Renata Polverini e Catiuscia Marini (Foto U24)

di Iv. Por.

Se non si cambia registro gli enti locali vanno a rotoli e, con loro, i servizi per i cittadini. Hanno protestato a Perugia sindaci, presidenti di Province e Regioni di centrodestra e centrosinistra per dire al governo che così non va. Oltre agli umbri, c’erano la governatrice del Lazio, Renata Polverini, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, quello di Bari, Michele Emiliano.

Morto in Afghanistan I rappresentanti degli enti locali riuniti a Perugia per protestare contro la manovra hanno osservato un minuto di silenzio in onore del militare morto in Afghanistan e degli altri due gravemente feriti. Alla notizia tutti si sono alzati in piedi e, al termine del raccoglimento, hanno applaudito.

Alemanno: no a proteste isteriche Per Alemanno quella di Perugia è «una protesta istituzionale che coinvolge tutti i sindaci, di centrodestra e di centrosinistra: qua non è un problema di polemica politica». Secondo Alemanno, «bisogna assolutamente evidenziare quelle che sono le necessità dei comuni a favore dei cittadini e quelle che sono le emergenze veramente gravi, quindi guai a fare polemica sterile, invece – ha concluso – molta determinazione nel denunciare quali sono i problemi degli enti locali e delle regioni». Sulla possibilità di proteste violente, il sindaco della Capitale si augura che ciò non avvenga. «Tutti gli esempi che abbiamo visto in giro per l’Europa – ha sottolineato – hanno dimostrato che queste proteste divengono un fattore di crisi, aumentano le difficoltà e le crisi di un paese: di tutto abbiamo bisogno meno che di una protesta isterica, abbiamo bisogno di mettere le carte sul tavolo, senza infingimenti, cercando anche di superare logiche faziose e di parte perché questo è un momento in cui bisogna ragionare sui fatti, sui contenuti e guardarsi in faccia – ha concluso – per tirare fuori l’Italia da questa situazione».

Alemanno: no a governi tecnici «Perché il governo dovrebbe dimettersi? Per fare che cosa: un governo tecnico, di larghe intese, su quali basi logiche? Noi abbiamo visto che quando si sono fatti i governi tecnici in italia si sono prodotti dei disastri ancora peggiori delle situazioni in cui si viveva». Lo ha detto Alemanno ai cronisti. «Io credo – ha detto Alemanno – che bisogna sollecitare questo governo, e io lo sto facendo dall’interno, a riprendere a governare in maniera molto chiara con un elenco di riforme necessarie e facendo in modo che queste riforme siano il pi§ possibile discusse con gli altri». Secondo Alemanno «il dibattito va concentrato sulle cose da fare, sulle necessità del paese, sulla vita dei cittadini, non sulle logiche di schieramento, perché si vota tra 19 mesi, perché non c’è una formula alternativa, perché – ha concluso – i salti nel buio non servono a niente».

Polverini: non paghino i soliti noti «Siamo qui per ribadire che possiamo dare insieme quelle risposte che l’Europa ci chiede e, al tempo stesso, evitare di penalizzare i soliti noti». E’ questa la sintesi, secondo la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, della giornata di mobilitazione degli enti locali. «Noi che rappresentiamo il territorio – ha detto Polverini – abbiamo chiaramente il dovere di difendere quelli che sono gli interessi dei cittadini che ci hanno votato, quindi oggi ancora una volta insieme ci mobilitiamo per sensibilizzare il governo». Oltre alla protesta sul trasporto pubblico locale, per cui Polverini sottolinea che «se, come qualcuno pensa, ci si chiede di alzare le tariffe ha capito male», la presidente aggiunge un secondo tema. «Oggi – ha detto – siamo qui per urlare un altro grido di dolore rispetto alle politiche sociali: in tre anni i trasferimenti sono diminuiti del 60%, se anche su questo capitolo il governo non interviene abbiamo problemi per gli asili nido, per gli anziani, per i disabili, per i servizi sociali in favore delle famiglie».

Errani: il paese rischia di fermarsi «Ieri il governo sul trasporto pubblico locale ha preso atto di un discorso che noi stiamo facendo, cioè che tagliare del 75 per cento dal 2011 al 2012 il tpl è una idea che ha come conseguenza che il paese si ferma: non che protestano i sindaci o i presidenti delle regioni, ma che il paese si ferma». Lo ha detto il presidente della Confrenza delle Regioni, Vasco Errani. «Credo – ha aggiunto – che ieri il governo ne abbia preso atto e noi dobbiamo discutere di questo, noi vogliamo che col governo ci siano le condizioni per misurare concretamente gli effetti e per correggere ciò che non sta in piedi». Errani ha sottolineato come «tutto cio che discutiamo è finalizzato a mettere risorse sui servizi per i cittadini e non su altre cose: non stiamo chiedendo risorse per i comuni e le regioni, stiamo chiedendo di fare la verifica per manterenere un servizio degno per i cittadini». Diversamente, secondo Errani, «il governo deve dirlo ai cittadini perché la questione sociale aperta oggi in Italia è di grandissimo spessore, nessuno può ignorarla parlando d’altro».

Marini: welfare per tornare a crescere Parla di disponibilità a collaborare col governo anche Catiuscia Marini. «Ricade su di noi la responsabilità del governo dei territori e delle nostre comunità locali e ogni giorno ci confrontiamo con il sempre crescente disagio sociale che investe i nostri cittadini – ha detto la presidente dell’Umbria-. Per questo ritengo che una delle cose più sbagliate, che occorrerebbe modificare, è il drastico taglio delle risorse per il welfare, per il nostro sistema sociale. Sono infatti convinta che una positiva politica di welfare è il presupposto per la crescita e lo sviluppo economico. Non vi può essere crescita se non vi è inclusione sociale». «Come sistema delle Regioni – ha affermato la presidente – abbiamo offerto al governo la nostra totale disponibilità a collaborare affinché si definiscano insieme misure concrete volte ad aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi, ma anche a mettere in campo azioni ed interventi per la crescita».

Guasticchi e Castiglione difendono le Province «Da Perugia vogliamo lanciare un’offensiva di verità per dare un forte contributo alla semplificazione del sistema istituzionale e rispetto alla questione dei costi della politica. Il taglio delle Province porterebbe ad una aggravio di costi e ad una grande confusione istituzionale, elementi che hanno consentito, anche secondo l’agenzia Moody’s, il declassamento del debito pubblico. Lo dimostra il dato certificato secondo cui il costo del personale delle Province in Umbria, in caso di soppressione, aumenterebbe del 30% e cioè di 13 milioni di euro». Sono le  parole del presidente dell’Upi regionale e presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi incontrando il presidente dell’Upi nazionale Giuseppe Castiglione. «La casta non abita nelle Province, la casta non siamo noi, sprechi e privilegi risiedono altrove – ha affermato Castiglione – Le Province sono un luogo dove non ci sono sprechi e dove si esercita la democrazia, non vittime designate. Non ci stiamo». «In merito al taglio delle Province che non porterà certo ad alcun risparmio di spesa ma solo ad un aggravio di costi – ha sottolineato Castiglione – è stato chiesto il parere della Conferenza Unificata sul decreto di legge costituzionale, approvato dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, parere che è slittato di 30 giorni».

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