Conferenza stampa del Nuovo centrodestra

di Iv. Por.

Doppio turno con soglia fissata al 40%, voto disgiunto, preferenza unica, doppio collegio regionale. A farsi avanti con una sua proposta di legge elettorale, dopo quella del Pd, è Umbria popolare–Ncd. Depositata mercoledì dal capogruppo Massimo Mantovani, inizierà l’iter in commissione Riforme, che prosegue intanto l’esame di quella dei democratici. Prossima riunione fissata per mercoledì 20 novembre.

Dubbi su costituzionalità Per quanto riguarda l’approfondimento tecnico-normativo della proposta di legge Pd, il dirigente del Servizio legislativo, Iuri Rosi, ha illustrato in una approfondita nota alcuni aspetti del testo in ordine alle spese elettorali, all’autenticazione delle firme per la presentazione delle liste, alla modulazione del premio di maggioranza e alle osservazioni sulla legittimità costituzionale della proposta di legge. E soprattutto su questa ultima questione da parte dei consiglieri Monacelli (Udc) e Buconi (Psi) è stata avanzata (e accolta) la proposta di richiedere ulteriori valutazioni da parte di esperti costituzionalisti.

Altre proposte Da parte di alcuni commissari (Stufara-Prc-Fds, Brutti-Idv, Goracci-Comunista umbro) è stato richiesto di non porre un termine ultimo alla possibilità di presentazione di ulteriori proposte; tutti i commissari hanno concordato sulla necessità di approvare il testo in Aula prima della pausa natalizia, e il presidente Smacchi ha sottolineato la necessità di «accorciare i tempi, al massimo entro i primi giorni di dicembre per dare la possibilità a tutti i partiti e movimenti di prepararsi adeguatamente all’appuntamento elettorale, soprattutto se sarà mantenuta la data di fine marzo».

Mantovani: «Proposta condivisa» Tornando alla proposta Ncd, Mantovani in conferenza stampa ha evidenziato che tutte le altre forze del centrodestra esprimono sul documento, «condivisione sostanziale, seppure con alcuni distinguo». Totale  accordo – ha detto il capogruppo Up-Ncd – sulla previsione del «doppio turno che rappresenta un passaggio fondamentale per questa tipologia di elezioni di carattere presidenziale». Mantovani ha quindi puntato il dito sulla proposta di legge elettorale espressa dal Partito democratico, che prevede, tra l’altro, il premio di maggioranza a partire dal raggiungimento del 40 per cento al primo turno, definendola a «forte rischio di incostituzionalità, visto che la stessa Consulta si è già espressa in modo chiaro in merito ad analoga situazione a livello nazionale». Mantovani, dopo aver spiegato che le eventuali ‘Primarie’ per la scelta dei candidati Presidenti verrebbero di fatto superate con la previsione del doppio turno, ha auspicato che la Regione possa dotarsi di «una buona legge che consenta rappresentatività territoriale e politica e per questo – ha spiegato – è indispensabile prevedere il doppio turno e il voto disgiunto».

Monni: «Allargare la discussione» Il consigliere Massimo Monni, dopo aver ringraziato Mantovani per «l’importante lavoro svolto nella predisposizione della proposta», ha rimarcato i diversi punti in comune con gli altri gruppi dell’opposizione consiliare, assicurando la disponibilità del suo gruppo ad allargare la discussione a tutte le altre forze politiche per raggiungere una sintesi che possa trovare in Aula l’unanimità dei consensi. Monni ha quindi palesato un’apertura sull’eventuale voto di genere, ma con «tre preferenze di cui una di genere» e sulla questione del collegio unico regionale.

Proposta Ncd Questi i contenuti della proposta di legge del gruppo Umbria popolare-Ncd, illustrata dal presidente Massimo Mantovani. Si conferma l’ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE della Regione con DOPPIO TURNO che scatta se al primo non si supera il 40 per cento dei consensi. Si prevedono DUE CIRCOSCRIZIONI ELETTORALI che coincidono con il territorio delle attuali Usl, “per garantire ampia rappresentanza territoriale e impedire disgregazioni”. Consentito il VOTO DISGIUNTO, “per rispettare appieno la libertà di voto dell’elettore”; la PREFERENZA è UNICA, “per evitare che dei ticket uomo-donna di zone ‘forti’ possano impedire un’equilibrata rappresentanza di tutti i territori”. Per quanto riguarda i CANDIDATI ALLA PRESIDENZA NON ELETTI viene prevista l’elezione a consigliere regionale al candidato che ha conseguito un numero di voti immediatamente inferiore al candidato eletto, tutti gli altri sono eletti se collegati a liste o coalizioni che abbiano conseguito almeno un seggio. IL PREMIO DI MAGGIORANZA alla coalizione o lista collegate al candidato presidente sarà così articolato: 13 seggi oltre il 60 per cento, 7 per tutte le altre liste o coalizioni; 12 seggi tra 45 e 60 per cento, 8 per tutte altre liste o coalizioni; 11 seggi oltre il 40 e fino al 45 per cento, 9 per tutte altre liste o coalizioni. Questo consente una NORMA DI GARANZIA PER LE MINORANZE con almeno 7 seggi su 20. Per ciò che attiene le SOGLIE DI SBARRAMENTO sono ammesse all’assegnazione dei seggi solo liste che hanno voti pari o superiori al 3 per cento del totale dei voti validi, a meno che non siano collegate ad un candidato presidente che abbia ottenuto almeno il 5 per cento dei voti validi. La RIPARTIZIONE DEI SEGGI: i seggi sono attribuiti a livello circoscrizionale con il metodo HAGENBACH-BISCHOFF sulla base dei voti ottenuti dalle singole liste; eventuali resti vengono assegnati in ambito circoscrizionale sulla base dei maggiori residui. La PARITÀ DI ACCESSO TRA DONNE E UOMINI è garantita al momento della formazione delle LISTE: ciascun genere deve essere rappresentato per ALMENO il 40 per cento. Per quanto riguarda la RACCOLTA DELLE FIRME vengono ESONERATI i partiti e i movimenti PRESENTI IN CONSIGLIO REGIONALE al momento della convocazione dei comizi elettorali, o quelli COSTITUITI IN GRUPPO PARLAMENTARE anche in una sola delle due camere, o partiti, movimenti e gruppi politici presenti in Consiglio regionale al momento della convocazione dei comizi che abbiano effettuato le dichiarazioni di COLLEGAMENTO con almeno UN PARTITO COSTITUITO IN GRUPPO PARLAMENTARE IN ENTRAMBE LE CAMERE all’inizio della legislatura in corso, al momento della convocazione dei comizi elettorali; si indica in un minimo di 500 e un massimo di 750 il NUMERO DELLE FIRME da raccogliere. Mantovani ha spiegato infine che il tema della scelta tra elezioni a doppio turno o a turno unico è strettamente legato alla valutazione “dell’opportunità di far precedere la consultazione elettorale da una selezione dei candidati presidente con il metodo delle cosiddette ‘PRIMARIE’”.

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