Il capogruppo pd Locchi con la presidente Marini (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Il tono garbato non basta a nascondere la brutalità del messaggio con cui Renato Locchi, capogruppo pd a palazzo Cesaroni, rimette al proprio posto il suo ex assessore all’epoca di palazzo dei Priori. Quel Marco Vinicio Guasticchi, oggi presidente della Provincia di Perugia, che nel corso di una conferenza stampa ha ribadito che si farà promotore di un’iniziativa legislativa per chiedere al consiglio regionale di abolire il famigerato listino. Tu pensa a scuole, strade e formazione – risponde in sostanza Locchi – che al resto pensiamo noi. Listino incluso che, spiega l’ex sindaco, verrà cancellato entro il 2015, data in cui si rinnoverà il consiglio regionale e la presidenza della Regione.

Facciamo da soli «La volontà del presidente della Provincia di Perugia di contribuire al processo legislativo del consiglio regionale – scrive Locchi – è positiva. Sul richiamo all’abolizione del “listino” elettorale non appaiono però necessarie particolari sollecitazioni provenienti dall’esterno». L’abolizione del listino, il «calcinculo» che porta dritti a palazzo Cesaroni senza passare dal via, non è la sola modifica che Locchi ha in mente: «Sarà nostra premura – dice –  introdurre anche norme relative alla cosiddetta democrazia paritaria, in base alla quale nelle liste regionali vi dovrà essere un numero eguale di uomini e donne. Si tratta di temi che verranno affrontati in tempo per la scadenza elettorale dalla commissione Statuto presieduta dal consigliere Andrea Smacchi». Ognuno però deve pensare alle proprie competenze e così l’ex sindaco ammonisce che fare tutti la propria parte è necessario «per  per evitare il malvezzo italiano che ha imperato negli ultimi anni – conclude -, per cui in troppe occasioni molti sono stati portati ad occuparsi di questioni altrui piuttosto che concentrarsi sulle proprie funzioni». «La sostanza – conclude – deve prevalere sull’apparenza».

Dottorini esulta Alle parole di Locchi il dipietrista Oliviero Dottorini reagisce con giubilo, definendo «una buona notizia» l’annuncio di Renato Locchi e ricordando come solo l’Idv, due anni fa, «pur senza l’autorevole appoggio della Provincia di Perugia ebbe la forza e la lungimiranza di votare contro il “Porcellum” umbro. Quell’autentico furto di democrazia deve pertanto essere cancellato per ridare il diritto di scelta ai cittadini. Non è più sostenibile – conclude Dottorini – un meccanismo che consente di scegliere un quinto dei consiglieri regionali sulla base delle sole indicazioni degli apparati di partito e a prescindere dal volere degli elettori».

La stortura La legge elettorale umbra infatti, giova ricordarlo, non è vecchia di trent’anni ma solo di due. Nel 2009 il listino veniva definito, nella prima bozza di riforma targata Pd, «una stortura da correggere al più presto». Spinta fuori dal portone di palazzo Cesaroni con la prima bozza però, «la stortura» rientrò a pieno titolo dalla finestra del palazzo insieme alla slitta di Babbo Natale. Nel dicembre 2009 infatti, dopo contorcimenti a non finire, abbandoni delle sedute di commissioni, niet da più parti e sparate per alzare la posta, centrodestra e centrosinistra, Idv escluso, trovarono un accordo e tre mesi prima delle regionali di marzo votarono la nuova legge elettorale con annessa «stortura» contro la quale, oggi, si torna a tuonare. L’occasione per cancellarla quindi c’è stata appena due anni fa, quando ancora l’opinione pubblica non era così inferocita con la politica come oggi.

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