di D.B.
Al secondo tentativo e dopo settimane di discussione, tensioni, emendamenti prima presentati e poi ritirati, martedì il consiglio regionale ha dato il via libera al cosiddetto ‘Lodo Orlandi’, o meglio le «Ulteriori modificazioni ed integrazioni della legge regionale 2/2005», le norme con al centro l’«Azione amministrativa regionale e struttura organizzativa e dirigenza della presidenza e della Giunta regionale». In particolare il lodo, anche se ai protagonisti non piace che venga chiamato così, dovrebbe permettere – stando a quando filtrato nel corso dei mesi dal Palazzo – il passaggio di Walter Orlandi dalla Direzione regionale sanità alla direzione generale della giunta; una nuova figura, presente peraltro in molte altre regioni, che è alla base dell’accordo grazie al quale l’assessore Luca Barberini è rientrato in giunta regionale dopo la ‘crisi dei direttori’. Una vicenda sotto la quale si consuma lo scontro tra correnti del Partito democratico umbro, in particolare tra chi è vicino alla presidente Marini e il gruppo di Gianpiero Bocci.
Il voto Undici i sì (Pd, ma senza Carla Casciari, e Psi) e sette i no (Solinas di Mdp, poi i consiglieri di FI, Rp, Lega, FdI), mentre i pentastellati Liberati e Carbonari hanno deciso di abbandonare l’aula. Tutti bocciati, come preventivabile alla vigilia, gli emendamenti messi sul tavolo da Raffaele Nevi che miravano a mettere in discussione l’impianto e gli obiettivi stessi della legge, mentre dopo una mediazione in casa Pd dei quattro presentati dal bocciano Andrea Smacchi ne rimangono in piedi due, entrambi approvati, ovvero quelli che puntano a dare tempistiche certe, e più brevi, all’entrata in vigore della legge (4 mesi) e del relativo regolamento (4 mesi); addio a quello che inquadrava meglio i compiti del nuovo dg, di fatto subordinandolo alla macchina amministrativa, e a un altro che prevedeva che i direttori vengano nominati non solo «sentita» la giunta, bensì «su proposta» dell’esecutivo, così da dare più voce in capitolo ai membri della giunta. La presidente Catiuscia Marini nel suo intervento ha definito «normale che una legge approvata nel 2005 possa avere necessità di essere aggiornata, anche alla luce della riforma Madia. Ed è legittimo assumere una innovazione che mira alla realizzazione di una macchina organizzativa più efficiente».
Parla la presidente Secondo la presidente «è stato fatto un lavoro serio e rigoroso, riducendo la spesa e non lasciando a spasso il personale precario delle agenzie. Spero che i singoli individui che hanno subito il killeraggio di questi giorni si tuteleranno in sede legale. Vedremo se la legge reggerà la prova di costituzionalità, che viene verificata anche in modo eccessivo. Sono perplessa per certi atteggiamenti di parte della maggioranza, a cui è richiesto senso di responsabilità e serietà, sempre. Accetto anche questa volta la sfida sulla trasparenza e la correttezza: ci sarà una procedura di evidenza pubblica». La figura del nuovo dg dunque si giustifica con il fatto che la Regione torna ad essere anche un ente di gestione e organizzazione dei servizi. Sono tornati in capo alla Regione competenze, personale e responsabilità che sfidano la struttura organizzativa in maniera concreta e richiedono modalità di azione diverse dal passato. Una parte dell’opposizione, con qualcuno della maggioranza, pensa di fare propaganda politica. Noi invece in questi anni abbiamo svolto un lavoro di riduzione costante della spesa attraverso una incisiva riorganizzazione dell’ente che ha riguardato il personale, la dirigenza e le strutture».
Le opposizioni Quanto ai paventati, da parte delle opposizioni, aumenti di spesa, l’assessore Antonio Bartolini ha sottolineato che «è inutile appellarsi alla Corte dei Conti, dato che non ci saranno visto che due pensionamenti ci forniranno le risorse per coprire l’intera riorganizzazione, che anzi vedrà un risparmio: questo è l’impegno che ho preso con i sindacati e con l’Assemblea legislativa». Né Marini né Bartolini hanno però convinto i consiglieri di opposizione, anzi: «L’Assemblea legislativa – dice Nevi – non meritava un atto del genere, che sembra una barzelletta oltre ad essere un vero pasticcio senza risolvere il problema politico, dato che probabilmente Orlandi non parteciperà al bando e resterà alla sanità. Questa buffonata è stata messa in scena per tenere insieme il Pd: tutti saranno soddisfatti e per circa un anno non se ne riparlerà più. Sempre che Orlandi non presenti la domanda altrimenti ci sarà una nuova crisi». «Sconcerto enorme» lo esprime Marco Squarta che parla di «pagina nerissima» di questa istituzione: «L’intento di questa legge è stato completamente smascherato, rimettere a posto i cocci della maggioranza».
Ancora critiche Bombardamento a tappeto anche da parte della Lega mentre secondo Claudio Ricci Il richiamo dell’assessore al quadro giuridico appare esorbitante. I direttori regionali esistono già e svolgono la loro funzione in segmenti separati e tematici. Un ulteriore direttore generale sarà soltanto un filtro che produrrà maggiore inefficacia e inefficienza rispetto alle azioni gestionali. Questa scelta poteva avere senso soltanto se prima ci fosse stata una riorganizzazione operativa o un piano di razionalizzazione della spesa. Si tratta di una norma inopportuna, soprattutto in questo tempo». «Stiamo discutendo – gli fa eco Sergio De Vincenzi – qualcosa di molto lontano dalla vita delle persone e dalle famiglie che attendono ben altre risposte».
Twitter @DanieleBovi
