di Ivano Porfiri e Chiara Fabrizi
La prima regione per estensione territoriale con oltre 40 mila chilometri quadrati (la Sicilia non arriva a 26, il Piemonte è poco sopra i 25), seconda per numero di abitanti con oltre 6,1 milioni, dietro solo alla Lombardia. Il terzo Pil con circa 150 milioni di euro di produzione, dietro sempre alla Lombardia e al Lazio. Di questo si parla quando si tracciano i confini della macroregione Umbria-Toscana-Marche, progetto di cui hanno iniziato a parlare i tre presidenti di Regione, che si sono visti sabato scorso a Perugia. Un colosso da 607 comuni e 17 province (da ridurre i primi e da azzerare le seconde, stando ai promotori dell’aggregazione) legato da tratti e problematiche simili, ma anche da forti campanilismi. Catiuscia Marini, Enrico Rossi e Luca Ceriscioli hanno già detto di non voler calare niente dall’alto, bensì di avviare una discussione in seno alla società civile. Umbria24 ha voluto iniziare a sentire cosa ne pensano i sindaci di alcune delle città principali dell’Umbria.
De Rebotti: «Giudizio sospeso» «In linea teorica e generale condivido il processo – afferma il presidente Anci Umbria, Francesco De Rebotti – ma non conosco i contenuti del patto e al momento non siamo stati ancora coinvolti al processo a cui lavorano i tre presidenti, occorrerebbe capire quali servizi sono al centro del ragionamento, se parliamo idrico o di gestione dei rifiuti. Va benissimo la buona volontà dei tre presidenti, ma ritengo che trovandoci di fronte a una riforma costituzionale, il processo dovrebbe iniziare in Parlamento con proposte serie rispettose dei territori, tracciando un perimetro normativo chiaro, dopodiché si parlerà di contenuti su cui sospendiamo giudizio in attesa di conoscerli».
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Mismetti: «Inevitabile aprirsi» Il sindaco di Foligno e presidente della Provincia di Perugia Nando Mismetti giudica positivo il processo di macroregione. «Chiaro – sottolinea – che non è un percorso da definire in una stanza come mi sembra siano ben consapevoli i tre presidenti, ma è altrettanto evidente che dobbiamo iniziare a considerare l’aggregazione territoriale su progetti, programmi e servizi come il presente e il futuro delle nostre realtà. Anche per questo manifesto un apprezzamento importante sotto il profilo dell’intenzione politica verso un percorso di costruzione di un’area competitiva a livello europeo. D’altronde – prosegue – non abbiamo alternative se non quella di aprirci ad altri territori ed è evidente che Marche e Toscana sono le regioni con cui iniziare il confronto. Nel merito – ragiona Mismetti – queste tre regioni possono iniziare a discutere degli obiettivi strategici per i fondi europei, provando a stabilire fin da ora un quadro di riferimento coerente con le attività di ogni regione e quindi definendo un progetto strategico. In questo senso, ritengo che le valutazioni sugli equilibri territoriali non possano oscurare la necessità di un processo che muove da prospettive generali di sviluppo, senza mortificare nessuna zona, offrendo a tutti opportunità di crescita attraverso la valorizzazione delle aree vaste della macroregione che, lo ricordo, nel nostro caso avrebbe una sola città metropolitana, ossia Firenze».
Di Girolamo: «Coinvolgere Alto Lazio» Vista da Terni, invece, l’operazione provoca più distinguo. Per il sindaco e presidente della Provincia, Leopoldo Di Girolamo «è un inizio di discussione con zone limitrofe che hanno caratteristiche simili alle nostre, ma dobbiamo ragionare con un orizzonte meno incardinato, capace di andare oltre i confini amministrativi attuali delle regioni e quindi coinvolgendo territori provinciali come l’alto Lazio o parte dell’Abruzzo sia perché omogeneo rispetto ai territori dell’Italia centrale, sia perché i Comuni della provincia di Terni hanno fatto percorsi con queste zone, penso all’associazione Civiter che comprende Civitavecchia, Viterbo e Rieti. E in questo senso – prosegue – c’è tutto il fronte infrastrutturale, penso al raddoppio Falconara-Orte, su cui occorrerebbe programmare assetto e logistica, ma l’integrazione dei servizi può anche essere avviata per lo sviluppo turistico, basti pensare ai due milioni di croceristi di Civitavecchia che potrebbero facilmente raggiungere Umbria e Toscana. Insomma ci sono terreni molto promettenti su cui lavorare».
Germani: «Scenario migliore» «Se questo processo di macroregioni va avanti a livello generale – secondo il sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani – mi sembra che questo scenario sia la soluzione migliore per l’Umbria che diventerebbe baricentrica tra Marche e Toscana, almeno per nostro territorio, ha solo riflessi positivi. Peraltro noi abbiamo già siglato il Patto 2000 coi comuni della bassa Toscana. È chiaro che dobbiamo capire modalità e qui è difficile spingermi oltre. Per sperimentare l’integrazione si può iniziare da turismo, sviluppo economia intorno a beni culturali, ma anche la protezione civile e quella ambientale sono tutti temi su cui si possono compiere i primi passi. Serve poi partecipazione e coinvolgimento a livello di Anci, almeno per i comuni maggiori delle regioni, perché questo – dice – è un processo che va fatto col coinvolgimento delle amministrazioni, ma pure dei cittadini che devono essere convinti che la macroregione rappresenti un bene, diversamente si rischia di non arrivare alla soluzione dei problemi, come dimostrano esperienze di fusioni molto più piccole».
Cardarelli: «Diventeremmo periferia della periferia» Secondo Fabrizio Cardarelli, sindaco di Spoleto, ci vuole «grande cautela, ma personalmente – dice – sono fortemente scettico rispetto all’assetto territoriale definito che vedrebbe la nostra zona diventare la periferia della periferia. Ritengo, invece, che sarebbe più idoneo andare verso una macroregione con Umbria, Marche, bassa Toscana e alto Lazio, capace di abbattere le pesanti distanze e differenziazioni territoriali che intercorrono, solo per fare un esempio, tra la Valle Umbra Sud e Lucca o Livorno, con le quali non abbiamo alcun tipo di affinità. Si parla di integrazioni di servizi, ma i presupposti non mi sembrano così positivi come dimostra la localizzazione della stazione dell’alta velocità localizzata».
Bacchetta: «Macroregione positiva» Per il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, «la materia è sicuramente complessa, trovo comunque positivo il fatto di affrontare il problema prima che le decisioni arrivino dall’alto e vengano poi imposte. E’ giusto il confronto, l’ascolto di tutte le idee, la creazione di un dibattito che andrà poi approfondito. Per l’Alta Valla del Tevere la macroregione sarebbe sicuramente positiva visto che storicamente, culturalmente ed economicamente abbiamo un rapporto privilegiato con il territorio toscano e marchigiano, essendo confinanti con la provincia di Pesaro Urbino ed Arezzo. Sarà importante soprattutto il confronto a livello infrastrutturale, penso ad un’opera come la E78».
(Ha collaborato Barbara Maccari)
