di Daniele Bovi
Non solo la prima donna alla guida di quel che rimane del più grande partito della sinistra italiana, ma anche la prima dalla nascita del Pd a essere eletta ribaltando il risultato dei circoli. Di vero e proprio ribaltone infatti bisogna parlare per la vittoria di Elly Schlein, centrata anche in Umbria contro ogni pronostico. Poco meno di 600 i voti di scarto: Schlein ne ottiene 8.824 contro gli 8.273 di Stefano Bonaccini; in termini percentuali 51,6 contro 48,4.
La partecipazione In tutto quindi negli oltre 150 gazebo allestiti dal Pd umbro sono andate 17.200 persone (17.098 i voti validi), il risultato peggiore per quanto riguarda la partecipazione dal 2007 a oggi. In linea con quanto accaduto a livello nazionale, dalla nascita del Pd in ogni occasione gli elettori ai gazebo sono stati sempre meno: nel 2007 furono 77.329, nel 2009 75.704, nel 2013 71 mila, nel 2017 40.568 e nel 2019 30.607.
I territori Così come accaduto anche a livello nazionale, Schlein costruisce un bel pezzo della vittoria nei grandi centri: a Perugia ottiene il 60 per cento, a Terni il 64,5 (in termini assoluti quasi il doppio dei voti), a Foligno il 60, a Bastia idem e ad Assisi supera il 50. Le uniche eccezioni, sempre rimanendo tra i Comuni più grandi, sono Città di Castello, dove Bonaccini conquista il 70 per cento, Spoleto (66 per cento), Corciano (53,6 per cento) e Gubbio (56 per cento). Complessivamente un voto a doppia faccia se si guarda al dato aggregato delle province: Bonaccini vince di pochissimo in quella di Perugia (51 per cento, poco più di 250 voti) mentre Schlein sfiora il 60 in quella di Terni (più di 800 voti di scarto).
Il 2012 Domenica sera tra i cronisti che per lungo tempo si sono occupati di Pd e primarie, con l’arrivo dei primi risultati la sensazione netta era quella di assistere a una sorta di replay di quanto accaduto nel 2012, quando il rottamatore Renzi in Umbria ottenne il 44 per cento, due punti in più di Pierluigi Bersani. Benché siano passati più di dieci anni e la composizione dell’elettorato che è andato ai gazebo sia tutta ancora da analizzare, anche in questo caso dietro il risultato si può leggere una richiesta di cambiamento, ma non solo. Schlein ha avuto il merito e la capacità di accendere una scintilla e di suscitare, almeno in un pezzo di elettorato, un po’ di entusiasmo; cosa che non è riuscita a Bonaccini. Chissà che non abbiano ragione quelli che sostengono che Schlein sia la figura adatta per un Pd d’opposizione.
Umbria ed eletti A uscirne con le ossa rotte è un bel pezzo della dirigenza dem umbra che ha deciso di appoggiare Bonaccini, benché non manchino di sicuro anche nell’altro campo (vedi l’area franceschiniana) pezzi di establishment e navigatori dei sette mari della politica. Col ribaltone di domenica vengono smentiti anche i pronostici per quanto riguarda gli eletti all’assemblea nazionale (nove i posti riservati all’Umbria): Schlein elegge i primi cinque della lista (Sarah Bistocchi, il ternano Luca Serantoni, la lacustre Mariella Spadoni, il tuderte Andrea Vannini e la ternana Francesca Malafoglia), mentre per Bonaccini l’altotiberino Michele Bettarelli, la perugina Elena Ranfa, il ternano Francesco Filipponi e l’assisana Claudia Ciombolini.
