di D.B.
Dopo l’appello ai parlamentari eletti in Umbria arrivato nel weekend dalla presidente Catiuscia Marini e la risposta del deputato Pd Gianpiero Bocci, arriva la convocazione a palazzo Donini. La presidente infatti ha chiamato tutti i parlamentari eletti in Umbria il 29 agosto nella sala giunta per un confronto sulla manovra messa a punto dal governo e che proprio nella giornata di martedì ha iniziato il suo percorso parlamentare. Riunione alla quale parteciperanno anche i presidenti delle Province umbre, quello dell’Anci Umbria Boccali e quello del Cal Umbria Di Girolano. L’incontro, si sottolinea nella lettera inviata ai parlamentari, «è volto ad approfondire le ricadute sulla finanza pubblica regionale locale e sugli assetti istituzionali della nostra regione anche al fine di condividere un possibile percorso di modifiche al decreto legge». Chiaro che a preoccupare di più sia la cancellazione della Provincia di Terni.
Guasticchi prende carta e penna Nell’attesa dell’incontro del 29, a prendere nuovamente carta e penna in difesa delle Province sono il presidente di quella di Perugia Marco Vinicio Guasticchi e il capogruppo Pd in Consiglio Rasimelli. In una lunga lettera aperta Guasticchi e Rasimelli si scagliano contro «la demagogia e la assurda crociata sui costi della politica» e lanciano alcune proposte che prendono spunto da un recente articolo del costituzionalista Valerio Onida pubblicato dal Corriere della Sera.
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Le sei proposte Sei, in particolare, le proposte di Guasticchi e Rasimelli: riforma delle autonomie locali che ridisegni le competenze, istituzione delle Città metropolitane, Province da 4-500 mila abitanti con Regioni che dovranno ridisegnare i territori, Molise per legge senza Province, non più di due Province per Umbria e Basilicata e necessità di continuare il confronto tra Regione e Province sulla riforma endoregionale avviata da palazzo Donini.
Orientamento chiaro Negli ultimi giorni insomma l’orientamento che emerge è chiaro: le istituzioni umbre chiedono ai parlamentari di modificare la manovra nell’ottica di far rispettare il dettato costituzionale che assegna alle Regioni compiti importanti in un eventuale riassetto dei territori, il famoso «riequilibrio» tanto chiesto da Terni. Con tutta probabilità infatti se la materia venisse trattata dalle Regioni la possibilità di un azzeramento delle Province sarebbe minimo, mentre si procederebbe ad un riequilibrio dei territori per salvare gli enti a rischio sparizione.
Lignani: occasione per una riforma costituente «Non sappiamo – commenta invece il consigliere regionale del Pdl Andrea Lignani Marchesani – come il decreto uscirà modificato dal Parlamento, ma fin da adesso è evidente che non sono i parlamentari umbri coloro che incideranno sul risultato finale (vista la scarsa consistenza numerica degli stessi e non certo per un giudizio negativo nei loro confronti). Sarà il Consiglio regionale il luogo in cui potrà in tutto o in parte trovare attuazione il processo di riforma che comunque questa manovra in qualche modo traccia». «E’ in ogni caso – conclude – una grande occasione di vera e propria riforma costituente per l’Umbria».

