piccole spese di tutti i giorni, come quelle del necessario per fare i lavoretti di Natale. E grazie a questo piccolo tesoretto, tutti i bambini vengono coinvolti in queste attività: anche quelli che appartengono a famiglie disagiate, che vengono aiutate con questi soldi. Un processo di inclusione virtuoso, che verrebbe sicuramente spazzato via nel momento in cui i genitori non avessero più la gestione e si trovassero a dover pagare ulteriori soldi per tutte quelle attività. A quel punto sarebbe la giungla del mondo reale applicata anche ai bambini di quattro anni: se i tuoi hanno i soldi pagano il corso di inglese, altrimenti, mentre alcuni bambini vanno, altri resteranno esclusi. Perché quei soldi, secondo quanto detto dall’assessore, verranno destinati all’edilizia scolastica.

Il contentino E la qualità del cibo? L’assessore Wagué vorrebbe che i genitori diventassero una sorta di «controllori della qualità» e gli ha proposto di partecipare all’estensione del capitolato con cui verrà data in appalto la gestione dell’acquisto delle derrate alimentari per 3.600 bambini. Ma i genitori ovviamente le insidie le vedono belle chiare: il testo reale del capitolato viene secretato, quindi cosa c’è scritto alla fine dentro si saprebbe solo a giochi fatti, senza contare che, come hanno detto in molti, «un colosso che acquista per 3.600 bambini mi ascolterà se gli faccio notare che le pere non vanno bene, come succede adesso?». Risposta ovvia.

Nessun dato oggettivo Al termine dell’incontro i genitori hanno anche provato a proporre all’assessore di ragionare insieme su come risparmiare, ovviamente partendo dai dati noti dei costi di ciascun pasto per ciascun bambino in ogni tipologia di mensa perugina ( quella esternalizzata di San Sisto, quelle miste e quelle completamente interne). Dati però che purtroppo, nonostante ripetute sollecitazioni, l’assessore non è stato in grado di fornire, continuando a trincerarsi dietro quello che alla fine sembrava il suo mantra: «per me il modello migliore è quello in cui i genitori non acquistano». Di dati oggettivi neanche l’ombra.

7000 elettori Giovedì sera a Ponte San Giovanni la palestra era gremita, c’erano oltre 500 genitori, in rappresentanza di molti altri. E il conto è presto fatto: due genitori per ognuno dei 3.600 bambini sono 7000 elettori. Elettori, che tramite i loro rappresentanti giovedì sera, non si sono dimenticati di sottolineare che alle prossime elezioni si ricorderanno dell’atteggiamento di questi amministratori. Sempre che il sindaco Romizi e la sua giunta scelgano di  non appoggiare «il modello preferito» dall’assessore Wagué – lui stesso ha sottolineato più volte che «alla fine non decide lui ma la giunta» – e  si decidano invece ad ascoltare finalmente i genitori, molti dei quali, suoi elettori.

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One reply on “Mense Perugia, Wagué: «No al cibo acquistato dai genitori, così posso finanziare l’edilizia scolastica»”

  1. Mi sembra un deja-vù. Anche a Corciano c’erano i comitati mensa che si preoccupavano dell’acquisto delle vivande, controllavano la cucina e riuscivano a far fare tante attività ai figli con i soldi avanzati, e anche a comprare i detersivi per pulire, a volte. Poi il Comune ha fatto l’Autorità per la gestione delle mense scolastiche. Morale della favola, i soldi non ci sono più!!!! Mi aspetto che anche a Perugia sarà così, i passaggi sono, prima, centralizziamo gli acquisti ‘per risparmiare’ ma le cucine restano nelle scuole; poi ci serviamo del catering perchè c’è garanzia della qualità, igiene, menù controllati e poi si riducono i costi perchè tenere a norma tutte le cucine e tutte le persone che ci lavorano, non ci si rientra (nessuno farà notare che il cibo viene in gran parte buttato).

    Alla fine comunque i soldi non ci saranno per fare niente, preparatevi!!!

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