Il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali (Foto F.Troccoli)

Fuochi incrociati e disaccordi trasversali contro la manovra del governo che vede «l’Umbria fortemente penalizzata», come dice la Cgil e come sostengono molti rappresentanti di organizzazioni e istituzioni, a poche ore dalla presentazione del testo. E’ un coro trasversale che va da alcune frange del centrodestra, fino al centro e alla sinistra radicale, nelle varie espressioni di partiti e organizzazioni. Scende in campo il sindaco di Perugia, ma non si tira indietro l’esponente dell’Udc Ronconi, mentre affonda il segretario regionale della Cgil. Colpisce all’uno e all’altro lato Ronconi quando bacchett i politici di casa nostra legati, a suo avviso, più «alle proprie sorti e alle proprie poltrone» che «all’interesse dei cittadini». Ma vediamo i dettagli.

Boccali boccia la manovra «La situazione del Paese è grave ma le soluzioni che il governo ha finalmente individuato, dopo aver  perso tempo per sottovalutazione della crisi (fino a pochi mesi fa addirittura negata) e per incertezza e divisioni, minacciano di ammazzare il malato, invece che cercare di guarirlo». Lo sostiene il sindaco di Perugia e presidente dell’Anci Umbria, Wladimiro Boccali.

Secondo Boccali «si massacrano ancora i bilanci degli enti locali e si negano servizi fondamentali soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, che peraltro sono colpite anche direttamente da una serie di misure socialmente insostenibili. Sono le fasce che andrebbero maggiormente tutelate, se davvero i criteri della manovra, oltre al rigore e alle misure per la crescita (queste ultime, a dir poco, timide) dovrebbe esserci anche l’equità».

«Gli italiani – sostiene Boccali – si rimboccherebbero le maniche e troverebbero, nella condivisa volontà di uscire da questa congiuntura, la forza e l’unità per dare il meglio, ma devono essere convinti che i sacrifici davvero toccano tutti e in misura pari alle forze di ciascuno, economicamente parlando. Invece, in un anno, ben tre manovre e tutte caratterizzate dai tagli ai bilanci di regioni e città, mentre sono marginali gli interventi per ridurre la spesa a livello centrale. Meno sociale, quindi, quasi nessun investimento, sforbiciate al trasporto pubblico, scuola e formazione, per non parlare di vita culturale e tutela del patrimonio artistico».

«Qualità della vita in picchiata – per Boccali – e senza nessuna interlocuzione e confronto, ma soltanto con provvedimenti presi a Roma da  un governo sempre più lontano dai bisogni reali delle persone. Chi ha il coraggio di parlare ancora di federalismo? Per tutto questo, e per ribadire con forza che la manovra è ingiusta e sbagliata, e che le istituzioni locali possono e devono essere il perno della ripresa, ci sarà a Perugia, il 23 settembre, una manifestazione nazionale dell’Anci per tutto il centro Italia. Un’altra per il Nord, si terrà il 14 a Venezia».

«Stiamo vivendo un momento durissimo, ma la macelleria sociale non è la risposta. Non si dica che ce lo chiede l’Europa. L’Europa ci chiede di rimettere ordine nei nostri conti. Come, con quali scelte, tocca alla politica, qui, e questa scelta politica – conclude Boccali – è devastante».

Ronconi: «I politici umbri preoccupati solo alle poltrone» «I politici, anche umbri, più preoccupati della sorte dei loro enti e molto meno di quella dei cittadini, loro rappresentano una casta non di politici bensì di egoisti che non sanno vedere oltre i propri interessi»: a sostenerlo è Maurizio Ronconi, Udc. Per l’esponente centrista «l’abolizione proposta della Provincia di Terni andrà valutata a mente fredda e con un preciso disegno di riordino istituzionale che riequilibri il territorio regionale». «Ma il senso vero della manovra – afferma Ronconi in un comunicato – è il colpo mortale che il tandem Berlusconi-Bossi hanno ai dipendenti pubblici e privati, al ceto medio, alle famiglie. Gli unici ‘prescrittì dalla manovra sono gli evasori».

Bravi: «Pronti alla mobilitazione» Parla di «manovra iniqua e inaccettabile, che invece di sostenere la crescita apre la strada alla recessione» il segretario regionale della Cgil Mario Bravi secondo il quale l’Umbria è «fortemente penalizzata». «La Cgil è pronta alla mobilitazione» annuncia. «Manovra iniqua – sostiene Bravi in una nota – perchè colpisce i soliti noti (lavoratori e pensionati). Inaccettabile perchè costituisce un attacco alla contrattazione ed ai diritti del mondo del lavoro. Non a caso sotto attacco ci sono festività civili dal forte valore simbolico come il 25 aprile ed il 1 maggio. Si attacca e si demolisce, con il taglio delle risorse ai comuni ed alle regioni, il welfare e tutti gli strumenti di coesione sociale che in una fase di crisi come questa andrebbero invece potenziati». Secondo Bravi «la manovra è un vero e proprio massacro sociale che colpisce i ceti deboli e lo stato sociale».

Attacco al lavoro pubblico «Viene attaccato in maniera inaccettabile – prosegue – il lavoro pubblico. Ed inoltre non è un caso che la proposta della Cgil nazionale di varare una patrimoniale è stata respinta. Ricordiamo che il governo di centro destra francese ha utilizzato questa leva di ridistribuzione della ricchezza che il governo Berlusconi ha respinto. Noi invece pensiamo che chi ha di più debba pagare di più ed inoltre la manovra non sostiene assolutamente la crescita economica ed industriale, che è l’unica leva su cui agire per uscire dalla crisi. Inoltre è evidente a tutti che la manovra penalizza fortemente l’Umbria, perchè non c’è nessun segnale che consenta di affrontare la grave crisi industriale che attraversa la nostra regione. Si attacca il sistema degli enti locali che rischia di ridurre il sistema dei servizi ai cittadini o in alternativa introdurre nuove tasse a livello locale. Inoltre siamo convinti che per quanto riguarda il riassetto del sistema endoregionale e la sua necessaria riforma occorre andare avanti sulla strada del confronto che la regione ha aperto con le parti sociali evitando colpi ad effetto, che sono del tutto sbagliati, come quelli previsti nella manovra, che porterebbero alla soppressione della provincia di Terni. Siamo convinti che anche sulla riforma istituzionale e sul contenimento dei costi della politica il governo ha intrapreso la strada sbagliata». «Per tutti questi motivi – annuncia Bravi -, la Cgil anche in Umbria contrasterà questa manovra. Questa manovra può e deve essere cambiata nel confronto parlamentare e con le forze sociali del Paese. Nei prossimi giorni la Cgil programmerà una intensa fase di mobilitazione per modificare l’impostazione e per costruire una diversa politica economica in grado di guardare al futuro con un orizzonte diverso. Auspichiamo che su questo approccio alternativo alla linea del Governo – conclude Bravi – ci sia un ampia convergenza delle forze sociali e politiche del Paese e della nostra regione»